Undici

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Apro gli occhi di scatto, sentendo il freddo solleticare le mie gambe. La coperta non mi copre come dovrebbe: le gambe sono scoperte e la maglietta che indosso non mi copre le mutandine. Perché non indosso un pigiama più pesante? Non avrei freddo, se così fosse. Cerco di tirare la coperta verso di me, ma Shawn, sdraiato al mio fianco con il viso rivolto verso la parete, stringe i pugni e la coperta non si muove di un millimetro. Alzo gli occhi al cielo e lascio perdere. Se Shawn non avesse confessato ciò che pensava ieri sera, sarei già sopra di lui, cercando di prendere la mia coperta dalle sue mani. Non so che cosa fare in questo momento; sono nella mia camera, mentre il freddo mi sta lentamente congelando, con Shawn che non vuole praticamente vedermi. E non ne conosco neanche il motivo!

Senza dire una parola, mi alzo, stiracchiandomi e sbadigliando. Socchiudo la porta e mi dirigo al piano inferiore camminando in punta di piedi. Mamma e papà non sono svegli, ma oggi torneranno al lavoro. Mi è piaciuto passare del tempo con loro e, allo stesso tempo, anche con Shawn. Non voglio perderlo, lui è troppo importante. Perciò, cercherò di farlo ragionare, parlandogli e supplicandolo di godere di questi due giorni insieme. Non ci vedremo per molto tempo, quando lui se ne andrà e non voglio che questa sua sciocchezza rovini tutto. Non voglio proprio. Papà mi raggiunge, aprendo il frigorifero e prendendo il cartone del succo ai frutti rossi.
«Papà, mi aiuti a preparare la colazione a Shawn?» chiedo, con gli occhi dolci. Lui è un ottimo cuoco, oltre ad eccellere nel suo lavoro. Generalmente è lui che cucina. In questi giorni ho lasciato che Janine, la nostra domestica, rimanesse a casa. Inoltre, ci sono stati anche i miei genitori, ma io vorrei rimanere da sola con Shawn. Voglio farmi perdonare, qualunque cosa io abbia fatto.

