La violenza verbale, un'arma letale.

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Arma letale

Buonasera e bentrovati a tutti i nostri adorati lettori, come state? La primavera è alle porte, le giornate si allungano, i fiori di pesco sbocciano, un perfetto quadretto per una romantica come me. È un vero peccato dover mettere da parte quest'atmosfera incantata per parlarvi di qualcosa che di romantico non ha proprio nulla, tutt'altro.

Scrivo quest'articolo in seguito ad un commento che ho letto sul mio "decalogo dell'aspirante scrittore", che mi ha fatto riflettere molto. Si trattava di un'esortazione a combattere la violenza verbale, perché, purtroppo, molti aspiranti scrittori, specialmente se ancora molto giovani e inesperti, non sanno dosare opportunamente la forza di quanto scrivono. Tutto ciò si ricollega a quel motto che ciascuno di noi dovrebbe appiccicare come monito al proprio pc di lavoro, "scrivi responsabilmente", ma prima di questo, il modo in cui parliamo dice qualcosa di chi siamo. Pertanto, io che non ho messo nemmeno una parolaccia nella mia serie, e a volte forse non è stato un bene perché, come ho già detto, a volte la parolaccia è utile e funzionale alla caratterizzazione del contesto e del personaggio, come potrò essere? Una terribile rompi scatole per certi aspetti, lo ammetto. Il fatto è che vedo i testi scritti avvolti da un'aura incantata, che vorrei preservare dalla scurrilità del quotidiano e mi rendo conto che a volte questo risulti quasi forzato, dato che è del quotidiano che andiamo a scrivere. Bando alle ciance, poiché mi ritengo una mosca bianca in questo aspetto, anzi, una pecora nera, l'idea mi piace di più, vorrei dare una piccola strigliatina, sempre in tono benevolo, sia chiaro, a chi abusa del turpiloquio negli scritti.

Fate attenzione, perché non solo leggere cinque parolacce ogni sei parole svia dal discorso principale, ma diciamo che dipinge nella mia mente l'immagine di un ubriacone all'osteria, più che di una raffinata intenditrice letteraria, non so se rendo l'idea. È un po' la stessa cosa che mi capita quando vedo le ragazzine agghindate in abiti sbrilluccicosi (concedetemi un neologismo) e tacchi alti, come vere star del cinema e poi quando fanno vibrare le corde vocali precipitiamo in tutt'altra ambientazione, un porto di mare, per la precisione. Poi si sa, questo modo di scrivere attira visualizzazioni e di fronte a questo che sarà mai l'immagine di sé che si restituisce al lettore? Tra l'altro, l'abuso delle parolacce fa molto di più, fa perdere di credibilità ai vostri racconti e ai vostri personaggi. Davvero la santarellina acqua e sapone che state descrivendo parla in quel modo? No, perché a me sembra una contraddizione, o è una santarellina o è l'ubriacone all'osteria di cui parlavamo prima. Quindi, la scelta del registro linguistico è fondamentale, non solo nei vostri testi, ma anche nei messaggi quotidiani, perché se scrivete ad uno sconosciuto per chiedere un consiglio inserendoci espressioni poco formali, diciamolo con un eufemismo, ecco che lo sconosciuto alzerà senza dubbio il sopracciglio destro e rimarrà a fissare con perplessità il dispositivo elettronico mediante il quale riceverà il vostro messaggio.

Ma andiamo oltre, delle parolacce e dei registri linguistici abbiamo già parlato a lungo. Già, perché la violenza verbale non è solo questa, è utilizzare le parole come un'arma letale, come ho scritto nel titolo, e questo non si legge solamente nei capitoli delle storie, ma anche, e forse soprattutto, nei commenti qui e in qualsiasi altra piattaforma social. L'aggressività verbale è nei romanzi perché è nel quotidiano, perché è parte di coloro che la utilizzano, che non comprendono quanto un confronto attivo con altri utenti possa essere costruttivo, specialmente per quanto riguarda la scrittura e la qualità di ciò che creiamo. Il mondo è bello perché è vario, per quale motivo attaccare chi non la pensa come noi? Io davvero rimango basita a volte a leggere certi commenti, considerando il fatto che non conosciamo chi sta dall'altra parte, la sua sensibilità, le sue ragioni, magari diamo addirittura un'interpretazione sbagliata a quanto ha scritto, perché si sa quanta differenza ci sia tra uno schermo e un volto che accompagna con le espressioni la formazione delle parole. Allo stesso modo in cui parole e scene forti nei nostri libri possono urtare la sensibilità, lo faranno anche i vostri commenti meno cortesi, per utilizzare un altro eufemismo. La maggior parte di questi haters, se vogliamo dirlo con il linguaggio dei social, non conosce la potenza delle parole, quanto possano ferire, più di spade affilate. Insulti e parolacce sono all'ordine del giorno, su Wattpad, come su Facebook, come se la pacifica convivenza e il confronto fossero qualcosa che ci disdegna profondante. E qui potrei dilungarmi per ore in un discorso sulla scarsa educazione di quei ragazzi che in bus all'ora di punta mi costringono a mettere le cuffie alle orecchie per non farmi venire i capelli bianchi prima del tempo. Devo mordermi la lingua, lo so.

Giustifichiamo questi comportamenti con un "perdere le staffe", ma siamo sicuri che sia davvero questo il punto? Si perdono le staffe di fronte ad un parere avverso o ad una critica? Beh, se è così, lasciatevelo dire, dovete imparare a contare fino a dieci. Non credo sia questa la giustificazione, c'è piuttosto quest'innata attitudine allo scontro, all'offendere, al voler prevalere ad ogni costo e talvolta, perdonatemi, ma è segno di scarsa maturità. Dovremmo apprezzare piattaforme come questa, perché il confronto con chi è più esperto di noi, lo dico per esperienza, è ciò che più ci fa crescere.

Quindi, per concludere con questo noiosissimo sermone, fate attenzione, perché non è violenza solamente quella che lascia lividi. È violenza quella che usate contro coloro che attaccate senza riflettere, quella delle vostre parole a cui non sapete attribuire il giusto peso. E poi, diciamocelo, le buone maniere non hanno mai contribuito negativamente alla costruzione della propria immagine!

Come sempre, vi ringrazio per l'attenzione e per aver seguito queste riflessioni, che possono essere condivise o meno ma, in nome degli ideali in cui credo, ritengo sia opportuno battermi per fare in modo che davvero le parole possano essere un grande dono, più che una minaccia.

A presto!

Martina

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