Ventitre

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Toronto, 24 aprile

Cara KimKim,

Aaliyah dice che le manchi. Le piacerebbe tornare a giocare con te a Monopoly, perché si è stufata di me. Tra un mese sarà il suo compleanno e vorrei farla davvero felice. Mi ha detto che il regalo perfetto sarebbe vedere Toy Story per la millesima volta insieme a te - sai, ora anche lei è in fissa con quel film. So che sarà impossibile per te raggiungerci qui, a Toronto, eppure ci spero. Il suo compleanno cadrà di mercoledì e tu devi andare a scuola, non puoi saltare lezioni soltanto per mia sorella. La scuola è importante, te l'ho sempre detto, e non devi mandare tutto all'aria per me. Ma credo che quest'estate potresti venire con i tuoi genitori, non sarebbe male, no? Mi piacerebbe tanto trascorrere altro tempo con la mia KimKim. A proposito, perché non siete più tornati?
Insomma, l'estate avreste potuto fare un salto in Canada, anche se so che tua madre odia il freddo.
Tornando alla tua lettera, tutti i genitori passano un brutto periodo. Devi farti forza e, magari, aiutarli. Non sono bravo in queste cose, lo sai meglio di me.
E in questo momento vorrei tanto essere lì ad aiutarti,
consolarti,
abbracciarti.
Mi manchi.
Tuo, Shawn.

Non so come dovrei reagire alla sua lettera. È un misto tra amore e mancanza, tra speranza e arrendevolezza. Shawn non lascia perdere, non lo fa mai. Si batte per ciò che gli appartiene e non butta tutto all'aria. Ma questa volta non andrà così. Lui mi lascerà andare, non c'è altro modo. Creerà la sua vita senza di me. Non potrò essere sempre al suo fianco, come potrebbe fare qualcun altro. Shawn rimarrà sempre nel mio cuore, ma non posso permettergli di prenderselo e non restituirlo mai più.

Probabilmente il mio cuore è già suo, ma cercherò di trattenerlo a me il più possibile. Non voglio ferirlo, non voglio essere io quella che incasina tutto. Eppure l'idea di vedere Shawn lontano da me mi distrugge e, se la causa fossi io, il dolore sarebbe ancora più profondo. Io e lui siamo una squadra, non una coppia.
Non ho più risposto a quella lettera. Un mese intero passato a rimuginare sul nostro rapporto, su ciò che gli dirò. Io voglio solo che lui sia felice. Non mi interessa la mia felicità, io voglio la sua.
«Kim, ci hai ripensato?» chiede mia madre, interrompendo i miei pensieri contorti. Nascondo immediatamente la lettera di Shawn sotto il cuscino, lei non deve sapere queste cose e invadere la mia privacy. Per risponderle, scuoto la testa semplicemente e accenno un sorriso.
«Manca meno di un mese, cara. Tra poco sarai da Shawn.» continua, abbracciandomi e lasciando un bacio sulla mia fronte. Mi limito a sorridere e mamma esce dalla stanza. Non so proprio che cosa farò da Shawn, dovrei portargli una scatola di cioccolatini? O dovrei lasciargli un bigliettino, un messaggio?
Decido di chiamare Jasper, dovrò dargli la notizia della mia partenza. In questi mesi si è rivelato gentile e prudente, anche paziente a volte. Non ne sarà felice, ma io e mia madre dobbiamo partire. Magari non ci crederà nemmeno e, quando me ne sarò andata, sarà furioso. Forse non avrei mai dovuto stare assieme a lui, ma l'idea di rimanere da sola un'altra volta mi stava uccidendo. La solitudine può essere utile, a volte, ma può anche distruggerti in piccoli pezzi. Non hai nessuno con cui parlare, scambiare le idee o semplicemente guardare un film. Jasper mi sembrava il metodo più veloce per assemblare tutti quei pezzi. In fondo ci è riuscito, ma qualche pezzo è ancora a terra, perso lungo la strada. La verità è un'altra: Shawn ha tenuto quelle parti di me che non vogliono tornare al loro posto, per questo mi sento sola anche con Jasper alle volte. Ma non gliene faccio una colpa, certo che no. Lui sta solo cercando di essere carino, forse pensa pure che resteremo insieme per sempre. Invece io penso a Shawn, penso sempre a Shawn. Jasper mi bacia e immagino il mio migliore amico di fronte a me con le labbra sulle mie.



Il telefono squilla e i Maroon 5 mi svegliano. Non mi sono nemmeno accorta di essermi addormentata, com'è possibile? Il volume della suoneria è davvero troppo alto, comunque.