«Certo, tesoro.» Prendiamo pentole e mestoli e prepariamo i pancake. Papà si mette al lavoro, molto più di me. A lui piace Shawn, a me pure. Preparo il vassoio da portare al piano di sopra: i pancakes, la marmellata o il vasetto di Nutella e due bicchieri di succo. Papà esce dopo avermi salutato e va al lavoro. Mamma è già uscita, mentre Shawn dorme ancora, quando entro in camera. Appoggio il vassoio sul comodino e mi sdraio sul letto, guardo il soffitto e aspetto. Pochi minuti e anche Shawn apre gli occhi. La prima cosa che nota è la colazione, preparata apposta per lui. Si volta verso di me e la sua espressione piuttosto confusa. Sorrido, appoggiando la schiena al legno dello schienale.
«Sei stata tu?» chiede, con un sorriso in volto.
«Sì, non voglio che la nostra amicizia cambi, Shawn. Non mi frega se gli altri credono che noi stiamo insieme. Tu sei il migliore migliore amico, ricordi?» sussurro, accennando un sorriso. Mi copro le gambe con le coperte, ma Shawn afferra il mio polso e mi avvicina a sé, stringendo il mio corpo con le sue braccia. Rimaniamo stretti l'uno all'altra per molto tempo, sdraiati una sopra l'altro sul letto. Mi mancherà tanto quando tornerà a Toronto, la mia vita non sarà più la stessa senza di lui. Nulla sarà più lo stesso.
«Tu sei la migliore migliore amica che mi prepara la colazione, dopo tutte le stronzate che ho detto.» bisbiglia nei miei capelli, accarezzandomi la schiena. Chiudo gli occhi, inspirando il suo profumo, che non potrò più sentire. È qualcosa di dolce e fresco, come se fosse appena uscito dalla doccia.
«Shawn, le parole!» lo rimprovero, tappandogli la bocca. Lui morde le mie dita, ma io non mi muovo. Poi passa la lingua sul mio pollice, e lo ritiro schifata. «Hey!»
«La mia KimKim non dice le parolacce, ovviamente.» sussurra, sorridendo. Io scuoto la testa, stringendo Shawn a me. Mi piace abbracciarlo, è come ritrovare la via di casa, essere al sicuro. Quando le braccia di Shawn mi stringono, mi sento come se quello fosse il mio posto. Non posso andare da nessuna parte, se lui non c'è. Se lui non mi abbraccia, non mi sento mai sicura. Ed è come se un abbraccio aggiustasse tutto.
«Shawn, non voglio che tu te ne vada. Voglio tornare ad essere la tua vicina di casa, voglio giocare tutto il tempo, rincorrere le farfalle, voglio giocare a Monopoly. Tutto questo non può finire, tu sei troppo importante per me. Non so più che cosa fare, io...» Lacrime solitarie scendono lente sulle mie guance, correndo lungo il collo e bagnando il colletto della maglietta che indosso. «Io ti voglio bene.»
Shawn mi stringe forte, come mai prima. Questa sera dovrà raggiungere i suoi nonni e non dormirà qui. Sarà l'ultima mattina passata qui, insieme. Rimarrà ancora due giorni a Boston, ma soltanto uno con me. Un giorno e tutto sarà finito. Ora, però, ho il suo numero. Durante questi quattro anni non abbiamo mai scambiato informazioni come queste: il numero telefonico. Credo che trovassimo più intime le lettere scritte a mano, nessuno le scrive più ormai. Però, tenere qualcosa di scritto sulla carta, rende tutto più speciale. Puoi rileggere ogni cosa, quando desideri, senza preoccuparti di non scaricare la batteria del telefono. Io continuerò a scrivere sulla carta, imbucando la lettera nelle apposite cassette della posta.
«Anch'io ti voglio bene, non dimenticarlo.» sussurra, accarezzandomi i capelli. Avremo fatto questo discorso mille volte, ma non importa. È bello continuare a ripetersi l'affetto che si prova e il fatto di non volersi lasciare. Noi siamo così uniti da quando siamo bambini, è difficile allontanarsi ancora.
«Che ne dici se festeggiamo, questa sera?» propongo, leggendo il messaggio di Ivy. Hanno organizzato una festa vicino al mare. È freddo fuori, quindi credo sarà all'interno di un locale. Lo spero. Shawn sembra entusiasta dell'offerta e accetta volentieri. Però dobbiamo passare dai suoi nonni, altrimenti si arrabbieranno. E non è bello vedere le persone anziane arrabbiate.
«Ascolta, non voglio andare via dopo la festa. Se ancora mi vorrai, rimarrò qui fino a domani.» Sul mio viso si apre un sorriso enorme, dato dalla proposta di Shawn. È ovvio che potrà rimanere qui! Dovrebbe saperlo. Mi dispiace per i suoi nonni, però. Loro vorrebbero vederlo prima che se ne vada. Mi riferisce che resterà dai suoi nonni gli ultimi giorni, ma ci vedremo prima che parta.
«Resta, ti prego.»


