Ritornare sui propri passi - la revisione

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Ritornare sui propri passi

Buonasera lettori! Sono Martina e questa sera vorrei parlarvi di un tasto dolente per tutti noi autori, almeno, per me lo è sicuramente. Come vedete dal titolo, abbiamo in qualche modo a che fare con un "ritornare sui propri passi" che non è mai facile, specialmente se siamo carichi di entusiasmo e proiettati dritti verso il futuro. Tuttavia, nel mondo della scrittura e specialmente quando si vuole innalzare il proprio livello da scrittore per gioco a scrittore per qualcosa di più, è necessario uno step che va oltre il riempire di simboli un foglio elettronico.

Come avrete intuito, parliamo di revisione. Ahi, che dolore! Solo a pensarci mi si contorce lo stomaco! Già, perché io, come immagino molti di voi autori, ho sempre la mente carica di nuove idee, di nuovi personaggi, di intrecci, di progetti che mi entusiasmano e che compaiono nei momenti più inaspettati. E non vedo l'ora di trascrivermeli da qualche parte, un po' perché si sa, verba volant, un po' perché fremo all'idea di far vivere una nuova storia. Questo non va sempre bene, specialmente quando sul titolo del tuo primo romanzo c'è scritto "in revisione" da mesi e non hai il coraggio di riaprire quel maledetto file. Ora, vi parlerò della mia esperienza, ovvero della revisione di un romanzo che è stato un esperimento, un gioco, poi condiviso con altri che, non so ancora perché, lo hanno apprezzato. Avete presente cosa significa quando scrivi l'epilogo del tuo primo romanzo? Festa, euforia, amore incondizionato! Ecco, esattamente quello che provavo io, fino a qualche mese dopo averlo concluso. Già, perché il mio primo romanzo lo considero ora un disastro totale. Cosa è cambiato? Molte cose probabilmente, prima di tutto sono cambiata io, ho letto dei manuali di scrittura, ho ricevuto consigli di altre lettrici e autrici, ho scritto altri due romanzi cercando, forse consapevolmente, forse no, di rimediare a ciò che precedentemente mi stonava. E già mi preparo al considerare allo stesso modo anche gli altri due, sia chiaro, è una sorta di ciclo che ritorna periodicamente. Ciò che all'inizio ci sembra fantastico, diviene poi "così così", quando ci rendiamo conto che non è il capolavoro che era nella nostra testa, non perché siamo delle totali incapaci, ma perché stiamo muovendo i primi passi e per quanto talento naturale si possa avere, questo ha bisogno di essere coltivato e indirizzato accuratamente per dare i suoi frutti.

Quindi, c'è una sorta di stacco, un momento in cui non guardiamo più il nostro romanzo dall'interno, ma da fuori e perché questo avvenga è spesso necessario un bello schiaffo, che ci risvegli dallo stato di trance in cui eravamo caduti. Il tempo, insieme alle critiche costruttive, sia chiaro potremmo parlare per ore della differenza tra critiche utili e inutili, ci aiutano a guadagnare un punto di vista più oggettivo che all'inizio ci mortifica, perché ci fa comprendere quanto ci sia ancora da lavorare, ma poi ci dà un'ulteriore spinta. Se rimanessimo immobili, sempre e solo in adorazione delle nostre pagine, non potremmo mai crescere. Gli schiaffi ci servono, se sono dati da una mano gentile, per abusare di un termine dalle connotazioni dantesche. Quindi, non fatene una questione di stato se ricevete un commento negativo, perché sono davvero molto più utili di quelli super entusiasti, anche se all'inizio vorreste semplicemente sbraitare contro chi li ha digitati. In questo sono molto utili le recensioni, quelle negative in particolare, paradossalmente, quando sono fatte con grande attenzione e ci segnalano ciò che non potevamo vedere con i nostri occhi. Avete presente il mito antico dello scrittore cieco? Certo, all'epoca del fantomatico Omero aveva un'altra accezione, ma io credo esista ancora una sorta di cecità, perlomeno è quello che posso dirvi dopo la mia breve esperienza. Io proprio non avevo visto le ripetizioni, le virgole fuori posto, le pesantissime digressioni che mi hanno segnalato e all'inizio è normale, perché siamo ancora nella fase di adorazione. Poi passiamo alla fase oggettiva e qui cominciano i problemi, ma anche le possibilità di crescita.

Una volta passati dalla fase in cui idolatriamo la nostra opera alla nuda e cruda realtà, possiamo essere presi da un momento di sconforto. Già, io, lo sconforto e la Harris series siamo ora compagni di banco. Quindi, che fare? Se non avete particolari scadenze vi consiglio di attendere qualche mese e poi di ributtarvi a capofitto nel vostro romanzo, per passare dallo sconforto alla determinazione, per fare tesoro di quanto siamo cresciuti e dei pareri ricevuti. La revisione è forse la fase più noiosa, quella in cui la nostra mente troppo creativa va tenuta sotto controllo, ma è anche la fase indispensabile per divenire autrici di una certa qualità. Così, dopo svariati mesi, leggo dei paragrafi di "Fiori di campo" e mi chiedo se davvero sia stata io a scriverli o se qualche entità si sia impadronita di me. Quindi, quando avrò la mente sufficientemente libera per dedicarmi anima e corpo a questo che è divenuto il principe dei miei progetti futuri, comincerò seriamente questa revisione. Cosa fare nel frattempo? Leggere, leggere, leggere. Scegliete romanzi di autori più esperti di voi, fate attenzione a quegli aspetti in cui vi sentite deboli, i dialoghi, le descrizioni, la punteggiatura. Confrontate le vostre scene dialogate con le conversazioni che sentite sulla metro, sull'autobus, al supermercato, sì lo so, fa un po' ficcanaso, ma funziona! Se ne avete la possibilità contattate qualche professionista che vi faccia una valutazione tecnica dell'opera, chiedete ad amici, ad insegnanti, trovatevi un fidato beta reader, meglio se senza peli sulla lingua. Fare una revisione significa decostruire, scomporre e a volte anche distruggere il nostro lavoro, con l'obiettivo di far rinascere da queste ceneri qualcosa di cui possiamo finalmente innamorarci, in maniera legittima.

Quindi, non abbiate paura delle critiche, di tornare sui vostri passi e di riaprire quel vecchio file da un milione di battute (accidenti, ne sono effettivamente terrorizzata). Gli autori che nel frattempo siete diventati riscriveranno con un nuovo sguardo e con una nuova penna qualcosa che guarirà il vostro sconforto.

A presto, coraggiosi avventurieri!

Martina

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