Ventisei

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Ieri sono rimasta in casa tutto il giorno, nascosta sotto le coperte. Non mi andava di parlare, alzarmi e vedere nessuno, perciò restare chiusa in camera mi è sembrata l'idea migliore. Non ho pranzato, non ho cenato, sono sopravvissuta con merendine ipercaloriche e Coca-Cola, e non ne vado fiera.

Shawn non mi vuole vedere e questo mi fa sentire un totale disastro, non solo perché lui è il mio migliore amico e mi sta chiaramente evitando, ma ha chiesto a sua madre di non farmi entrare. Shawn si sta allontanando da me e non posso permetterlo. Io ho bisogno di lui, sono sicura di volere lui al mio fianco e non posso lasciare che accada altro. Shawn mi piace, forse più del dovuto, più di Jasper e più della mia vita. Lui ha conquistato il mio cuore quando eravamo bambini ed è tuttora nelle sue mani. Le mie giornate sono migliori se lui è con me, i minuti e le ore passano più in fretta quando siamo assieme e non credo di essermi mai sentita così amata e sicura di me stessa. La Kimberly che divento con lui è più determinata e coraggiosa, Shawn mi rende migliore ed io ho impiegato tanto per capirlo, troppo forse.

Io e Shawn ci combiniamo perfettamente, come i pezzi di un puzzle che formano un'immagine favolosa.

Il mio cuore è suo, devo ammetterlo: non c'è altra maniera di spiegare come stanno le cose e come mi sento quando sono in sua compagnia. Il ritorno in Canada mi ha riaperto gli occhi ed ora posso vedere chiaramente ogni cosa, senza pensieri e dubbi tra i piedi.

«Kim, cosa vuoi?» chiede nervoso il mio migliore amico, mentre avanzo per entrare in casa. Shawn non mi ferma, nemmeno quando mi siedo sul divano e indico la poltrona di fronte a me.

«Dobbiamo parlare.» Ho sempre avuto paura di questa frase, nonostante sia composta soltanto da due parole: due parole alquanto terrificanti. Implicano sicerità e fiducia, come se credere a quelle parole fosse tutto ciò di cui si ha bisogno. Eppure ne sono spaventata, perché Shawn non intende parlare ed io non ho idea di come potrebbe reagire a ciò che sto per confessare.

«Forza, allora.» sbotta, alzando gli occhi al cielo. Non si siede accanto a me, ma sulla sedia vicino alla TV, il più lontano possibile. Ora sono terrorizzata.

«Shawn, ti capisco, qualunque cosa tu stia facendo. Io-» M'interrompe, alzando un dito e alzandosi. Blocco le parole che desiderano ardentemente uscire dalla mia bocca e taccio, abbassando lo sguardo.

«Non dirlo, per favore. Non dirmi che vuoi rimanere a Boston per sempre, e lasciarmi qui da solo.»

È questo che ha sempre pensato? Che io fossi tornata qui per poi non fermarmi? Be', credo abbia sbagliato completamente! Io e Shawn non potremmo mai separarci, non resisterei. Non per sempre, almeno.

Quei quattro anni da soli sono stati uno strazio, pieni di solitudine e rimorsi. Non avrei mai dovuto lasciarlo qui, ma non mi ero aspettata di dovermi trasferire.

«Shawn, io resto qui.» sussurro, accennando un sorriso. La sua espressione varia da furiosa a confusa, fino a diventare sollevata. Sono così felice di vedere quel magnifico sorriso sul suo viso, quello che mi mancava e che osservavo ogni giorno nelle fotografie.

«Mi stai prendendo in giro?» esclama, spalancando la bocca.

Nei minuti che seguono, non riesco a credere a ciò che ho davanti. Il sorriso di Shawn è così grande e bello ed io non posso far altro che correre tra le sue braccia. Mi è mancato così tanto, non pensavo di avere un vuoto dentro di me, colmato poi dal mio migliore amico.

«Shawn ascoltami, per favore» lo supplico, allotanandolo dal mio corpo. Accenno un sorriso e abbasso lo sguardo. Forse ciò che sto per dire potrebbe rovinare la nostra amicizia, la nostra relazione, ma credo sia più importante essere sinceri e lasciare che ogni cosa faccia il suo corso. Non per niente sono tornata qui, tra le braccia di Shawn, il migliore amico che si possa desiderare.

