Ventiquattro

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È tutto pronto: le valige, gli scatoloni, mia madre. Tutto tranne me.
Non so come potrà reagire Shawn nel rivedermi, sono in panico. Certo, l'idea di abbracciarlo un'altra volta dopo mesi mi riempie il cuore, ma lui potrebbe essersi stancato dei miei continui rifiuti. Sono stata una stupida a tornare con Jasper, lui mi ha solo usata e allontanata dall'unico ragazzo con cui vorrei stare. Proprio così, finalmente ho capito quale posto nel mio cuore occupa Shawn, non è più il mio semplice migliore amico. Provo qualcosa di indescrivibile per lui, talmente grande e potente da non poter associare nessun aggettivo. Credo sia amore, comunque. Cos'altro potrebbe avere questi effetti?
Shawn è stato un buon amico per tutti questi anni ed ora, soltanto ora, mi accorgo che è proprio lui il ragazzo perfetto, il mio Andy. Lui è colui che mi ha salvata dai guai e mi ha aiutata nel momento del bisogno, c'è sempre per me.

«Sei pronta?» chiede mamma, rivolgendomi un sorriso amichevole. Papà non era nemmeno in casa mentre ce ne siamo andate. Non è mai con noi da alcuni giorni, a volte non rientra neppure la notte. Ed io ho davvero paura che niente possa tornare come prima. Le serate in compagnia dei Mendes non saranno più le stesse senza un papà, e Manuel si annoierà a morte. Mio padre ha deciso di lasciarci andare, non ha combattuto, non ha reagito, non ci ha pregate di restare. Mamma ha rimandato pure la partenza, così forse avrebbe potuto cercare di fermarci. Ma non è successo nulla, anzi, non è nemmeno tornato a casa.

Non appena varcherà la porta, non sentirà altro che silenzio. Noi saremmo già in Canada probabilmente, o almeno per strada. Mancano ancora quasi cinque ore di viaggio, io, mamma e la musica. Tra poco faremo una tappa in qualche motel e infine arriveremo a casa. La nostra vera casa, alla quale apparteniamo. Torneremo in Canada, dopo anni di assenza, trascinando dietro di noi i problemi e provando a dimenticarli.

«Certo, mamma. Non vedo l'ora di vedere Shawn!» Lei ridacchia, portando una mano sulla mia. Le sorrido, canticchiando la canzone e chiudendo gli occhi. Voglio dormire qualche ora, così il tempo passerà più velocemente. Davanti a me appare il viso sorridente di Shawn, mentre immagino tutti i momenti felici che abbiamo trascorso assieme. Tutte le foto scattate, i ricordi ottenuti e conservati, i film guardati, gli abbracci e i baci. Tutto questo mi manca e Shawn è l'unico che possa riportare tutto alla normalità.

Mamma non sa nulla di Jasper, non sa nemmeno che è stato lui a picchiarmi. Non voglio dirle niente, ha ancora un peso troppo grande sulla schiena e non vorrei farla cadere a terra. I problemi sono tanti ed io non permetterò che il suo ritorno in Canada, a casa, venga rovinato da una stupida botta.
«Voglio proprio vedere la sua faccia!» esclama, parcheggiando al motel. È un posto inquietante e proprio accanto all'autostrada, ma è l'unico che abbiamo trovato. Dopo esserci procurate una camera, trasciniamo le nostre valige all'interno. La porta si apre cigolando e un forte odore di chiuso riempie l'aria. Questo posto dev'essere poco frequentato e mal mantenuto. Se fossi io la proprietaria aggiungerei qualche fragranza per l'ambiente, magari alla lavanda o alla vaniglia. Insomma, qualcosa per rendere questo posto migliore.
«Ci aspetta una lunga notte. Direi di partire presto domattina.» propone mamma, chiudendo la porta dietro di sé e avvicinandosi al letto con una smorfia. Fortunatamente aveva previsto qualcosa di questo tipo, perciò ha infilato nella valigia un profumo spray al melograno. Non appena ne spruzza un po', non riesce più a smettere e corre da una parte all'altra della stanza saltando e ruotando su se stessa.
Alzo gli occhi al cielo, mamma sa essere folle qualche volta.

«Non dormirò sotto quelle coperte.» puntualizzo, indicando l'orribile lenzuolo color fango. Faccio la linguaccia, disgustata, e mi siedo sulla sedia accanto all'armadio. Non oso immaginare cosa possa trovarci lì dentro, magari qualche topo morto o un ragno assassino. Odio i ragni.
«Non essere schizzinosa! Cerca di fare bei sogni questa notte, così non sentirai i ragni camminare sulle tue gambe.» scherza, scompigliandomi i capelli. Non lo trovo affatto divertente e rabbrividisco immaginando la scena. Ragni enormi e pelosi che, con le loro gambette disgustose, camminano velocemente lungo le mie gambe, poi sulla pancia e infine in faccia.

