Prendiamola alla larga: perché scrivere?

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Prendiamola alla larga: perché scrivere?

Sembra una domanda scontata e invece non lo è affatto. Si scrive perché si ha qualcosa da dire, non per dire qualcosa, insegnava Raymond Carver nelle sue lezioni di scrittura creativa Il mestiere di scrivere (IBS).

Perché, sul serio, mai come negli ultimi anni si è assistito a un'impennata nella voglia di scrivere da parte di tutti: anziani, giovani, giovanissimi.

E la ragione per questa necessità, qual è?

Voglia di farsi notare? Tramandare la propria storia ai posteri? Avere successo e ribalta tramite giornali e televisioni? O più semplicemente, bisogno di esprimere e raccontare, se stessi o gli altri?

Tutte le risposte a queste domande sono legittime. Qualsiasi sia la ragione per cui uno decide di scrivere, state sicuri che è la risposta giusta.

Ma? Perché c'è sempre un ma, in tutte le affermazioni assolute. Il ma in questione è il seguente: l'importante è che si tengano presenti due importanti fattori.

Il primo è che arrivare alla ribalta e al successo come Fabio Volo o essere scoperti su WattPad come Cristina Chiperi (autrice di My dilemma is you), non è impossibile ma molto, molto difficile. In un mondo in cui l'offerta è così ampia da fare annegare il lettore nella vastità di generi e delle possibilità di scelta, in cui la domanda non arriva neppure a raggiungere la metà di quanto viene proposto, uscire allo scoperto, riuscire ad arrampicarsi e restare appesi a quella punta dell'iceberg che è la letteratura, è un'avventura degna di Survivors, – e può capitare, come in nel reality Highlander,  di vedersi chiudere il programma ed essere dimenticati in piene Highlands senza che nessuno ti avvisi che puoi tornare a casa - una lotta impari contro veri e propri mulini a vento. 

Insomma, scrivere ok ma che sia ben chiaro il concetto: mantenersi con la propria scrittura è praticamente impossibile e capita a pochi scrittori, qui in Italia, si contano sulla dita di una mano. Anche se a nessuno viene vietato di provarci.

Il secondo è subordinato al primo. Se si vuole scrivere "seriamente", se si vuole cioè uscire dalla scrittura diaristica o emozionale, il gettare sulla carta le proprie sensazioni ed emozioni, o l'inventare storie e favole solo per soddisfare il proprio bisogno di esprimersi ma si intende percorrere la strada della competenza, allora il discorso cambia. Perché bisogna imparare a scrivere "professionalmente", o comunque smettere di scrivere per se stessi e iniziare a scrivere per i lettori. E a parole può sembrare un po' banale ma non è per nulla facile, prima comprendere come farlo e poi imparare a farlo. Ci si deve impegnare, ci si deve sforzare a dirigere la propria creatività verso una meta differente, e, soprattutto, ci si deve disciplinare.

Perché se scrivere deve diventare una professione, allora bisogna studiare (non fate quella faccia!) – come per la maggior parte delle professioni – per farlo al meglio, e soprattutto si deve fare pratica, ci si deve mettere alla prova, fare esercizio, allenare mente e corpo per affrontare questo tipo di attività.

Ho sempre desiderato scrivere. E ho sempre "scritto", anche quando non sapevo di farlo, – si scrive anche solo mentalmente, ideando una storia, sognandola, fissandosela nella mente, non è necessario carta e penna. Si scrive con i pensieri, il più delle volte e io le mie storie, da bambina, me le raccontavo per passare i miei pomeriggi solitari – anche quando non credevo di saperlo fare. Ho inseguito la scrittura leggendo i manuali di autorevoli scrittori, andando a chiedere agli scrittori stessi perché scrivevano e come, e soprattutto immergendomi nella scrittura degli altri, bravi e meno bravi, aiutando alcuni a correggere passaggi che non mi sembravano scivolare via bene sul foglio, revisionando, cancellando, riscrivendo i miei scritti in seguito ai consigli degli stessi che avevo aiutato a scrivere, revisionare, cancellare, correggere, riscrivere.

Quelle che seguono non sono lezioni di scrittura, non si insegna a scrivere agli altri, si impara a farlo ascoltando, rubando, osservando gli altri, provando e cancellando noi stessi. Sono consigli ed esperienza. Quella che ho acquisito negli anni e che ho conservato per me, ma che a voce ho divulgato, e anche tanto.

E spero che possano esservi utili per affinare le vostre tecniche.

Buona lettura! 

(adc)

Amneris Di Cesare, italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili e con i blog Babette Brown Legge per voi e Silently Aloud. Ha pubblicato il saggio "Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter" nell'antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell'universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011), l'ebook Mamma non mamma: le madri minori nell'Universo di Harry Potter (Runa Editrice, 2015) e il saggio "Cassandra Clare e l'esalogia di Shadowhunters" nell'antologia collettiva Il Fantastico nella letteratura per ragazzi (Runa Editrice, 2016); come fiction, nel 2012 il suo romanzo d'esordio, Nient'altro che amare (Edizioni Cento Autori), a cui è seguito nel 2014 Mira dritto al Cuore (Runa Editrice) e nel 2015 Sirena all'orizzonte (Amarganta) e dal 2016 ha iniziato a esplorare il mondo del self-publishing attraverso i romanzi "rosa": Duel, Misterioso è il cuore e Figlia di nessuno. Dai primi del 2015 è curatrice di collana per il Fantasy e Under15 e scout e foreign rights manager per i testi di lingua inglese e portoghese per Amarganta. Ha un blog, Scarabocchi, e una pagina autore su Facebook.

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