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Pillole di ortografia - l'apostrofo

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Bentrovati a tutti,

qualcuno nei commenti del mio precedente articolo ha fatto una constatazione che mi ha fatto molto piacere, la grammatica può essere divertente. Certo che può esserlo! Ecco perché continuo, in piccole dosi, a proporvi in modo, spero, leggero delle pillole di ortografia per evitare gli errori più banali che si possano commettere in un testo. Come vi ho già detto, è molto importante curare ciò che si scrive dal punto di vista ortografico e grammaticale, possiamo affermare che sia il livello base, quello da cui partire per poi addentrarsi in questioni complesse, come la sintassi, lo stile, il tipo di focalizzazione, le tecniche narrative, tutte faccende in cui anch'io mi sento un viandante in un mare di nebbia. Che ci vogliamo fare? Si impara, piano piano, a piccoli passi e questi articoli vogliono essere un appiglio, un mettere a disposizione quello in cui mi sento più esperta, perché un buon linguaggio è il primo, imprescindibile ingrediente per una buona storia.

Dunque, spero di non annoiarvi e spero anche di non risultare eccessivamente infantile, mi piace utilizzare di tanto in tanto piccoli espedienti che utilizzerei con i miei futuri piccoli allievi. E poi diciamocelo, i libroni di grammatica italiana li abbiamo tutti, forse qualcuno l'ha usato per incartare il pesce o per alzare la gamba del tavolo, ma è impossibile che mattoni di 500 pagine con cui fin dalle scuole medie i ragazzi devono fare i conti non siano passati tra le nostre mani. Lungi da me, odio i libroni e odio i trattati. Per chi abbia voglia di imparare giocando vi presento oggi un argomento apparentemente semplice, ma per nulla scontato, uno dei soliti cavilli di quel Fiorentino che Dante scelse un po' per caso, un po' per orgoglio. Lettori e lettrici, vi presento l'apostrofo.

Devo ammettere che i nostri cugini spagnoli sono stati decisamente più furbi di noi, pare che l'abbiano ormai eliminato da un pezzo, ma che ci vogliamo fare? Dicono che l'italiano sia una lingua estremamente conservativa, in altre parole a questa lacrimuccia lasciata da alcune lettere che se ne sono andate noi siamo particolarmente affezionati.

Partiamo, come al solito, dal caso più semplice. Per quanto ci possiamo provare due vocali vicine non possono stare, una in fine e una all'inizio, hanno entrambe un piccolo vizio, di litigare non possono terminare, finchè la prima delle due non si rassegna a scappare, ma perdere è triste, si sa, ecco perché lascia una lacrima quando se ne va.

Già, mi diverto estremamente con queste filastrocche, ma per tornare a noi, vi presento i casi in cui avviene questo scontro. Primo tra tutti, quello forse più comune, è lo scontro tra articolo e nome che comincia per vocale. Tipicamente, la arancia si trasforma in "l'arancia". Gli articoli non sono però gli unici a comportare questo fenomeno, detto troncamento. Abbiamo avverbi e aggettivi che, se anteposti a termini che cominciano in vocale perdono la lettera finale. È il caso di dov'è, com'è, bell'uomo, tutt'intero e chi più ne ha più ne metta. Sembra facile, non è vero? L'apparenza inganna, come al solito. Ecco che già nel caso di troncamenti di pronomi come "se n'è andato" le cose si complicano, per non parlare di "te l'ho detto: s'è alzato di scatto e m'ha lasciato a bocca aperta". Tranquilli, solo i primi due casi ci costringono a questo piccolo artificio. Nessuno se ne avrà a male se scriveremo "mi ha lasciato" o "si è alzato", meno fluente è invece "se ne è andato" o "te lo ho detto". Nah, suona davvero male, rassegniamoci. Ovviamente siamo solo all'inizio, per estinguere le fin troppo diffuse gallerie degli errori dobbiamo intraprendere un altro sentiero, un po' più tortuoso, ma non disperate, ne usciremo vincitori. Veniamo dunque alle tanto detestate eccezioni.

Prima tra tutte quella più dimenticata, nonché uno degli errori più frequenti che trovo nelle storie in cui mi imbatto qui su Wattpad. Già, perché con gli articoli determinativi non c'è alcun problema, ma quando arriviamo al famigerato "un" le cose si complicano. Non più di tanto in realtà, basta tenere a mente una semplice regola. L'ennesima, direte, che ci volete fare? Sono i parlanti che fanno la lingua, ribadiva un mio insegnante, possiamo darci da fare perché nel giro di qualche centinaio d'anni le cose cambino, ma per ora non possiamo che adeguarci. L'articolo un va seguito dall'apostrofo se il sostantivo a cui anteposto comincia per vocale ed è di genere femminile. Ecco svelato l'arcano, per cui avremo un orso Bruno che veniva deriso da tutti gli animali del bosco, poiché provava un amore incondizionato per un'orchidea dai petali ambrati. Capito? Suvvia, un po' di attenzione e diventerà semplice come bere un bicchier d'acqua.

A proposito, ecco un altro povero apostrofo spesso dimenticato: "un po'", sta per "un poco", per qualche strana ragione se n'è andata addirittura un'intera sillaba. Possiamo non ricordarla con la lacrimuccia che ci ha lasciato? Certamente no, ricordate dunque che "un po' di" va sempre seguito da un apostrofo.

Veniamo alla terza eccezione, e qui sono in pochi a non essere incappati in questo errore almeno una volta nella vita di scrittori. Qual è il vostro colore preferito? Il mio è indubbiamente il rosa, spirito romantico, come al solito. No, non sono pazza, non ho perso il filo del discorso, anche se la sessione invernale si avvicina e dovrete perdonarmi per le inevitabili sviste, la stanchezza è una pessima compagna di scrittura. Qual è dunque il motivo della mia domanda? Sono certa che ora lo abbiate capito, il nostro pronome interrogativo "qual" non vuole l'apostrofo. Pare che esista di per sé la forma priva di e finale, non c'è nessuna lotta, nessun ferito, nessuna sconfitta, nessuna lacrima. Qual è si scrive senza apostrofo, un altro mistero di cui non so darvi spiegazioni. È un po' lo stesso principio di "un buon amico", si tratta di parole che esistono così, in varianti ridotte, potremmo dire.

Per vostra fortuna ho deciso di fermarmi qui, ci sarebbero mille altri esempi e sicuramente devo aver notato altri innumerevoli errori a riguardo, la mia memoria si è persino stancata di immagazzinarli. Per qualsiasi osservazione o domanda, attendo i vostri commenti. Che ne dite, potrò essere una brava maestra?

Se vi va suggeritemi qualche argomento per i prossimi articoli, sono qui per chiarire dubbi e aiutare specialmente gli scrittori meno esperti. Spero di avervi fatto scoprire che di grammatica si può parlare mentre si sorseggia una cioccolata calda, con la musica nelle orecchie e un sorriso sulle labbra, in fondo amo questa lingua dalle infinite possibilità, credo che tutti dovrebbero farlo. Esistiamo grazie a lei, non trovate?

A presto lettori e colleghi e grazie per la pazienza!

MartinaGhirardello

autrice di "Fiori di campo".

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