Trentanove

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Shawn procede sempre dritto davanti a me, senza voltarsi una volta e alternando lo sguardo tra il cielo nuvoloso e la strada poco trafficata. Poche persone percorrono a piedi i marciapiedi di questi quartieri, ma poco importa. Io e Shawn dobbiamo soltanto parlare ed io sto cercando in tutti i modi di iniziare una conversazione sensata. Ogni parola potrebbe essere pericolosa e portare alla rovina, oppure aggiustare tutto. Sono in uno stato d'angoscia dall'inizio della passeggiata e non credo che la situazione riuscirà a migliorare. Dovrei iniziare a parlare, ma il suo silenzio mi turba.

«Dovevi dirmi qualcosa?» chiede poi, con un tono più dolce del solito. Ultimamente è sempre stato scontroso con me e non so se dare la colpa al lavaggio del cervello da parte di Ivy o al bacio non ricambiato di Jasper. Probabilmente entrambe, tuttavia, se Shawn non spiccica parola, mi sarà difficile distinguere le due cose.

«Uhm, certo. È complicato da spiegare e non so se riuscirò a trovare le parole per esprimere tutto il mio dispiacere, nonostante non sappia come la pensi tu veramente.» dico, per poi espirare. Non mi sono nemmeno accorta di aver trattenuto il respiro.

Shawn sembra contrariato, stanco, sempre più confuso, mentre continua a camminare lungo il marciapiede. Calcio un sassolino per riempire l'attesa dovuta dal suo silenzio e lo osservo stringersi nella felpa. Un vento freddo mi colpisce in pieno, scompigliandomi i capelli e facendomi venire i brividi. Eppure Shawn non sembra accorgersene. Se soltanto potessimo tornare al mese scorso, ora sarebbe già preoccupato per il raffreddore che potrei prendere.

«Non lo sai? Non ti credo.» mormora, scuotendo la testa e fermandosi dinnanzi ad un edificio abbandonato al finale del quartiere.

È isolato e tutt'intorno regna un silenzio tombale, mentre il vento fischia nelle mie orecchie. Copro la testa con il cappuccio, tirando la zip della felpa fino al collo e nascondendo il mento sotto il tessuto. Domattina avrò un mal di gola tremendo, ma è l'ultima delle mie preoccupazioni.

Le finestre dell'imponente edificio sono senza vetri, completamente spoglie e scure, mentre sui muri sono state dipinte parole di ogni genere, da quelle oscene scritte in nero ad opere d'arte colorate. Non sembrerebbe un luogo di cui fidarsi, ma Shawn sta salendo le scale d'emergenza velocemente, senza aspettare la sottoscritta. In men che non si dica ha raggiunto l'ultimo piano, nonostante io sia appena al primo.

«Perché ti comporti così, Shawn?» chiedo, imprecando silenziosamente per essere scivolata sulle scale umide. Deve aver piovuto mentre io e Beth stavamo chiacchierando, altrimenti non mi spiego le mie imbarazzanti scivolate. All'improvviso la mia gamba cede e mi ritrovo completamente sdraiata sul pianerottolo, la pancia verso il basso e i capelli a coprirmi il viso. Shawn si avvicina velocemente a me, ridacchiando leggermente e tendendomi una mano.

«Stai bene?» chiede insicuro, mentre mi aiuta ad alzarmi da terra. Il suo tocco procura in me brividi inaspettati, quasi necessitassi di tenere la sua mano nella mia da tempo.

E ovviamente è la verità.
Purtroppo, Shawn molla la presa troppo velocemente e scompare sulle scale. Come riesce a salire così rapidamente?

«Rispondi alla mia domanda.» borbotto e sistemo i miei capelli ribelli dietro le orecchie, mentre tento invano di non scivolare. Quando finalmente raggiungo la cima, riesco a vedere tutta la città, ormai illuminata dai lampioni.