«Così mi spaventi» bisibglia, prendendo la mia mano e incrociando le dita.

«Ho paura anch'io, infatti.» ammetto, sospirando. Sono preoccupata e ansiosa: non ho proprio idea di come potrebbe reagire il ragazzo che ho di fronte o che cosa potrebbe dire. Sono spaventata e non ho paura di ammetterlo. «Non andartene, Shawn»

I ruoli si sono invertiti: un attimo fa era Shawn a chiedermi di restare, ora lo sto implorando io.

«Io non me ne vado da qui, dovresti saperlo.» risponde, avvicinandomi a sé.

Le sue sono parole sincere, che escono dalla sua bocca colma di verità. Shawn è un ragazzo incredibile, nel vero senso della parola. Lui è capace di farmi sentire protetta tra le sue braccia e sicura di me stessa. Abbiamo sempre qualcosa da dire, anche nei momenti più bui. Lui è il mio angelo custode, che mi difende dagli spiriti cattivi e mi protegge con il suo corpo, con la possibilità di riportare ferite. Un ragazzo come lui deve essere tenuto stretto, perché ai tempi d'oggi non se ne trovano di perfetti come Shawn.

«Lo so, e mi dispiace averti allontanato. Io e te siamo come un pezzo unico, difficile da imitare. Tu mi fai sentire così diversa, forse più amata e non posso far altro che ringraziarti.» Parlo veloce, come se le parole bruciassero sulla mia lingua e dovessero uscire in fretta, senza ripensamenti.

Shawn mi osserva per tutto il tempo e mai distoglie lo sguardo dai miei occhi. Mi piace questo contatto che abbiamo tra di noi, unico e quotidiano. Non mi imbarazzo quando lui mi guarda, nemmeno se mi fissa intensamente negli occhi.

«Io e te non possiamo stare insieme, Kim.» confessa, abbassando lo sguardo. Sono davvero sorpresa dalle sue parole, forse avrei dovuto aspettare una reazione del genere. Dopo sorrisi e abbracci, come se tutto si fosse riparato, finisce tutto in questo modo. Eppure ha ragione.

Ma il mio cuore non può evitare di perdere un battito, mentre il respiro mi manca. Sento di poter svenire da un momento all'altro, mentre il mio migliore amico, senza alcun motivo e spiegazione, nasconde il volto tra le mani. Sto male, molto male e credo di non aver sofferto mai in questo modo prima d'ora. D'altronde, è proprio così che si è sentito Shawn dopo i miei costanti rifiuti. Sono una stronza che crede di fare del bene alle persone quando le sta soltanto distruggendo, pezzo dopo pezzo.

«Ti prego, Shawn.» riesco a dire. Ma le mie parole escono in un sussurro, che svanisce lentamente. Odio me stessa per ciò che gli ho fatto sopportare e non riesco a capacitarmene. Lacrime silenziose scendono sulle mie guance, mentre torno a casa con il capo chino. Shawn non mi guarda nemmeno, mentre lascio la porta alle mie spalle.

«Vattene, per favore.» bisbiglia, non appena nota le mie mosse insicure. Non dovrei abbandonare il mio migliore amico così, senza lottare o chiedere spiegazioni. Eppure sono stanca, stanca di combattere e di rimanere, sebbene Shawn fosse l'unico vero amico che mi abbia mai accettata come la persona che sono e che non si sia lamentato per i miei continui cambi d'umore.

Con un respiro profondo varco la porta di casa, lasciandomi cadere poi sul divano. Mamma mi raggiunge, consolandomi con le sue braccia calde. Le mie lacrime esplodono e nascondo il viso nel suo collo. Non servono parole per descrivere la situazione, mia madre riesce a capire ogni cosa.

Shawn non mi vuole più, si è stancato. È proprio vero che si capisce quanto si tiene ad una persona soltanto dopo averla persa. Ho perso Shawn, ho perso il nostro bellissimo rapporto e ciò che avremmo potuto avere in più.

A/N

Ciao a tuttii! Spero non siate delusi dal capitolo, ma tutto si sistemerà tra Shawn e Kim, quindi tranquilli😂❤️
Buona settimanaa xx

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