Pillole d'ortografia

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La virgola, questa sconosciuta.

Bentrovati al nostro consueto appuntamento settimanale con la lingua italiana, un sorriso e magari anche un buon the caldo da sorseggiare per contrastare il freddo pungente di gennaio. Sapete qual è il bello di questa rubrica? Che sto cercando di affrontare argomenti talvolta trascurati, che raramente ci vengono spiegati per filo e per segno, proprio per questo motivo sto imparando molto anch'io, mentre insieme ci addentriamo nei meandri della nostra lingua.

Ebbene, sapete che la migliore medicina per chi fatica ad esprimersi attraverso la scrittura è quella di leggere, romanzi su romanzi, di qualsiasi autore e di qualunque genere. Ecco, in questi casi mi sentirei di sconsigliare un viaggio alla cieca tra i tesori nascosti di Wattpad, perché, come sapete, non sempre le storie che si leggono qui aiutano ad apprendere la lingua. E questa volta, tra i colpevoli, mi sento in prima linea. Già, perché oggi parliamo di un piccolo dettaglio in grado di fare davvero la differenza in una frase, in un racconto, insomma in qualunque aggregato di parole scritte. Parliamo della virgola, la stessa che mi fa impazzire revisionando i miei testi, che in tanti segnalano come errore, ma che davvero in pochi sanno utilizzare. Si tratta di uno dei tanti ostacoli della lingua scritta, perché quando parliamo ci viene spontaneo fare delle pause di tanto in tanto, ma quando scriviamo la faccenda si fa più complessa. Dunque, quando utilizzare il segno in questione?

Come al solito, prima di scrivere l'articolo, mi sono documentata spulciando manuali e siti web, da Treccani all'accademia della crusca e devo dire che siamo di fronte ad uno degli aspetti più complessi del linguaggio scritto. Le pause sintattiche sono differenti e molteplici, di alcune la funzione è più chiara, come nel caso del punto interrogativo o esclamativo, di altri ci stiamo lentamente dimenticando, se parliamo per esempio del punto e virgola. Il punto fermo è un altro bel dilemma, a volte tanto abusato, altre volte tanto agognato. Ma, poiché non ho intenzione di scrivere un intero manuale, e immagino che sia ancora meno il vostro intento di leggerlo, ci concentriamo qui solamente su uno dei tanti segni che inframmezzano le parole scritte, appunto, la virgola.

La virgola ha una svariata gamma di funzioni, potremmo dire che è in sé una contraddizione, perché serve per separare, ma anche per unire. Un altro dei tanti grattacapi dell'italiano, insomma, ma a noi le cose semplici proprio non piacciono, non credete? Ecco che, documentandoci sull'argomento, troviamo pagine e pagine contenenti casi in cui la virgola va utilizzata e casi in cui è preferibile ometterla.

La prima funzione, forse quella più semplice, che impariamo fin da bambini, è la funzione "lista della spesa". Insomma, la virgola va utilizzata negli elenchi di nomi o aggettivi per separarli uno dall'altro, fino ad arrivare all'ultimo della fila, il quale viene legato agli altri dalla congiunzione e. Non stiamo parlando solamente di parole singole, ma anche di intere proposizioni. Utilizziamo la virgola nel caso di proposizioni legate per asindoto, sapete che di tanto in tanto amo inserire qualche parola difficile, suona anche bene. Legare le proposizioni per asindoto significa, appunto, presentarle una dopo l'altra, con una sola piccola pausa sintattica. Gli uccelli cinguettavano, i fiori stavano per sbocciare, il sole era alto nel cielo, non c'erano dubbi, la primavera era ormai alle porte. Odio l'inverno, ve ne siete accorti?

Sono certa che, fin dalla scuola elementare, vi hanno minacciato di chissà quali conseguenze nel caso in cui aveste fatto seguire una virgola dalla congiunzione e. Ebbene, non si è sempre colpevoli quando ciò accade, poiché la faccenda delle virgole e delle congiunzioni è più complessa di quello che poteva credere la solita vecchia professoressa dai capelli bianchi e gli occhiali enormi. Già, non è reato utilizzare una virgola dopo la e oppure dopo la o, ovviamente in casi ben precisi. O domani, o dopodomani, o martedì pubblicherò il terzo capitolo del mio romanzo, si può dire, non trovate? Insomma, purchè la struttura sia ripetuta in ugual modo, possiamo utilizzare la virgola e le congiunzioni, in questa maniera.