«Sei tu quella strana, Kim.» afferma, sospirando. Si siede sul muretto che circonda l'edificio e posa lo sguardo sull'orizzonte, osservando il tramonto lontano. Il paesaggio da questo luogo è mozzafiato, eppure non riesco a concentrare l'attenzione sul panorama, poiché Shawn sta solo cercando di difendere se stesso. Non si rende conto delle cazzate che stanno uscendo dalla sua bocca e non vuole accorgersene. Finge l'indifferenza e non si volta nemmeno quando gli rivolgo la parola.

«Mi stai prendendo in giro? Ivy ti sta fottendo il cervello e non te ne accorgi nemmeno!» sbotto, mentre scuoto la testa incredula.

«Non tirare lei in mezzo, non c'entra nulla in questa storia.» borbotta, alzando gli occhi al cielo. Sollevo un sopracciglio, poco sorpresa dalla sua risposta, e mi siedo accanto a lui.

«Come credi mi abbia raggiunto Jasper? Stanno collaborando per rovinarmi la vita, lo capisci?» grido, mentre le lacrime affiorano ai miei occhi. Non mi sento affatto bene e Shawn non riesce a credermi. O forse non vuole, troppo accecato dalle parole false e studiate di Ivy. Lo ammetto, Ivy sa essere molto convincente ed è automatico credere alle sue parole, tanto false quanto credibili. Eppure, non pensavo che Shawn potesse farsi abbindolare in questo modo e perdere tutta la fiducia nei miei confronti in un batter d'occhio.

«Non parlare di Jasper. Ti ho vista, sai?» esclama, indispettito. Non sa di aver confuso ogni cosa, di aver dimenticato un piccolo dettaglio: mai giudicare l'apparenza, perché spesso inganna. Ma lui non può capire, perché io non gli ho spiegato nulla. Non ne ho avuto l'occasione, altrimenti avrei già detto tutto ciò di cui sono a conoscenza, i miei pensieri e dubbi.

«Lui mi ha baciata, Shawn. Io non l'avrei mai fatto e lo sai.» mi difendo, rivolgendogli un'occhiata fulminante. Non può giungere immediatamente alle conclusioni, deve sapere. Deve sapere tutta la verità e non basarsi sulle stupidaggini di Ivy.

«È così?» sussurra, alzando lo sguardo su di me. Mi limito ad annuire, triste e stanca. Se Shawn non vuole credermi, bene, però prima deve ascoltare ciò che ho da dire. Pur di lasciarmi parlare sono disposta a legarlo al lampione con una corda e liberarlo solo alla fine del mio discorso. Non temo la sua opinione, ormai sono già reputata una stronza bugiarda.

«Certo che è così, perché non mi credi?» chiedo frustrata, prendendo la sua mano. Non si allontana, non ritrae la mano, la osserva soltanto. Poi, come se avesse riflettuto intensamente dentro di sé, la stringe e intreccia le nostre dita. Non sono mai stata più felice e questo contatto, questa stretta così intima non mi è mai mancata tanto. Lui è la mia medicina e gliene sono tanto grata, perché senza di lui probabilmente non sarei qui. Starei ancora cercando il mio posto nel mondo, un posto adatto a me. Ho capito di averlo realmente trovato soltanto ora: il mio posto è accanto a Shawn.

«Volevo soltanto eliminare quell'immagine dalla mia testa e, l'unico modo per farlo, era allontanarmi da te.» sussurra, mantenendo lo sguardo fermo sulle nostre mani, unite e desiderose di rimanerlo. Abbasso lo sguardo a mia volta e osservo il suo pollice che lentamente accarezza la mia pelle. Ho aspettato questo momento da giorni ormai e, quando finalmente è arrivato, non trovo più le parole, quasi le avessi dimenticate.

«Io ho cercato di spiegare, ma tu non volevi nemmeno guardarmi.» mormoro, mentre una lacrima scende incontrollabile sulla mia guancia. Chiudo gli occhi e piano piano il mio viso viene bagnato dal mio pianto incontrollato e il silenzio interrotto dai miei singhiozzi.

Tutto ciò che percepisco in seguito sono le braccia di Shawn che avvolgono delicatamente il mio corpo.

A/N
Ecco qui il nuovo capitolo, spero vi piaccia! Grazie ancora per il vostro supporto❤
Buona domenica xx

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