Diciannove

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Sfilo le cuffiette dalle orecchie e scendo dall'autobus. La casa di Jasper non è molto lontana, anche se devo camminare per una decina di minuti. Abita in un grattacielo, vicino al centro di Boston. Il suo è un quartiere tranquillo, nonostante la notte non sia sicura in nessun posto. Prendo l'ascensore fino all'ottavo piano, dove Jasper mi aspetta con una rosa. L'ho giusto avvisato del mio arrivo, è veloce.

«Sono in punizione. Mia madre è venuta a sapere della rissa e non mi lascia più uscire di casa.» Mi accoglie con uno dei suoi sorrisi migliori e sposta una ciocca dei miei capelli che è ricaduta davanti agli occhi. Lo seguo fino al suo appartamento, dove sua madre mi saluta con un'espressione un po' rammaricata. Appena Jasper va nel ripostiglio per sistemare il mio cappotto, sua madre si avvicina a me.

«Jasper ha passato un brutto periodo ultimamente. Lo abbiamo passato entrambi, credo sia davvero dispiaciuto per quello che ti ha fatto, non l'avevo mai visto così preoccupato.» Lei sembra davvero in pensiero per suo figlio, ma allo stesso tempo per me. Spera che il nostro rapporto si riallacci perché, come mi aveva detto qualche mese fa, quando non era ubriaco, Jasper aveva occhi solo per me. Non che io ci credessi, sua madre conosceva solo il Jasper a casa sua: tranquillo, sereno e felice.

Ma io ne conoscevo un altro, se non due: il ragazzo ubriaco, che mi faceva del male, e il ragazzo che a scuola guardava il fondoschiena ad ogni ragazza che passava sotto i suoi occhi.

«Vieni, Kim.» Jasper prende la mia mano e mi trascina nella sua camera, dove tutto è addobbato come fosse un appuntamento. Ci sono rose rosse, candele e sulla tavola due piatti.

«Jasper, non dovevi.» Lui scuote la testa leggermente e si china verso di me per baciarmi. Volto la testa di scatto, prendendo un bel respiro. Forse questo bacio non è proprio quello di cui avrei voglia adesso. Mi servono spiegazioni e nient'altro.

«Non è il momento, okay.» sussurra, poi sposta la sedia da una parte del tavolo per farmi sedere ed io mi accomodo, senza fare tante storie. Magari mi racconterà tutto, una volta per tutte. Sparisce dalla stanza per qualche minuto, si sentono delle voci che provengono dalla cucina, ma non capisco che cosa dicono. Poco più tardi Jasper ha tra le mani una pentola colma di spaghetti, che versa nei nostri piatti. Lo ringrazio e inizio a mangiare solo quando anche lui è seduto. Mi guarda e aspetta qualche giudizio, ma non lo accontento. «Jasper. Dimmi tutto, per favore.»

«L'alcool mi ha dato alla testa.» mormora, abbassando la testa.

«È questa la tua spiegazione? Malumore, davvero? Mi hai picchiata e insultata ed è questo quello che hai da dire?» Alzo la voce, gesticolando e scuotendo la testa. Se la sua unica spiegazione è questa, non credo di riuscire a perdonarlo. L'alcool. Lui ha alzato le mani e dà la colpa agli alcolici! Faccio per alzarmi, quando lui mi ferma, afferrandomi il polso. Troppo forte. «Ecco, vedi? È questo che fai!» Mi libero dalla sua presa e mi alzo in piedi, prendendo il cappotto e il cellulare. Jasper mi prega di restare, accarezzandomi la guancia; intravedo delle lacrime spuntare dai suoi occhi.

«Ti prego, Kim, lasciami spiegare.»

«Parla. Vai dritto al punto.»

