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Pillole di ortografia - attacco e stacco.

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Bentrovati a tutti, lettori e lettrici, siamo giunti alla quarta puntata di questa rubrica! Vi ringrazio per il sostegno mostrato, a tutto il nostro progetto ovviamente, ma anche ai commenti che mi regalate di seguito a questi sproloqui da linguista. Mi piace pensare di poter essere utile a qualcuno, mi impegno al massimo anche per essere divertente, per questo oggi vorrei parlare di un argomento su richiesta.

Perché tutto attaccato si scrive staccato e staccato si scrive tutto attaccato?

Un bel controsenso, se ci pensate, ed è con questo paradosso che vi presento la sintesi estrema di un cruccio che affligge molti scrittori, separare o non separare per lo più, al di là, a fianco, a posto?

Prima di tutto ecco la top 3 degli attaccati staccati che tutti noi abbiamo sbagliato almeno una volta nella vita e che continuo a vedere, almeno una volta al giorno. Di chi stiamo parlando? Andiamo con ordine. Giusto per rimanere in tema, immersa nella nebbia della Pianura Padana, il primo di questi dilemmi esistenziali. "La nebbia è talmente fitta da non consentirmi nemmeno di intravedere i fari delle altre auto. Accelero leggermente e affianco mio padre, che cerca inutilmente di farmi strada precedendomi con il suo scooter. Ci fermiamo entrambi, maledicendo l'umidità che penetra nelle nostre ossa, quando un timido miagolio ci interrompe. Mi volto e lo vedo, sul ciglio della strada, proprio a fianco a noi, un micino rosso e spaventato cerca di attirare la nostra attenzione". Ecco dunque svelato il primo mistero, affianco e a fianco sono ben diversi! Il primo è una voce verbale, il secondo è una preposizione, proseguiamo, facendo attenzione. Apposto e a posto si comportano in simil maniera, sono la seconda coppia della nostra schiera. Prima persona del verbo appostare, seguita da una chiara forma avverbiale: se riordinando ogni cosa si mette a posto, per appostare devi rimanere ben nascosto! C'è poi il mitico "apposta" che staccato non si può proprio vedere, 'a posta er postino la distribuisce nel quartiere! La nostra top three è stata esplorata, nessuna forma può più essere sbagliata!

Credete che la faccenda sia terminata? Non avete idea di quante parole staccate vengano scritte attaccate e quante parole attaccate vengano ingiustamente separate, dunque, armiamoci di pazienza e addentriamoci in questo infinito elenco di locuzioni, preposizioni, avverbi che ci fanno ogni volta impazzire. Benché, sicché, finché, giacché... un sacco di che... tutte queste forme vanno scritte attaccate, per di più raddoppiando la consonante c nel caso in cui sia preceduta da vocale. I soliti fronzoli di quell'italiano che ci permette di creare i nostri piccoli tesori. E poi ci sono insieme, invero, infatti, inoltre, invano. Vi assicuro che non è raro che mi imbatta in cose che dovrebbero essere vietate ai minori, del tipo "stavamo in sieme", che poi anche il correttore automatico di cui gli strumenti 3.0 sono dotati dovrebbe farci venire qualche dubbio, ma si sa, non sempre ci si può fidare di un elaboratore elettronico, che ne potrà mai sapere di ortografia? La stessa triste fine è costretto a fare fin troppe volte il povero dappertutto, deturpato in mille modi diversi, una vera barbarie, insomma: deprivato delle sue doppie, spezzettato in due o tre parole, roba che se potesse parlare dovremmo sentirci decisamente minacciati! Con neanche e nemmeno la fantasia non può mancare, c'è ancora chi si ostina a volerli separare! Abbiamo poi lassù e laggiù, che staccati non voglio vedere mai più! La stessa sorte tocca a eppure, oppure, ovvero con i quali qualcuno ha litigato per davvero!

Passiamo poi alla questione opposta, quelle parole che proprio insieme non ci possono stare e che troppi continuano ad appiccicare... Al di là, tre parole distinte, a meno che non stiate parlando del regno di Ade e in quel caso avreste ragione a riunirle in un unico termine, a proposito, in quanto, d'altronde... Insomma, non potevamo accontentarci di una difficoltà, dobbiamo andare in entrambe le direzioni!

E se proprio non vogliamo farci mancare niente, ci sono anche casi in cui entrambe le forme sono lecite. Ecco qui il tanto controverso sennò e se no, potete rilassarvi, anche se solo per qualche secondo, sono entrambi corretti! Stessa cosa per perlomeno, perlopiù, casomai, dapprima. Finalmente possiamo dare libero sfogo alla nostra creatività! Noi maestre non vogliamo di certo ingabbiare il tanto dimenticato pensiero divergente, ma con moderazione, vi prego, o la nostra specie si estinguerà presto.

Sapete qual è la vera tragedia? Che non esiste una regola per questa faccenda, no! I nostri cari antenati latini che hanno riempito manuali su manuali di casi, declinazioni, consecutio temporum e via dicendo, non ci hanno lasciato nulla per orientarci in questo mare magum! È un po' come i phrasal verbs in inglese, non fatemi venire in mente lo studio delirante di quei bei tempi del liceo... Che ce ne facciamo di espressioni che non seguono una regola precisa? Quando persino noi maestre siamo costrette ad alzare le mani? Una soluzione in effetti c'è e mi piace pensare che siamo noi tutti a tenerla in vita, sempre se non sbagliamo gli ingredienti... L'unica soluzione è leggere, leggere e ancora leggere! La lingua italiana è densa di misteri e non possiamo studiarli tutti a tavolino, nella speranza che ci sia qualcuno che ci ha preceduti in questa strada tortuosa possiamo solamente tuffarci tra le braccia degli autori, deliziandoci anche divenendo protagonisti dei loro mondi incantati. Molto meglio che passare le ore ad imparare noiosi enunciati, non trovate? È quello che dico spesso a giovani autori che mi chiedono un consiglio, non c'è mai da disperare, in alcuni casi in realtà sì, ma è solo questione di deformazione professionale, una soluzione c'è sempre! Basta lasciare che il nostro cuore batta tra le pagine di un romanzo. Colgo l'occasione per ringraziare tutti voi, che leggete e scrivete, che rimanete davanti ad uno schermo fino a tarda notte e talvolta fino all'alba, per regalare a chi è in cerca di una storia le vostre parole. Scrivere non è solamente un dono che facciamo a noi stessi, è un grande aiuto per tutti, grandi e piccini, che si apprestano ad imparare i segreti di una lingua complessa e meravigliosa come la nostra. Detto questo, vi saluto, continuate a regalare le vostre parole, ma... attenzione all'ortografia!

Un abbraccio,

Martina.

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