Shawn è tornato dai suoi nonni, mentre io sono qui, da sola. Mi ha implorato di farlo rimanere con me, per non essere sola, ma io l'ho obbligato ad andare. In fondo, non è venuto qui per me, ma per i suoi nonni. Incontrarmi è stato solo uno splendido caso. Per la festa di questa sera, ho invitato Ivy a casa mia. Lei ha portato con sé un grande borsone, contenente ogni tipo di indumento: jeans, magliette, top, vestitini e minigonne. Penso che rimarremo chiuse in camera mia a provare vestiti per il resto del pomeriggio.
«Devi essere favolosa, questa sera.» esclama, con un sorriso malizioso. Ha portato anche la sua trousse dei trucchi di ogni genere. Ombretto, mascara, eyeliner, matite. È tutto lì dentro.
«Non capisco perché. È buio e nessuno vedrà come sarò vestita.» mi lamento, sedendomi all'indiana sul letto. Qualche ora fa ero sdraiata qui con Shawn, già mi manca.
«Ci sarà anche Shawn alla festa.» risponde seria.
«E con questo?» ridacchio, confusa. Non capisco proprio cosa voglia intendere, io e Shawn non stiamo insieme e non voglio fare colpo su di lui. Oppure sì?
Ivy inizia a spiegarmi che, da quanto ha visto Shawn al bar, lui mi guardava come se non ci fosse nessun altro nel locale, non ha neanche notato il fatto che fossi con qualcuno. Mi racconta che secondo lei c'è qualcosa sotto e Shawn si dichiarerà presto. La guardo sbalordita, come le sono venute queste idee assurde dopo averlo visto una volta? Quando siamo andati a passeggiare sotto la neve, continua, Shawn prestava attenzione solo a me. Io le continuo a dire che si sbaglia, sono passati quattro anni dall'ultima volta in cui ci siamo visti, è normale parlare soprattutto con me. Siamo migliori amici, dopotutto.
«Che ne dici di questo?» Ivy estrae dalla sua borsa di Mary Poppins un vestitino striminzito, di uno strano colore beige. Con una smorfia lo rifiuto, non perché sia brutto, ma non è nel mio stile. Io non indosso mai vestiti, questa potrebbe essere un'eccezione. Frugo nel borsone in cerca di qualcosa di passabile. Trovo abiti di tutti i colori: dal rosso, al giallo e grigio. Ne noto uno in particolare. È blu scuro e assomiglia a quello che indossa sempre mia madre. Credo sia adatto ad una festa così, il compleanno di un ragazzo della scuola che frequentiamo io ed Ivy. Ha acconsentito ad invitare Shawn, stranamente. Io e Oliver andiamo molto d'accordo, a scuola passiamo molto tempo insieme. Oltre ad Ivy, anche lui mi accolto nel migliore dei modi. È un ragazzo molto simpatico, con qualche piercing di troppo e i capelli a spazzola. Jasper è geloso di lui, perché a scuola ci vede insieme e non sopporta questa cosa. Mi ha vietato di uscire con Oliver, ma non mi interessa. Lui è mio amico e così rimarrà. Quando vedrà anche Shawn, s'infurierà come mai prima. Ho paura di lui, non so mai cosa potrebbe farmi.
«Kim?» Ivy muove una mano di fronte ai miei occhi, interrompendo i miei pensieri. Le sorrido, ma lei non ricambia. Sa che quando rimango immobile, con gli occhi spalancati, sto pensando a qualcosa. Di solito, non è qualcosa di bello. Infatti, in questo caso è Jasper. Finisco sempre per odiare questi momenti.
«Questo mi piace.» esclamo, fingendo di aver trascorso questo tempo a scegliere un vestito. In realtà mi piace davvero, è semplice e mi copre il sedere. Almeno questo...
«Ottima scelta.» Mi fa l'occhiolino, frugando a sua volta nella borsa. Ovviamente, Ivy la ragazza senza vergogna, prende un vestitino cortissimo, rosso fuoco. Non è una ragazza facile, le piace solo divertirsi baciando ragazzi e facendo altro. Indossa il mini abito, che le fascia il corpo perfettamente. Che invidia.
«Ivy, farai una strage da Oliver.» Lei alza gli occhi al cielo, abbracciandomi. Si complimenta anche per come il vestito calza a me.
In punta di piedi - anche se in casa non c'è nessuno - ci dirigiamo alla cabina armadio di mia madre. Lei tiene lì tutte le sue scarpe con il tacco, ciò che ci serve ora. Apro la porta e un buonissimo profumo mi riempie le narici. Adoro questo posto, mi piace venire qui e provare le sue scarpe, cercando di camminare.
«Oh mio Dio, queste sono stupende!» esclama Ivy, infilando un paio di scarpe rosse laccate con il tacco di quindici centimetri. Non capisco come faccia a rimanere in equilibrio sopra quei trampoli. Il tacco è ricoperto di borchie color argento, che Ivy adora. Io, al contrario, opto per dei tacchi alti, meno di quelli scelti da Ivy, blu. Il colore è simile al vestito, perciò sono perfetti. Manca solo il trucco, ora.
Indosso i tacchi, mentre Ivy mi guarda meravigliata.
«Shawn non riuscirà a resisterti.»

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