Ventidue

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Boston, 2 aprile

Caro Shawn,

so che è passato molto tempo dall'ultima volta in cui ti ho scritto, ma non sono stata tanto bene in tutti questi giorni. Mi dispiace, mi dispiace davvero tanto. Ti voglio bene e lo sai.

In questi mesi mamma e papà sono peggiorati. Gridano quasi ogni notte e non parlano mai in mia presenza. So benissimo che qualcosa non va, lo sanno anche loro. Qualche giorno fa li ho sentiti parlare.

Sì, ho origliato una conversazione dei miei genitori!

In ogni caso, hanno parlato di un divorzio e di me. Dicevano di non voler rovinare le mie giornate con le loro discussioni, non vogliono che io trascorri ancor meno tempo in loro compagnia. Non che io sia sempre insieme a loro, quasi mai aggiungerei. Ma è giusto così, loro devono lavorare. Tornando a noi, discutevano anche di un divorzio. Sapevo sarebbe arrivato questo momento, anche se non era nella mia lista delle priorità. Avrei preferito tornare in Canada con entrambi, ma purtroppo non è possibile. Ora - potrebbe anche non interessarti - sto piangendo. Fa male pensare che i miei genitori non staranno più assieme, che non potrò più trascorrere del tempo con entrambi, magari a casa, sdraiati sul divano.

E Shawn, vorrei tanto che tu fossi qui.
Vorrei abbracciarti in questo momento.
Vorrei sentire le tue parole giuste al momento giusto.
Vorrei poterti rivedere.
Mi manchi così tanto, ti voglio tanto bene.
La tua migliore migliore amica, KimKim

Piego la lettera in tre parti e la infilo nella solita busta azzurra. Attacco il francobollo e bacio la carta. Ci spruzzo un po' di profumo, giusto per lasciargli un mio ricordo. Shawn merita tutto l'affetto del mondo e tutto l'amore, che posso soltanto donargli in silenzio. Lui non merita una ragazza sola e stronza come me, deve aspettare quella giusta per lui. L'avrò ripetuto mille volte, ma è quello che penso: ciò che sento dentro di me è un problema. Quando leggo le lettere di Shawn sento le farfalle nello stomaco, che non smettono di svolazzare e scontrarsi. Le sue parole sono sempre così perfette ed io non so cosa fare. Lui è perfetto. Spedisco la busta con lo stampo delle mie labbra sopra e torno a casa. Mamma e papà sono arrivati e stanno chiacchierando, senza urlare. Parlano di questa casa e di quella in Canada. Tolgo le scarpe e cammino in punta di piedi. Raggiungo le scale e salgo al piano di sopra in fretta. Non mi sentono, sono in cucina. Mamma parla della mia scuola, di Karen, la mamma di Shawn, e della macchina. Papà continua a dire no, no, no e sembra stia piangendo.

«Grace, ti prego.» dice mio padre con un singhiozzo.

«No, Josh. Non voglio il divorzio, ma non voglio nemmeno passare del tempo qui, con te ubriaco quasi ogni sera. Ci serve del tempo e la miglior cosa è rimanere separati. Voglio tornare in Canada. Partirò tra due mesi e Kimberly verrà con me. Deve tornare da Shawn.»

Non posso credere a ciò che ha appena detto. Tornerò da Shawn, dopo tutti questi anni. Tornerò a casa mia, in Canada. Dopo quasi cinque anni, potrò finalmente rivedere il mio quartiere, il gattino della mia vicina di casa, il giardino sul retro ed il Parco delle Farfalle. Mi manca tutto così tanto, ricordo perfino il colore delle pareti della mia camera: ogni dettaglio è indelebile nella mia mente. Purtroppo dovrò salutare Ivy, Jasper e Oliver. Mi dispiace tanto non poterli rivedere, ma credo che, nonostante io possa sembrare egoista, Shawn sia più importante. Lui è stato il migliore amico che io abbia potuto desiderare, è comparso nella mia vita tanti anni fa e non se ne è andato. È rimasto e non credo mi abbandonerà proprio ora. Sto tornando da lui ed è questo quello che conta. Cambierò scuola, quartiere e aria. Organizzeremo le solite cene della domenica, dove papà non sarà presente. Eppure non vedo l'ora di partire. Un mese potrebbe sembrare infinito e sono sicura che lo sarà. Dovrò continuare ad andare a scuola e studiare, e il tempo passerà molto più lentamente. Ma non importa, quello che conta è tornare a Toronto.

Tornare dal mio Shawn.

