Ventuno

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Toronto, 14 marzo

Cara KimKim,

spero che tu stia bene, lì a Boston, e che la situazione con i tuoi genitori si sia calmata. Oggi ti scrivo perché voglio raccontarti quello che succede in Canada, mentre tu non ci sei. Ti devo dire che mia madre è davvero rompiscatole in questi giorni. Dice che vorrebbe avervi qui e cenare tutti insieme la domenica. Di Aaliyah non parliamo: lei continua a stressarmi, dicendo che se ci fossi stata tu con lei, avreste potuto giocare con le bambole, mentre con me non può fare nulla. Tutte le mattine guardo fuori dalla finestra e immagino che tu esca dalla porta di casa tua. Non mi piace andare a scuola da solo, prendere il bus, ascoltare musica senza qualcuno con cui condividerla. Mi manchi, non sai quanto, e vorrei tornare ai vecchi tempi per rivivere tutti i momenti passati assieme. Immagino ti stia divertendo con Jasper, anche se, lo ammetto, vorrei che tu non lo avessi perdonato.

In ogni caso, non sono uno scrittore, nemmeno un poeta e non posso dirti a parole ciò che provo. Tu sei molto importante per me, okay? Forse più di quel che pensi. Possiamo parlare di tutto, senza essere criticati e quando ti abbraccio mi sembra sempre di essere a casa. Tu sei la mia casa e non voglio perderti. Probabilmente, non mi risponderai, perché ti conosco, Kim. So che tutto ciò che provo - e che provi anche tu - ti spaventa a tal punto da allontanare tutto e tutti. Non posso stare senza di te.

Tuo, Shawn.

Dire che sto piangendo è un eufemismo. Il modo in cui descrive i suoi sentimenti - credo siano esattamente lo specchio dei miei - è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mi sento così in colpa per aver rifiutato i suoi baci, li meritava tutti. Le lacrime rigano velocemente le mie guance, ma nessuno è qui per raccoglierle. Jasper aveva un appuntamento, ma comunque non capirebbe. Lui non riesce a capire il rapporto tra me e Shawn, dice che è soltanto un'amicizia uguale alle altre: non conta niente. Per lui non conta mai niente.

Ma è il mio ragazzo, anche se quello che provo per lui non supera ciò che sento per Shawn. E mi sento così male, perché so che una relazione tra me e Shawn non potrebbe funzionare. Io rovinerei tutto.

Quattro anni fa abbiamo traslocato e ho rovinato la nostra amicizia, dico sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato e non sono il suo tipo di ragazza ideale. Lui merita di avere accanto una persona sincera, fedele e al suo livello. Io racconto un sacco di bugie a tutti, ho baciato il mio migliore amico mentre stavo con Jasper e non sono per niente al suo livello. Non mi piace molto uscire con gli amici e partecipare alle feste, odio la mia scuola e i miei compagni e sono troppo asociale per Shawn.

«Tesoro, sei a casa?» Una voce che non assomiglia a quella di mio padre mi chiama dal salotto. Asciugo le lacrime e sporgo la testa dalla porta della cucina. Papà è in piedi, con una bottiglia in mano e la sua borsa in pelle per il lavoro in spalla. Mi squadra e successivamente si lascia cadere sul divano. Ha bevuto, e non poco. Non so proprio che cosa fare, lui non è Jasper, non posso sgridarlo e gridargli di andarsene. Lui è mio padre ed è in una situazione fuori dal normale. Lui e mamma non litigavano più da giorni ormai e, proprio oggi, lui torna a casa ubriaco. Mamma non riuscirà a contenersi.

Dopo aver trovato le bottiglie di alcool nel mobile sopra il lavandino, mia madre ne ha scovate altre nascoste nella loro camera. Non capisco il bisogno di nascodere qualcosa che potrebbe tornare utile nel fermare lo stress - ovviamente, con uso moderato. Purtroppo, non è quello il suo scopo. So che il rapporto tra lui e mamma sta decadendo e non sono in grado di ricucirlo. Il loro amore - sono riuscita a capirlo - non è più potente come quello di prima e lo sanno entrambi. So benissimo di essere un problema per loro, so che stanno ancora insieme solo perché ci sono io. Ma cercherò di parlarne, magari a tavola quando siamo tutti presenti, qualcosa che capita una sola volta alla settimana.

Qualche giorno dopo, Jasper mi accompagna a casa in macchina. I miei non mi lasciano guidare, anche se ho già preso la patente da un pezzo. Solo se nel posto del passeggero ci sono mamma o papà posso guidare, altrimenti è severamente vietato. Se mi azzardassi a toccare il volante, punizione per due mesi. Non so se questa regola è ancora in vigore, ma non importa. Devo ubbidire, altrimenti potrebbero iniziare a litigare con me e la situazione peggiorerebbe sicuramente. Inizierebbero a darsi la colpa a vicenda e non smetterebbero di gridare. Ed io non riuscirei a dormire.

«Kim, vieni qui.» dice Jasper, non appena scendo dalla sua automobile. Apre le braccia ed io mi rifugio tra di esse. Non è a conoscenza del nuovo rapporto tra i miei genitori e non voglio la sua compassione. Sta diventando troppo stressante, a scuola non smette di starmi vicino ed è troppo invadente. Ma non mi sento più così sola quando lui è con me. A casa non c'è mai nessuno, tranne Dana, che però ci lascia sempre in pace. Non vuole interromperci, dice lei.

«Vieni dentro?» chiedo, prendendo la sua mano. Lui sorride e annuisce.

«Volentieri.»

Jasper ed io siamo sdraiati sul letto da un paio d'ore: mi sta interrogando. Le sue domande sono piuttosto complicate, simili a quelle che farebbe l'insegnante di fisica, eppure me la sto cavando. Jasper potrebbe essere il mio insegnante privato, è molto intelligente. Non si direbbe, dato il suo fascino da Don Giovanni.

Ma il viso di Shawn si fa spazio nella mia mente, ricordandomi che Jasper non è altro che un fannullone, in cerca di ragazze, letti e profilattici. Non voglio ascoltare ciò che la mia coscienza ha da dire, perciò mi siedo sulle gambe del mio ragazzo. Lui porta immediatamente le mani sui miei fianchi e avvicina il viso al mio. Gli sorrido e lui fa lo stesso, infilo una mano tra i suoi capelli biondi e li spettino, mentre Jasper fa la linguaccia e mi bacia la punta del naso. Chiudo gli occhi e mi godo questo piccolo momento romantico. Appoggio la fronte alla sua e lo bacio sulle labbra. Jasper stringe il mio fianco sinistro con una mano e passa l'altra sulla mia schiena. Mi fa sentire protetta, eppure non posso fare a meno di pensare a Shawn. A come mi fa sentire a casa attraverso le sue lettere, nonostante la distanza che ci separa. Shawn è sempre nella mia testa e non si muove. Le nostre numerose foto, scattate durante la sua permanenza a Boston, appese sulla parete sopra il letto non aiutano. Vorrei davvero riaverlo qui, tra le mie braccia.

A/N
Nuovo capitolo, spero vi piaccia😘
Vorrei anche ringraziare tutti i lettori che seguono la mia storia e mi supportano😍❤️

Ti Scatterò Una Foto | Shawn MendesLeggi questa storia gratuitamente!