Dieci

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Mamma e papà ci hanno accompagnato in macchina. Non hanno altro da fare e Shawn ha deciso di farmi una sorpresa. Non ho idea di dove mi stiano portando: non ci vedo. Hanno coperto i miei occhi con una fascia nera ed ora non posso nemmeno sbirciare, perché so che Shawn mi sta osservando attentamente. Dice che è il mio regalo di compleanno, anche se in ritardo di un mese. Oggi, infatti, è il cinque gennaio.
Un mese fa, ero a casa insieme a Ivy, con una torta davanti. Una stupida torta al cioccolato con qualche ciuffo di panna. Avevo invitato altre due ragazze ma non si erano presentate. Peggio per loro.
«Sei pronta?» sussurra Shawn al mio orecchio. Io annuisco, curiosa. Dopo essere usciti dalla macchina, abbiamo salutato i miei genitori e abbiamo camminato per qualche minuto. Davanti a me è tutto nero, non capisco dove siamo. Si sentono urla di bambini e clacson, oltre alla musica proveniente da qualche artista di strada, suppongo. O magari da qualche bar.
Shawn slega la fascia e impiego poco per mettere a fuoco il grande edificio che s'innalza davanti a me. Assomiglia ad una palestra, se non fosse per le statue di due cavalli ai lati della strada. I cavalli.
Shawn mi ha portato a cavalcare, perché ha notato la nostalgia nella mia voce, quando ne abbiamo parlato.
«Non ci credo.» Apro leggermente la bocca, sbalordita e sorpresa dalla sua idea. È davvero un bellissimo regalo di compleanno, anche se in ritardo. Rimarrà il miglior non-compleanno di sempre!
Entriamo nell'edificio e l'odore di stalla riempie le mie narici. Non è granché gradevole, ma ricorda la mia infanzia. I nonni, i cavalli, Zeus e Orso e quel bellissimo giorno in cui abbiamo cavalcato insieme. Alcune persone corrono di qua e di là, alcune impugnando le redini e altre indossando caschetto e stivali.
Incontriamo un uomo dalla barba grigia e i baffi, con piccoli occhiali sulla punta del naso e una targhetta sulla camicia a quadri: si chiama Chase. Penso che conosca Shawn, non so per quale motivo, perché si stringono la mano e si salutano.

«È lei la tua amica speciale?» chiede, indicandomi. Arrossisco leggermente per il nome con cui mi ha chiamata: "l'amica speciale di Shawn". Ha una voce profonda e roca, simile a quella di mio padre. Parla lentamente, scandendo le parole e gesticolando un po'. Shawn annuisce, sorridendo.

«È proprio lei. Quale cavallo può cavalcare?» Shawn è davvero premuroso, ha cercato qualcuno che potesse farmi cavalcare a Boston e ora siamo qui. Devo ringraziare davvero Shawn, per tutto quello che fa.

«Vedi il purosangue là in fondo? È tutto per voi!» esclama, annuendo e colpendo Shawn sulla spalla. Penso si conoscano, altrimenti non si comporterebbe in questo modo. Dev'essere un amico di famiglia, non penso che gli amici di Shawn abbiano sessant'anni.
Shawn ed io c'incamminiamo verso il nostro cavallo marrone in fondo alla palestra. Questo edificio è diviso con qualche recinto bianco; ci sono gli ostacoli, i labirinti e altro materiale. Noi ci fermiamo nella parte vuota. Non c'è nulla, se non il cavallo. Penso che Chase si fidi di noi, altrimenti non lascerebbe il cavallo incustodito. Certo, conosce Shawn, però il cavallo non è suo.

«Ho deciso che lo chiamerò Bullseye.» Sorrido, ricordando il mio cartone preferito: Toy Story. Il cavallo di Andy si chiama proprio così e non posso dimenticarlo. Inoltre, guardo il film ogni volta che ne ho la possibilità. Mi piace rivedere i giocattoli, pensare alla storia, a quello che amavo.
«Mi ricorda qualcosa.» osserva Shawn, con un sorrisetto malizioso dipinto in viso. Gli sorrido a mia volta, accarezzando il muso del cavallo. È sempre così morbido, proprio come lo ricordavo. La criniera è folta e scura e ha una piccola macchia bianca sopra gli occhi. Ha una postura elegante, per quella che potrebbe essere la postura di un cavallo. È un purosangue estremamente tirato a lucido. La sella è pulita e al suo posto. Infilo un piede nella staffa e salgo, alzando la gamba sinistra e poggiandola al corpo del cavallo. Supero di molto Shawn, che mi guarda dal basso verso l'alto. Mi piace essere più alta, per una volta. Lui alza un pollice ed io impugno le redini. Mi sistemo meglio sul seggio e do un leggero colpo con le staffe. Il cavallo inizia a muoversi verso l'interno della palestra. Il recinto in cui può correre il cavallo è ampio, perciò lascio all'animale la scelta. Inizia ad accelerare, iniziando a trottare. Mi muovo su e giù, ridacchiando. Mi mancava questa sensazione, essere su un cavallo di nuovo è come tornare in Canada. Voglio tornare a casa.

