Trentaquattro

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Shawn è molto felice dell'arrivo di Ivy, in fondo dovrei esserlo anch'io. Non credo di essere mai stata così triste nel vedere una persona o un amico dopo anni. Un esempio è proprio Shawn, in quanto io e lui andiamo tuttora d'accordo, nonostante gli anni trascorsi distanti. E l'avrò detto un centinaio di volte, ma nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il nostro costante contatto. La nostra, infatti, è un'amicizia speciale e nulla potrebbe rovinarla, se non Ivy. Probabilmente non dovrei pensare queste cose, lei mi supporta e la dovrei soltanto ringraziare, eppure la sua voglia di conoscere meglio Shawn mi spaventa. Non soltanto perché è il mio ragazzo, anche a causa del suo comportamento. Per questo non esistono veri amici maschi nella sua cerchia, non riuscirebbe proprio a convivere con il suo costante desiderio di baciarli. Ma, dopotutto, Ivy è una delle ragazze più simpatiche che io abbia mai conosciuto e, sapendo quanto io tenga a Shawn, non ci proverebbe mai con lui.
O, questo è quello che spero.

«Kimberly!» esclama qualcuno con una voce familiare. È proprio lei, pronta a rubarmi Shawn. Sono gelosa? Direi di no, temo di dover dare la colpa proprio alla paura. Ivy non merita tutti questi pensieri negativi, ma il pessimismo si è ormai impossessato di me e non esiste modo di scacciarlo. Tutto quel parlare di Shawn al telefono mi ha terrorizzato ulteriormente e forse inutilmente. Magari la mia testa sta soltanto creando paranoie e possibilità che non avvereranno mai ed io sto dando ragione alla mia mente malata.

«Ivy, benvenuta in Canada!» esclamo, abbozzando un sorriso leggermente falso. Sto cercando di contenere al massimo le emozioni e nasconderle dietro un sorriso è il meglio che posso fare.

«Grazie, tesoro.» dice, abbracciandomi. «Shawn, è un piacere rivederti.» aggiunge, avvicinandosi a lui e stringendo la sua mano. È possibile che io mi sia sbagliata sul suo conto, fino ad ora nulla sta andando storto, no? Non lo ha nemmeno abbracciato, una stretta di mano ed è finita lì. La mia mente riesce solo a sbagliare e creare paure del tutto inutili, terrorizzandomi al massimo delle capacità. Ivy non ha affatto intenzioni malvagie, anzi vorrebbe soltanto conoscere il fidanzato della sua amica e lo ha solo esplicitato. In fondo, mi ha avvertito dei suoi piani e la sorpresa del suo arrivo dovrebbe rendermi felice. Invece, rimarrò paranoica per il resto del suo soggiorno, finché non tornerà a casa e tutto si sarà sistemato.

«Anche per me, Ivy.» dice Shawn, prendendo la sua valigia. È piuttosto grande, quasi volesse fermarsi per il resto della sua vita ma, conoscendola bene, avrà infilato tutto l'armadio là dentro soltanto per pochi giorni.

Lei lo ringrazia e chiacchieriamo un po' del suo viaggio, trascorso accanto ad un anziano signore brontolone, che non la smetteva di lamentarsi del rumore causato dal motore dell'aereo. Ivy ammette di aver pensato a quanto potesse essere pazzo, malato o semplicemente troppo stanco per pensare realmente con la sua testa. Dice di non essere riuscita ad addormentarsi a causa delle repentine lamentele alle hostess, che cercavano in tutti i modi di spiegare al vecchio da dove provenisse il brontolio.

«C'è soltanto un aggettivo per descriverlo: insopportabile.» confessa, scoppiando a ridere assieme a me. Sono più tranquilla adesso, Ivy non mi spaventa più.

«Che ne dite di una cioccolata calda?» propone Shawn, accennando un sorriso e indicando il bar di fronte all'aeroporto.

«Ma è luglio!» esclama Ivy, ridacchiando. Non ha ancora capito che a Toronto le temperature sono fredde, anche d'estate? Di certo poteva immaginarlo, ma provarlo sulla propria pelle è tutt'altro. Infatti, oggi indosso la mia solita giacca a vento e dei pantaloni lunghi.

