Intervista all'autore

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Buongiorno Babbers,

la vostra ChiccaCom è tornata! Ho deciso di intervistare una piccola stella nascente, una scrittrice che ha fatto appassionare molti alla sua storia. Vorrei ben dire, con un deejay così... esatto avete capito bene, oggi è il turno di Agatha Brioches, detta Vanessa Sorbero, autrice di In ogni stella nascosta.

1. Ciao Vanessa o come sono soliti chiamarti, Briochina. Raccontaci, da dove vengono questi tuoi pseudonomi? Per la cronaca sono davvero stupendi.

Ciao Chicca! Innanzitutto grazie per avermi accolta qui, sono onorata di poter essere intervistata da voi Babbers!

Dunque, come qualcuno di voi sa, Vanessa Sobrero non è il mio vero nome bensì uno pseudonimo o, come preferisco definirlo io, il nome di una delle mie molteplici personalità. Vanessa rappresenta quello che vorrei essere: una donna sicura e determinata, ambiziosa e allegra; mentre Sobrero non è altro che il cognome della mia nonna paterna.

Per quanto riguarda il nome Briochina, mi è stato dato dalle mie lettrici in base al mio nickname di Wattpad: agathabrioches. Questo nome è stato ispirato dal titolo di una delle mie canzoni preferite dell'Officina della Camomilla: Agata Brioches, a cui ho dovuto aggiungere un 'h' perché il titolo esatto era già stato preso. Al momento dell'iscrizione è stata la prima cosa che mi è venuta in mente, ero (e sono ancora) in un periodo ossessivo camomilliano e ascoltavo le canzoni di questa band a ripetizione.

2. Molto interessante, quindi hai una parte briochiosa e una determinata, direi un ottimo mix. Come è nata l'idea di scrivere la tua storia? Ti sei ispirata a qualcosa o qualcuno?

La nascita della mia storia ha un luogo e un momento ben preciso: il concerto dei 1975 dello scorso anno. In quell'occasione incontrai una mia vecchia amica che mi raccontò le sue disavventure amorose con quest'uomo impettito e affascinante, che la sedusse intellettualmente per poi lasciarla a bocca asciutta e sparire nel nulla. Ispirata dal suo racconto, le promisi di scrivere una mia versione della storia, dove i protagonisti, però, avrebbero avuto un gran bel lieto fine, e così è stato e la mia amica ne è rimasta entusiasta.

Inoltre, in quel momento ero preda di un'altra ossessione: la musica anni '50 e un particolare tipo di serata molto famosa qui a Milano, il Twist and Shout! Home of 50s and 60s. Il Rockabilly Fest è di fatto ispirato a questo genere di serata, che vuole esaltare tutti gli aspetti della cultura di quell'epoca, e nella storia ho voluto rievocare l'atmosfera vintage che tanto mi affascina.

3. Quindi la tua città è il fulcro del tuo libro. È per questo che hai deciso di ambientare la storia proprio a Milano?

Ho deciso di ambientarla a Milano perché questa è la mia città e volevo renderle onore. Troppo spesso viene vista come una fredda e grigia metropoli, ma nessuno si sporge a guardare il suo cuore luminoso, la sua architettura liberty e sbarazzina, la magia retrò delle sue strade, i colori accesi dei tram. Milano è meravigliosa e volevo che chiunque leggesse la mia storia potesse vederne la bellezza con i miei occhi.

4. Adesso una domanda un po' "difficoltosa"... perché scrivi? Cosa ti ha spinto a iniziare a scrivere?

Perché scrivo... Scrivo da quando andavo alle elementari e mi regalarono il mio primo diario. Ho sempre scritto per il bisogno di dire cose che, per timore o per orgoglio, ho sempre voluto tacere; per sfogarmi, per mettere in ordine i miei pensieri e slegare il groviglio di parole che avevo in testa. Ho iniziato scrivendo poesie, che è la forma più primordiale di scrittura, quella a cui ci si avvicina timidamente ma con facilità estrema, l'arte che ci mette a nudo, spogliandoci fino al midollo e tirandoci fuori tutto.

Durante le scuole superiori mi sono invece avvicinata alla narrativa, avevo bisogno di scrivere per sfuggire alla realtà, avevo bisogno di descrivere un mondo in cui stare bene e, forse, è così anche adesso.

Scrivo di quello che non ho: l'amore. Scrivo perché ne ho bisogno, perché mi fa stare bene.

5. Altra domanda fatidica, alla quale è sempre difficile rispondere. C'è un personaggio in particolare al quale sei più legata? Perché?

Se devo essere sincera, sono legata ad ogni mio personaggio. In ognuno di loro c'è una parte di me o una parte di una persona a me cara. Cecilia è una versione migliorata di me, più determinata sebbene goffa e timida; Letizia rappresenta la mia follia e quello che vorrei essere, ed è ispirata a una delle mie migliori amiche; Isabella è ispirata a un'altra delle mie migliori amiche, quella saggia, quella zen, quella moderatamente folle. Alex e Ale... Beh, sono ispirate a persone che stimo molto e che non sanno nemmeno che io esista.

6. È davvero molto bello che tu abbia voluto inserire nel tuo libro persone importanti per la tua vita e che esisto davvero nella tua realtà. E per questo ti chiedo: che cosa significa per te questo libro?

Questo libro rappresenta tutto l'amore che mi è stato negato e che ho sempre sognato. Questo libro è una sfida, un successo. Sono una persona scostante che non ha mai creduto in se stessa e riuscire a portare a compimento un progetto come questo è stato per me qualcosa di meraviglioso: la prova che con impegno e dedizione potevo ottenere quello che desideravo, la prova che nella vita bisogna andare fino in fondo, anche se sembra inutile.

7. Scrivere è davvero una grande soddisfazione. Un traguardo personale. Per questo motivo, ti piacerebbe vedere il tuo libro fisicamente? Con una copertina, le pagine da sfogliare e poterne sentire il profumo?

Il mio libro esiste in carne e ossa – o, meglio, carta e inchiostro – nella sua prima versione non revisionata. Un anno fa, appena terminato lo feci stampare su una piattaforma di print on sale, cioè un sito che ti stampa e rilega tutto quello che vuoi, anche le poesie di tua nonna dislessica. L'ho stampato per mia mamma e per me, per ricordarmi che con l'impegno posso riuscire in tutto.

Averlo lì tra le mani è stata un'emozione indescrivibile, un po' come io immagino sia tenere un figlio tra le braccia, il frutto del tuo lavoro che prende vita, che diventa reale. "Sembra un libro vero" continuavo a ripetere, incredula, e ricordo che la mia amica mi disse: "È un libro vero".

8. Davvero bellissimo ** deve essere stata un'emozione indescrivibile! In ultimo, una domanda di rito: quali sono i tre consigli in pillola che ti senti di dire ad aspiranti scrittori?

Primo: siate voi stessi, non copiate, non prendete ispirazione né cercate di rendervi "virtuosi" nei vostri scritti, siate semplicemente voi stessi. Al lettore piace potersi immedesimare.

Secondo: accettate le critiche. Se non siete in grado di ascoltare o mettere in dubbio il vostro operato, non avete margine di miglioramento.

Terzo: credete in quello che fate. Le critiche servono a farvi migliorare ma non fatevi abbattere, mettevi in dubbio ma credete in quello che fate, nel messaggio che volete esprimere e nei personaggi che volete raccontare. Dovete essere i vostri critici più severi ma anche i vostri maggiori sostenitori.

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