Vedo mamma attraversare il salotto e corro in camera, socchiudo la porta e mi lancio - letteralmente - sul letto. Afferro il libro che dal comodino e fingo di essere interessata al contenuto, quando dentro di me sto impazzendo all'idea di tornare a casa.

«Tesoro» mi chiama mia madre, bussando leggermente alla mia porta. Le dico di entrare e lei si siede sul materasso, prende il mio libro e lo sfila lentamente dalle mie mani. Mi sorride, un sorriso triste.

«C'è una cosa che devo dirti.» Le faccio cenno di continare, annuendo leggermente. «Io e tuo padre siamo in crisi, da qualche mese. Non ci troviamo d'accordo su nulla, non ci comportiamo più come una volta, litighiamo spesso e credo che la cosa migliore sia trascorrere un po' di tempo insieme.» Ascolto mia madre attentamente, abbassando lo sguardo alla fine. Capisco il fatto della distanza, eppure continuo a pensare che la distanza non semplifichi le cose, è soltanto un mezzo con cui ci si dimentica più facilmente di qualcuno. Ma soltanto momentaneamente. Non ci si può scordare di una persona così, allontanandosi e non parlandosi più. Non è tutto così semplice.

«Perciò ho deciso di tornare a casa. Capirò se tu non vorrai seguirmi, qui c'è il tuo ragazzo e Ivy.»

«Tornare a casa? In Canada?» Fingo di essere sorpresa per questa notizia, nonostante io lo sappia già. Mamma mi guarda sorridente e mi stringe le mani. Annuisce e una lacrima le riga il volto.

«So che non sarà lo stesso, senza tuo padre, ma riusciremo a superarlo. E poi, chi lo sa, potrebbe raggiungerci lì.» Fa spallucce, con un bellissimo sorriso pulito in volto.

«Non posso dire di essere felice nel vedervi separati, ma l'idea di tornare a Toronto è...» Copro la mia bocca con le mani e una lacrima scende sulla mia guancia. Sono davvero emozionata all'idea di rivedere Shawn, non posso contenere ciò che sento dentro.

«So che forse ti sembrerà un po' affrettato questo trasferimento, ma mi serve spazio.» mi confessa, abbassando leggermente lo sguardo. Le prendo la mano e sorrido.

«A me serve Shawn.» Mamma posa subito lo sguardo su di me e mi abbraccia.

«Sapevo che mi avresti seguita.»



«Non puoi andartene così, tra poco più di un mese.» Ivy è infuriata, non vuole che io me ne vada, nonostante Boston non sia il mio posto, la mia casa. Oliver è seduto con noi al tavolo della mensa scolastica, mi guarda con un filo di tristezza. Ivy continua a parlare e sgridarmi, senza nemmeno sapere il perché del trasferimento. Mamma non sta bene qui, nemmeno papà se ne era accorto.

«Mi dispiace Ivy. Mi mancherete.» Sorrido, guardando i miei amici. Oliver mi dà una pacca sulla spalla, mentre Ivy mi abbraccia, sporcando la sua maglietta bianca con il ketchup.
«Anche tu ci mancherai e dovrai comprarmene una nuova!» esclama, indicando la macchia rossa sulla t-shirt. Alzo gli occhi al cielo, ridacchiando. Lei mi mancherà davvero, perché è stata la mia prima vera amica femmina qui a Boston. Io e Beth, la quale è ancora amica di Shawn, non eravamo molto unite, nonostante ora ci sentiamo ancora per telefono. Non so come abbia avuto il mio numero, ma da un paio d'anni mi manda qualche messaggio, chiedendomi come mi sento, com'è la città o la scuola. Credo sia solo cortesia, o forse vuole instaurare un rapporto d'amicizia con me. Non lo so, è più probabile la prima.

«Lo dirai a Jasper?» Questa domanda mi spaventa, perché lui, nonostante sia "cambiato", alza ancora la voce con me e a volte anche le mani. Gli voglio bene, potrebbe anche piacermi, ma non provo amore nei suoi confronti. Credo di stare assieme a lui per la paura di sentirmi sola. Sembrerò stronza, lo so, ma Jasper mi tiene compagnia. Non è la stessa cosa di avere un'amica, con lui mi sento al centro dell'attenzione.

E lo so che mi sto sbagliando.
Con Jasper mi sembra di sbagliare tutto.

A/N
Nuovo capitolo, che cosa ne pensate?
Ringrazio ancora tutti i miei lettori, che seguono la mia storia nonostante gli errori e tutto il resto❤️😘
Comuunque... domani parto per Roma e sono molto felicee😆

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