«Devi sapere che il Canada è un paese freddo, forse troppo l'inverno.» spiega Shawn, aprendo la porta del locale.

«Come va tra voi due?» chiede Ivy, entusiasta. Ci guarda con un sorriso enorme e luminoso in viso, come se aspettasse da troppo tempo l'ufficialità della nostra relazione. Voleva vedere con i propri occhi quanto avesse avuto ragione su di noi e sbattermelo in faccia un'altra volta. La ringrazio per questo, perché non sarei riuscita a realizzare da sola quanto sia grande l'amore che provo per Shawn.

«Non potrebbe andare meglio.» sussurra lui, unendo le nostre mani sul tavolo. Gli mando un bacio con la mano libera e lui sorride, mentre Ivy cerca in tutti i modi di non scoppiare a piangere dalla felicità. Si morde il labbro e appoggia il mento tra le mani, osservandoci sorridente.

«Hai sentito Jasper?» chiede, per poi dare un'occhiata veloce al cellulare, che squilla un paio di volte. Scuoto la testa, ringraziando il cielo silenziosamente per averlo allontanato da me una volta per tutte.

«Non deve avvicinarsi a lei, cazzo.» commenta Shawn, sbuffando. Stringe poi la mia mano, guardandomi con la coda dell'occhio. So quanta rabbia possiede verso Jasper, insomma, ha picchiato entrambi senza un preciso motivo. Shawn mi aveva baciato la sera prima, ma questo gli ha dato il diritto di giungere subito al punto è farmela pagare. Tuttavia io non potevo prendermela con lui e dargli quattro schiaffi, soltanto perché ero a conoscenza delle ragazze con cui usciva la sera.

«Mi ha detto di averti chiamato una decina di volte.» ammette la mia amica, alzando un sopracciglio. Perché gli parla ancora, essendo poi a conoscenza di come mi ha sempre trattata e di tutte le parole dette? Io e Jasper non saremmo mai dovuti stare assieme, ma il mio costante senso solitudine ha avuto la meglio su tutto così come la voglia matta di scopare di Jasper. Abbiamo trascorso anche momenti tranquilli assieme, nonostante la sua crudeltà e la sua prepotenza prevalessero ogni volta.
Shawn sembra arrabbiato, no, incazzato con Jasper in questo momento e non posso dargli torto.

«Vi sentite ancora?» chiede, stupito. In realtà la mia espressione non dev'essere da meno, sono sbalordita del suo tranquillo modo di parlarne. È Jasper, non un ragazzo qualunque e Ivy dovrebbe essere la prima a capire di chi stiamo parlando!

«Lui è pentito, Kim. Vorrebbe parlarti.» continua Ivy, ignorando la domanda di Shawn. E non mi frega assolutamente nulla di come possa sentirsi Jasper, è ormai escluso dalla mia vita, in tutte le maniere possibili. È inutile provare anche solo ad accennare a Jasper, non voglio sentire una parola in più. Sono stufa, esausta del suo comportamento e di Jasper in generale. Lui ha cercato in tutti i modi di rovinare la mia vita e tutto quello che ha da dire è questo?

Fanculo.

«Non è nemmeno un'opzione da considerare e, se sei qui per parlare di Jasper, allora puoi anche tornartene a casa.» sbotto, alzando gli occhi al cielo e indicando la porta del bar. Ivy è confusa, forse arrabbiata con me. Eppure non m'importa.

«No, Kim. Ma, ti prego, rifletti.» sussurra, lanciando poi un'occhiata a Shawn. Non posso minimamente pensare di poter rivedere Jasper, figuriamoci di parlarci. È inutile cercare di convincermi, tengo duro e non mollo.

«Stai attenta Kim, per favore.» aggiunge in seguito e il terrore precedentemente svanito torna ad impossessarsi della mia mente.

A/N
Nuovo capitolo! Segnalatemi eventuali errori e passate una buona settimana😘
Grazie ancora per tutte le visualizzazioni, i voti e i commenti❤
Baci xx

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