«Allora com'è?» chiede Shawn dall'angolo, dopo la mia cavalcata. Sorrido e torno da lui, per poi scendere dal cavallo.
«È magnifico.» sussurro, appoggiandomi a lui. Cinge la mia vita con un braccio, mentre lui impugna la parte superiore dello steccato per rimanere in equilibrio. «Sali.» ordino, guardandolo con serietà.

«No. Ho paura dei cavalli.» Sono sbalordita, Shawn ha cavalcato con me qualche anno fa, non può avere paura di un animale così. Posso essere pericolosi, ma sono al tempo stesso carini. Lo guardo con confusione e sorpresa, mentre lui alza gli occhi al cielo. «Dopo che te ne sei andata, ho cavalcato un'altra volta. Sono caduto e da quel giorno ho deciso che avevo paura dei cavalli.»
«Sali con me, allora.» suggerisco, sorridendo. Lui mi guarda con le sopracciglia alzate, chiedendomi con uno sguardo: «Stai scherzando?» Alzo le sopracciglia a mia volta, incrociando le braccia. «Dai, sali.» Indico il cavallo, battendo il palmo sopra la sella. Shawn socchiude gli occhi, poi si avvicina lentamente. Infila un piede nella staffa e lentamente porta l'altra gamba dall'altro lato. Prende un bel respiro, poi mi guarda. Con un cenno della testa, gli dico di avanzare. Lui annuisce, impugnando le redini. Riesce a cavalcare perfettamente, arrivando al recinto e tornando indietro. Non gli è servito il mio aiuto.
«Non era tanto male, no?» Scuote la testa, tornando con i piedi per terra. Sul suo volto si dipinge un sorriso a trentadue denti quando viene ad abbracciarmi.


Inserisco il DVD nel lettore accanto alla televisione. In onore dei vecchi tempi io e Shawn abbiamo deciso di guardare Toy Story. Rivedere Woody, Buzz e gli altri giocattoli mi ricorda tanto i nostri spettacoli davanti alle nostre famiglie. Avevamo i costumi di Halloween, le nostre mamme erano state tanto gentili da permetterci di comprarli. Io ero Woody, mentre Shawn era Buzz. È stato il giorno di Halloween migliore in assoluto.
«KimKim.» sussurra Shawn, poggiando la testa sulla mia spalla. La mezzanotte è passata da un pezzo ed io sono stanca. Mi fanno male le gambe a causa della cavalcata e la testa sta per scoppiare.
«Sì?» chiedo, mentre Shawn mette in pausa il film. Dev'essere qualcosa di importate se interrompe una delle scene migliori: Buzz si lancia dal letto, gridando: «Verso infinito e oltre!»
«Cosa stiamo facendo, esattamente?» Sono confusa, non capisco che cosa ci sia di sbagliato nella nostra amicizia. Ci comportiamo come tutti gli altri, forse siamo soltanto più intimi. Ma siamo sempre stati così, non c'è nulla di male. Forse lui vuole rallentare il passo, dato che ci siamo rivisti tre giorni fa. Guardo Shawn, aggrottando da fronte e sbattendo le palpebre. Non capisco proprio.
«Noi... siamo amici.» Incrocio le gambe sul divano, appoggiando la testa al cuscino dello schienale. Lui si volta verso di me, piegando una gamba e portandola davanti a sé. Mi guarda come se ci fosse qualcosa di strano in me, come se non capisse la mia lingua.
«Insomma, noi siamo migliori amici, ma ci comportiamo come se fossimo fidanzati.» esclama, gesticolando. Alzo un sopracciglio, è sempre stato così. Shawn ha qualche problema serio.
«Non ci baciamo mica!» ribatto, alzando leggermente la voce, ma non tanto da svegliare i miei genitori. Lui mi guarda negli occhi ed io lo fisso immobile, cercando di non sembrare troppo scossa. È come se lui volesse portare a termine un'amicizia così grande, sostituendola con una banale.
«Lo so, ma... oh, lascia perdere. Dimentica quello che ho detto.» Rimango in silenzio, voltandomi verso la televisione. Porto le ginocchia al petto e rispetto la sua decisione, rimanendo zitta e fissando Buzz mentre cade sul pavimento. L'immagine è immobile e il personaggio appare sofferente. Appoggio il mento sulle ginocchia e chiudo gli occhi; Shawn fa ripartire il film, ma io non voglio più guardarlo. Non so il motivo per il quale mi sento così. Riesco a leggere tra le righe, caro Shawn. Tu non mi vuoi più.
Mi alzo e mi allontano da Shawn, sedendomi sul divano di fronte alla finestra. Il mare è tempestoso e fa quasi paura, i pesci dovrebbero averne. Non capisco come possano dormire tranquilli, con squali e pesci giganti che nuotano nelle vicinanze. Io passerei la notte in bianco. Eppure, in questo momento gli squali non mi farebbero paura, invece perdere l'amicizia con Shawn sarebbe terrificante.

A/N

Nuovo capitolo, spero vi piaccia!

Buon Natale (in ritardo) e buon anno nuovo!❤️

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