Sette

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Shawn ed io ci siamo addormentati sul divano. Io avevo la testa sulle sue gambe, mentre lui mi accarezzava i capelli. Era davvero rilassante. Sono stati i miei genitori a svegliarci, questa mattina. Si sono messi ad urlare e saltellare per la casa, dicendo: «Sveglia! La neve ci attende!»

Oggi, infatti, non andranno al lavoro a causa delle pessime condizioni in cui sono ridotte le strade. Ha nevicato per tutta la notte e ora dobbiamo togliere la neve dal vialetto. Bene.

«Shawn, che bello vederti di nuovo!» esclama mia madre, abbracciandolo. Lui le sorride e annuisce, ringraziandola. Mamma ha sempre adorato Shawn, lo invitava sempre a casa nostra.
«Anche per me è un piacere, signora Thompson.» Mamma lo guarda felice, come se lui fosse il figlio mai avuto, gentile ed educato. Io non sono così, anche se mi avvicino al loro ideale di figlia perfetta.
«Vieni, figliolo. Ti presto qualcosa da mettere.» Shawn segue mio padre al piano di sopra e torna pochi minuti dopo con un paio di jeans scoloriti e la maglietta che aveva anche ieri. Indossa la giacca, mentre io corro a cambiarmi. Mi vesto pesante, con il cappotto, un cappello e i guanti: nevica ancora.
La temperatura è sotto lo zero, ma Shawn sembra a suo agio. Io sto per morire per il freddo.

«Tieni, Shawn.» Gli porgo una pala da neve rossa, mentre io prendo quella blu. Iniziamo a sollevare la neve e lanciarla in giardino, dove si crea una montagna di neve alta più di me. Ho avuto un'idea.
«Che ne dici se facciamo un pupazzo di neve?» propongo, appoggiandomi al manico della pala. Sono accaldata, dopo tutto questo lavoro. Mamma e papà stanno aiutando i vicini, mentre noi abbiamo fatto tutto da soli.

Quando io e Shawn eravamo piccoli, ci piaceva giocare con la neve. Costruivamo il nostro castello nel 'Parco delle Farfalle' e giocavamo insieme. Preparavamo mille palle di neve e sfidavamo i nostri amici. Era molto divertente. Non ci curavamo del fatto che ci stessimo bagnando tutti, l'importante era giocare.

«Va bene, KimKim.» Shawn annuisce, convinto. Cominciamo il nostro lavoro: Shawn forma una palla e inizia a camminare, facendola rotolare sulla neve in giardino. Diventa sempre più grande, finché non raggiunge le mie cosce. Ci provo anch'io, ma la mia palla si spezza a metà appena provo a girarla. Shawn alza gli occhi al cielo e ride, scuotendo poi la testa. Prende la palla di neve dalle mie mani e la modella. Diventa resistente, perciò la rotoliamo sulla neve. Wow, è stato facile! Ora il nostro pupazzo è composto da due pezzi. Shawn cerca di posizionarli uno sopra l'altro - con gran successo - mentre io torno in casa e recupero bottoni, una carota e una sciarpa di papà. Non la indossa mai, starà meglio al pupazzo.

Sistemo i bottoni rossi, verdi e blu sull'ipotetica pancia del pupazzo. Nel frattempo, Shawn ha creato la testa, che colloca sopra la palla di medie dimensioni. Bene, la forma è fatta. Copro il collo del nostro pupazzo con la sciarpa grigia e la testa con un grande cappello di paglia, abbandonato in soffitta, di mamma. Shawn inserisce la carota nella neve, ma questa cede, facendo cadere anche il nostro naso. Prendo una bella manciata di neve e la lancio sulla faccia dell'uomo di neve, ma senza alcun risultato. Shawn mi guarda scandalizzato. «Non puoi averlo fatto davvero.» esclama, indicando il pupazzo senza occhi e naso. Faccio spallucce, non capendo ciò che intende dire. Cosa ho fatto? Ho soltanto cercato di aggiustare la sua faccia, niente di più. Shawn socchiude le palpebre e finge di essere arrabbiato, respirando velocemente. Non riesco a trattenermi dal ridere e scuotere la testa. «Cos'hai contro di me?»

«Hai quasi ucciso Nevino!»

«Nevino? È così che si chiama?» esclamo, ridendo. È un nome buffo, forse anche stupido. Soltanto un bambino chiamerebbe un pupazzo di neve così. Eppure, c'è qualcosa di familiare in questo nome. «Oh.» Nevino è stato il nome del nostro primo pupazzo di neve. Avevamo cinque anni e stavamo giocando nel giardino di Shawn. Manuel, suo padre, ci stava aiutando, mentre le mamme ci scattavano qualche foto. Ne ho conservate alcune, sono proprio carine. Shawn aveva una di quelle tutone enormi per la neve. Era buffo.
«Te lo ricordi? Era più alto di noi.» Ride, sistemando la carota al centro della palla più piccola. Con i miei bottoni, la faccia di Nevino è completa. Mancano solo le braccia: due rami spogli.

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