Quasi finisco per piangere, quando arriva l'ora di andare a letto. C'è soltanto una soluzione al mio panico: Shawn.

«KimKim?» sussurra, quasi sorpreso e felice. A causa del tono della sua voce sorrido, immaginandolo accanto a me, sotto alle sudice coperte, in questo stupido motel. Ma lui non può sapere nulla, né dove sono, ne perché sono qui. Niente. Karen è già a conscenza del nostro trasferimento, tuttavia ha promesso a mamma di non spifferare nulla ai suoi figli, né a suo marito.

«Ciao, Shawn.» rispondo, entusiasta.

«C'è qualche problema?» chiede allarmato dall'altro capo del telefono. Allontano il cellulare dall'orecchio e clicco sul riquadro del vivavoce e la voce di Shawn scoppia nella stanza.
«Sono sana e salva. Volevo sono sapere come stai.»
«Molto meglio, ora.» ammette ed io non posso fare e meno di sorridere. Mamma mi sorride maliziosamente e alza e abbassa le sopracciglia più volte, come se intendesse inviarmi un messaggio soltanto muovendo varie parti del viso. Alzo gli occhi al cielo e le do una spinta amichevole.
«Voglio vederti, Shawn. Tutti questi mesi senza di te sono stati una noia mortale!» esclamo, raccogliendo i capelli in una coda disordinata. Mi sento a disagio mentre parlo con Shawn, perché mamma può ascoltare ogni cosa. L'ho voluto io, certo, ma anche lei ha il diritto di sentire Shawn, dopo tanto tempo.

«KimKim, ci rivedremo. Te l'ho promesso, ricordi? A proposito, quando torni in Canada?» chiede, ignaro del nostro trasferimento. Vorrei davvero rispondergli che tra poche ore sarò lì tra le sue braccia, a casa.

È una promessa e deve essere mantenuta. Questa volta sarò io a tornare da lui, e spero davvero di essere accolta. Ho bisogno di lui.
«Non lo so ancora, forse il mese prossimo.» Fingo di pensare tra una parola e l'altra, facendo false pause riflessive e grattandomi il mento. Mamma ridacchia alla mia risposta, scuotendo leggermente la testa e dicendomi, muovendo soltanto le labbra: «Perchè gli nascondi tutto questo?» Le intimo di tacere, nonostante non abbia aperto bocca, portando l'indice alle labbra. Lei alza gli occhi al cielo in risposta e non riesce a trattenere una risata.

«Grace?»
Shawn si è accorto della sua presenza, come non potrebbe? Mia madre non è capace di rimanere nascosta, spunta sempre ovunque e si intromette nelle conversazioni. Non credo lo faccia di proposito, ma a volte è davvero fastidioso. Sembra voler essere sempre al centro dell'attenzione, anche se, conoscendola, non è affatto sua intenzione voler apparire e mostrarsi di fronte a tutti. Non è quel genere di donna.

«Shawn, come butta?» azzarda, gesticolando.

Perché deve sempre mettermi in imbarazzo? Il linguaggio che lei crede sia giovanile, non viene mai utilizzato dagli effettivi giovani d'oggi. Neanche una parola. Le mie guance diventano immediatamente rosse, mentre mamma e Shawn cominciano a chiacchierare spensieratamente. Oh, Dio, che situazione imbarazzante! Mamma usa parole come 'bello', 'figo' e 'tipo' ed io non posso trattenermi dal ridere a crepapelle. Ovviamente sottovoce, in modo che Shawn non possa sentirmi. Altrimenti le mie guance potrebbero seriamente andare a fuoco e nessun estintore riuscirebbe a spegnere le fiamme.

«Direi che può bastare, mamma. Shawn è 'figo'» sillabo la parola ad alta voce, provocando la risata di Shawn e l'occhiataccia di mamma «lo sappiamo tutti.» aggiungo, sorridendo.

«Buonanotte, KimKim. Sognami.»

«Buonanotte, Shawn. Lo farò sicuramente.»

A/N
Sono tornataa! Voglio ringraziare ancora chi mi segue, commenta e legge la mia storia perché senza di voi l'avrei già eliminata😂
Inoltre, domani ho un esame orale e sono in panico. Perciò vi prego di riservare qualche preghiera per me domani pomeriggio e spero davvero vada tutto bene🙏😓

Baci xx

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