Due

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Gli amici di Shawn erano simpatici. Mi piaceva stare con loro. Però, parlavano per lo più di auto da corsa ed io non capivo un accidenti di macchine e motori. Shawn e gli altri avevano già compiuto sei anni, mentre io ero la più piccola della classe. Ma non la più bassa.

Mi piaceva stare con loro, al posto delle altre bambine. I maschi mi facevano ridere, mentre le femmine non smettevano di parlare fra di loro e prendere in giro gli altri. Perciò, decisi che il mio tempo a scuola andava trascorso con gli amici di Shawn e una bambina che, a quanto pare, faceva parte del loro gruppo.

Andando avanti con gli anni, presi sempre più parte alle lezioni, diventando presto quella che tutti chiamano 'secchiona'. Ma non ero modesta, perciò non lo ammettevo. Mi piacevano la matematica e le scienze. Andavo molto bene in quel tipo di materia, con formule e numeri. Shawn mi aiutava a volte, non si poteva sempre capire tutti gli argomenti, no? Lui era molto intelligente, ma era più portato per la matematica. Mentre io in scienze. La nostra maestra era simpatica e non assegnava troppi compiti, purché facessimo i bravi in classe. Cosa che non accadeva quasi mai. Ma la maestra era comprensiva.

«Kim, vuoi venire al parco, questo pomeriggio?» chiese Austin, uno degli amici di Shawn, che ora erano anche i miei. Zac, Shawn e Beth annuirono, sorridendo. Accettai, senza pensare a ciò che avrebbe potuto dire Angela. Insomma, avevo ormai compiuto otto anni e la scuola era quasi finita. I compiti erano pochi e lo studio copriva poche ore al giorno. Circa una, in realtà.

«Ci divertiremo un sacco!» esclamò Beth, abbracciandomi. Annuii, stringendola a mia volta. Poi, tornammo in classe a braccetto, saltellando di qua e di là. I corridoi erano zeppi di bambini urlanti e felici, che mangiavano la loro merenda e chiacchieravano con gli amici. Avevo capito che la scuola era un obbligo ed ero costretta a frequentarla, se non volevo diventare un asino. Speravo di no, dato che amavo i miei capelli. Erano di uno strano colore castano chiaro e non erano del tutto lisci. Assumevano strane onde dopo averli lavati. Ma mi piacevano.

Shawn mi chiamò alle tre e mezza e, con il permesso di Angela e di mia madre, ci dirigemmo al parco vicino alla scuola per giocare con gli altri. Era molto grande e verde. Gli alberi erano alti e imponenti, l'erba verde e qualche fiore spuntava qua e là. Io e Shawn lo chiamavamo 'Il parco delle farfalle' perché, quando arrivava l'estate, le farfalle lo riempivano. Erano coloratissime e svolazzavano tra gli alberi.

Mi piaceva venire qui con Shawn, perché le catturavamo. Rincorrevamo quelle più belle e, se non scappavano prima, le rinchiudevamo tra le mani. Shawn mi ha recitato una poesia un giorno, eravamo seduti sulla panchina di fronte al laghetto all'interno del parco. Gli piacevano le poesie, forse per la verità che alcune raccontavano o per le rime che altre formavano. Comunque, le imparava a memoria e non le dimenticava per giorni. Lui era un genio. La mia poesia preferita del libro che portava spesso con sé era di un tipo dal nome strano: Rabindranath Tagore.

«La farfalla non conta gli anni, ma gli istanti: per questo il suo breve tempo le basta.»

Shawn continuava a ripeterla, ogni volta che ero triste. Poi mi diceva: «Non essere triste, la vita deve essere affrontata con un sorriso.» Io pensai fosse seriamente un alieno. Era intelligente e, be'... carino. Gli piacevano i libri, le poesie. Poi, mi confessò, che quest'ultima frase era fissa nella sua testa, perché suo padre la ripeteva sempre a Shawn, quando non sorrideva o era triste.

Zac mi afferrò il polso, spaventandomi e corremmo per il parco. Shawn ci guardava con la coda dell'occhio, poi spinse Zac, che cadde a terra, rotolando sull'erba. Mi venne quasi da ridere per la sua goffaggine.

«Ehi, Shawn!» ribatté quello a terra, pulendo lo sporco dalle mani. Shawn lo guardò con uno sguardo di fuoco e si avvicinò a me. «Lei è amica mia.» Sentii qualcosa nello stomaco, non sapevo come definirlo. Era come se non riuscissi a fermarlo, ma perché? Perché Shawn aveva detto che ero sua amica? Forse le farfalle si erano trasferite nella mia pancia e volavano di qua e di là, sbattendo le ali velocemente.

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