«Bene, ehm... partirò dalla mia infanzia.» Oh, bene. Devo pure subirmi tutta la storiella del suo passato. Se anche questa è la sua scusa, ben venga! Non gli parlerò più. «Nessuno lo sa, ma mio padre non era proprio il mio eroe. Lui mi picchiava e faceva lo stesso con mia madre. Lei non ha mai aperto bocca, fino a qualche mese fa. Lasciava che le si facesse male, nascondeva i lividi e piangeva tutte le notti in bagno.» Una lacrima scende dal suo viso ed io non so proprio come comportarmi, non so che cosa fare. «Quando mia madre ha deciso di divorziare, lui non ha voluto sentire ragioni e la picchiata fino a mandarla in ospedale. Io non ero in casa quel giorno, ero al bar. E questa cosa, il fatto di non essere accorso in suo aiuto, mi uccide ogni giorno. Ho continuato a bere e uscire con le ragazze. Poi ho incontrato te, ma le cose non sono cambiate molto. Tu riuscivi - e riesci tuttora - a mandarmi fuori testa e questo non lo sopportavo. Non volevo farti del mare, lo giuro sulla mia vita...» Fa una croce sul suo cuore con il mio dito e mi sorride, tra le lacrime, «ma saperti con un altro ragazzo mi ha fatto infuriare. Ora capisco cosa mi faceva arrabbiare. Sono innamorato di te, Kim, ed ero geloso.» Qualcosa in me mi dice di allontanarmi, perché potrebbe essere tutta una messinscena, ma qualcos'altro ribatte di restare. Il cuore batte forte e non so se è la scelta giusta, ma credo di poterlo perdonare. Credo di riuscire a tornare da lui. In questa settimana non ho pensato molto a lui, ero con Shawn. Jasper non potrà mai prendere il suo posto, ma se voglio che Shawn sia felice, devo cercare di stare lontana da lui con il cuore. Io non sono la ragazza giusta per lui, anche se so perfettamente che Shawn è il ragazzo giusto per me. Lui merita qualcosa di meglio.

All'improvviso, mi sembra di avere il mio migliore amico davanti a me. È tutto quanto frutto della mia immaginazione, nonostante sembri così vero! Cerco di non dimenticare che è Jasper il ragazzo davanti a me, è lui che devo perdonare. Shawn è lontano chilometri da me e questo non cambierà.

Mi avvicino a Jasper e lo bacio, cercando di dimenticare Shawn, tentando di non scoppiare in lacrime. I nostri corpi sono uno vicino all'altro e la mano di Jasper è aperta sulla mia schiena. Sposta l'altra sulla mia guancia, poi tra i capelli e sul mio sedere.Si siede sul letto, mentre io mi sistemo sulle sue ginocchia. Cadiamo insieme sul materasso, mentre continuiamo a baciarci. Eppure, dopo aver incontrato Shawn in quel bar, qualcosa dentro di me è cambiato. Sono cambiata. Baciare Jasper era normale prima, ora vorrei tanto ci fosse Shawn al suo posto. Provo qualcosa per entrambi, tuttavia credo che il sentimento per Shawn sovrasti quello che sento per Jasper. Me ne sto zitta, però, e continuo a baciarlo.

«Non ti pentirai della scelta che hai appena fatto. Tu sei quella giusta per me, davvero.» Mi dà piccoli baci sulle labbra, ma continua a sorridere. Sono ancora sdraiata sopra di lui, quando ricordo una cosa.

Non so se credergli, se perdonarlo veramente, se tornare con lui.

«Devi promettermi una cosa.»

«Dimmi tutto, puoi parlare con me. Sono tutto tuo ora.» Jasper riesce davvero ad essere un ragazzo dolce quando vuole, mentendo, ma ci riesce.

«Vorrei che smettessi di bere. Ora sei davvero tu e non vorrei che l'alcool mandasse tutto a monte.» Abbasso lo sguardo, sperando che in questo modo riesca a convincerlo.

«Certo, Kim. Farei di tutto per riaverti indietro. Sai, anche prima eri importante, però non volevo che fosse così, Jasper Evans innamorato perso di una ragazza... che in realtà nessuno nota, ma è bellissima.» Dovrei essere felice, perché è innamorato di me o confusa per il suo commento poco opportuno sulla mia invisibilità e solitudine. Provo a dimenticare le sue parole e lo bacio.

Nonostante tutto, mi piacciono le sue labbra: sono morbide, ma non come quelle di Shawn. Le sue mi ricordano casa ed erano così soffici.

«Kim.» sussurra.

«Jasper.» sussurro.

«Ti amo.»

Shawn dev'essere felice.
Shawn dev'essere felice.
Shawn dev'essere felice.


A/N
Oggi sono tornata a scuola, che palle🙄
Comuunque... vi piace il capitolo?
Spero proprio di sì❤️❤️

Buona settimana xx

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