Un altro rompicapo soggiunge nel momento in cui consideriamo le congiunzioni ma, oppure le correlazioni sia...sia, né...né. Dunque, pare che nel caso delle correlazioni la virgola non sia necessaria nel momento in cui esse seguono immediatamente la parola a cui si riferiscono: la pizza è buona sia d'inverno sia d'estate, sia al mare sia in montagna. Quindi, "sia" si riferisce a buona, la parola immediatamente precedente. Al contrario, in casi come "Era disperato, sia che avesse deciso una cosa, sia che avesse optato per l'altra, il risultato sarebbe stato terribile". In questo caso le congiunzioni non sono direttamente riferite al termine "disperato", ma rappresentano una proposizione a sé stante. Per quanto riguarda, invece, la congiunzione "ma", la troviamo spesso preceduta dalla virgola. In generale, possiamo dire che tale scelta dipende dall'effetto che si vuole ottenere, da quanta enfasi si vuole dare alla coordinata introdotta dal ma. È consigliabile utilizzarla se il ma introduce una proposizione coordinata importante, magari anche piuttosto lunga. Può essere invece omessa nel caso in cui il ma separi due parole o frasi brevi. Aveva lavorato giorno e notte, ma il tempo non gli era bastato per raggiungere l'obiettivo. La stessa funzione svolgono tuttavia, però, ma anche, eppure, sebbene, anche se. Insomma, congiunzioni come queste introducono proposizioni importanti, di un certo rilievo, per questo è meglio isolarle dal resto del discorso.

Un'altra grande famiglia che accoglie a braccia aperte la virgola sono gli incisi, ovvero quelle frasi che si trovano, appunto, tra due virgole. Gli incisi possono racchiudere anche solo poche parole, come nel caso delle apposizioni: Barbara, la maestra di sci, ha molta pazienza con i bambini. Gli incisi possono, al contrario, racchiudere proposizioni intere: lo sapeva, e lo aveva sempre saputo, ma in cuor suo non voleva dare ascolto ai suoi presentimenti. Ed eccoci ad un'altra accezione in cui la virgola può trovarsi prima della e. Vedete, non si tratta sempre di un errore!

Ancora, è necessario utilizzare la virgola dopo esclamazioni e avverbi: sì, lo sapevo! Ah, le persone non cambiano mai! Certamente, sarò presto sotto casa tua! E, funzione simile, la virgola la ricopre nel caso dei vocativi. Ti ascolto, Laura.

Con le proposizioni relative la faccenda si complica ulteriormente: nel caso in cui il pronome relativo sia riferito alla parola immediatamente precedente è bene non separarlo con una virgola, cosa che è invece consigliabile in situazioni contrarie. Il libro che ho letto mi ha entusiasmato fino all'ultima pagina, mentre avremo: la macchina di Marta, che era parcheggiata al sole, era bollente.

Al contrario, si suggerisce di non utilizzare la virgola quando comporterebbe la separazione di parti del discorso strettamente legate, come un soggetto e il suo verbo, il verbo e il suo complemento. Ho regalato un orologio a Dario e non ho regalato un orologio, a Dario. Lo stesso discorso vale con i verbi del dire, che non devono essere separati dalle oggettive o soggettive alle quali si riferiscono: si dice che abbia molta fortuna e non si dice, che abbia molta fortuna.

Accidenti, ho già riempito due facciate! Il dono della sintesi non mi appartiene, le mie colleghe lo sanno bene. È un argomento complesso, sicuramente avrò dimenticato qualche altro caso o qualche eccezione, tuttavia ho cercato di ricordare gli errori che trovo più spesso e, lo ammetto, quelli che commetto ancora.

Pertanto, spero di esservi stata utile a comprendere ancora un po' di più i misteri della nostra lingua. Che ne dite, la affrontiamo questa virgola ballerina?

Grazie per l'attenzione e a presto!

Martina

Autrice della Harris series

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