«Jasper? Cos'è successo?» chiedo, guardando l'orologio. Sono le 9:45, che cosa può volere a quest'ora?

«Apri la porta, per favore.» mi prega, respirando forte nel microfono del telefono. Annuisco, nonostante lui non possa vedermi e scendo le scale in silenzio. Poco importa, dato che i miei genitori non sono in casa. Papà sarà in qualche bar cercando di dimenticare la stupida situazione in cui si trova, mamma è al lavoro per sbrigare le ultime cose prima di partire. Non posso credere che papà ci lasci andare in questo modo, non ha nemmeno mostrato resistenza, si è limitato a bere e bere fino a vomitare l'anima.
Non appena giro la serratura, Jasper si avventa su di me e mi bacia con foga. Non è ubriaco, lo si capisce dal sapore della sua bocca. Eppure, non capisco perché abbia così tanto bisogno di me.
«Andiamo nella tua camera.» ordina, sollevandomi leggermente. Accenno un sorriso e annuisco.
«Sì, certo.» Nonostante io non abbia per niente voglia di fare quello che vuole fare Jasper, lo assecondo comunque. In questo ultimo periodo Jasper mi è sembrato innamorato, ma sul serio. Continua a ripetermi che mi ama, eppure io non dico mai una parola. Non sono sicura di quello che provo, forse niente. Insomma, gli voglio bene ma non sono innamorata di lui. È un problema?
Continuiamo a baciarci mentre saliamo le scale, senza inciampare.
«Mi mancherai tanto quando te ne andrai.» sussurra ed io rimango pietrificata. Come lo sa? Io non lo ho nemmeno accennato e lui già ne è a conoscenza. Se è stata Ivy a riferirglielo: giuro che la ucciderò.
Jasper mi mostra un sorriso forzato, poi abbassa lo sguardo. Prendo un bel respiro, sta cercando di contenere la rabbia e non va affatto bene. Con me dovrebbe sfogarsi, sono qui per ascoltare quello che ha da dire. Chiudo gli occhi, aspettando l'esplosione della sua voce. Ma non arriva.
«Come l'hai scoperto?» chiedo con voce tremante. Ho davvero paura in questo momento, Jasper potrebbe avventarsi su di me ed io non avrei alcuno scampo. Shawn non mi difenderà, perché è in Canada mentre io sono ancora qui.

«Oh, sai le voci girano e raggiungono anche le persone sbagliate. Sarei una di loro?»
Non so se controbattere o tacere, dire la verità o mentire. Sono in un vicolo cieco e Jasper copre la mia unica via d'uscita. Non posso scappare, in ogni caso non credo di averne le forze.
Decido di dire la mia, senza indugi e ripensamenti.
«La sai una cosa, Jasper? Sono stanca, stanca dei tuoi cambi d'umori. Per anni» enfatizzo l'ultima parola, evidenziando quanto io abbia sofferto a causa sua, «ho subito tutte le cose che mi hai fatto. E ora? Sono stufa, di te, di noi! Non volevo ferirti avvisandoti del trasferimento, ma non credo tu stia soffrendo.» Le parole escono dalla mia bocca e non c'è nulla che possa fermarle. Sono animali inferociti, chiusi in una gabbia, che dopo anni trovano la via d'uscita. «Non ne posso più, Jasper.»
«Tutto qui? È finita per i tuoi inutili capricci?» sbotta, afferrandomi il polso. Mi lamento per il dolore causato dalla sua forte stretta, ma lui non sembra reagire a nulla. Neache alle grida, agli schiaffi sulle sue braccia. Non lascia il mio polso, al contrario continua a stringerlo, sempre più forte.

«Inutili? Mi stai facendo male, comesempre! Credevo veramente fossi cambiato, ma mi sbagliavo. Sei uno stronzoapprofittatore e non ti permetterò più di rovinarmi la vita!» sbraito,dimenandomi e continuando ad imprecare. Basta, ho finito con questa merda,Jasper deve capirlo. Probabilmente è andato a letto con chissà quante ragazzenel periodo in cui stava con me!
«Sono uno stronzo, uh?» Si avvicina ancora di più, facendomi sentire piccola eindifesa. Ho reagito, ho detto tutto ciò che è passato per la mia testa, sonostata sincera. Gli occhi di Jasper si riducono ad una fessura e la mia guanciaviene colpita violentemente dalla sua mano. Volto la testa dal dolore e mi inginocchioaccanto al letto. Jasper vorrebbe sputarmi addosso, lo so, ma si limita aduscire dalla stanza e dalla mia vita.
«Stronzo di merda.»

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