Resta come inchiostro

By toccandolestelle

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COMPLETA. Il cappuccio nero sempre sulla testa, quelle iridi smeraldo nascoste nell'ombra e quei tatuaggi che... More

Prologo
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
Capitolo 21
Capitolo 22
Capitolo 23
Capitolo 25
Capitolo 26
Capitolo 27
Capitolo 28
Capitolo 29
Capitolo 30
Capitolo 31
Capitolo 32
Capitolo 33
Capitolo 34
Capitolo 35
Capitolo 36
Capitolo 37
Capitolo 38
Capitolo 39
Capitolo 40
Capitolo 41
Capitolo 42
Capitolo 43
Capitolo 44
Capitolo 45
Capitolo 46
Capitolo 47
Capitolo 48
Capitolo 49
Capitolo 50
Gruppo whatsapp
Capitolo 51
Capitolo 52
Capitolo 53
Capitolo 54
Capitolo 55
Capitolo 56
Capitolo 57
Capitolo 58
Capitolo 59
Capitolo 60
Capitolo 61
Capitolo 62
Epilogo
Ringraziamenti
#ASK
NUOVA STORIA
Chi sono? (1ML)
TRAILER
LA STORIA DI CHRIS
#KYZEL

Capitolo 24

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By toccandolestelle

«Mamma, papà... volevo parlarvi di una cosa» Esordisco, mentre poggio la forchetta nel piatto. Il venerdì sera è uno dei momenti in cui ci riuniamo in famiglia perché durante la settimana -in un modo o nell'altro- mangiamo ad orari differenti. Volevo approfittare di questo momento per parlare della festa di sabato a cui sono stata invitata. Proprio ieri, nel svuotare le tasche della felpa, mi sono ritrovata quel bigliettino improvvisato di invito, che mi aveva dato Amanda quel giorno al supermercato. In realtà non desidero veramente andarci, ma anche Helen è stata invitata e, insieme a Scarlett, mi sta convincendo. Abbiamo formato un bel gruppettino, ma loro due insieme sanno essere insistenti. Non mi faccio condizionare, o meglio, non mi faccio costringere da qualcuno a fare qualcosa. Però voglio come dimostrare a quella ragazza dai capelli rosa che io posso benissimo andare ad una festa, visto la sua espressione scettica di quando mi aveva consegnato il foglietto. Inoltre, senza contare la scorsa festa, vorrei cogliere questa occasione come un'opportunità per passare una serata divertente con le mie due amiche.
«Si, tesoro?» Domanda mio padre, rivolgendomi uno di quei suoi confortevoli sorrisi. Ho richiamato anche l'attenzione di mia madre, escludendo ovviamente Benny che è intenta a mangiarsi le sue patatine fritte.
«Sono... sono stata invitata ad una festa di un mio compagno di scuola» Pronuncio le ultime parole tutte d'un fiato. Un po' imbarazzata mi guardo attorno per poi incontrare i loro sguardi straniti.
«Un'altra festa?» Chiede mio papà con una smorfia sul viso. Traspare disapprovazione e irritazione. Si erano preoccupati la scorsa volta, non vedendomi tornare, e se fosse stato possibile io ero anche più preoccupata di loro. Stranamente mia madre aveva mantenuto la calma e non voglio immaginare cosa abbia dovuto dire a suo marito per tranquillizzarlo. Non ho la più pallida idea -sinceramente- di come abbia fatto a scamparla, a far si che il castello immaginario che avevamo costruito con Scarlett non crollasse ai nostri piedi. Come posso aspettarmi che questa volta acconsentano?
«Per me va bene» La voce gentile e calma di mia mamma mi stupisce, per davvero. Ha tutte le ragioni di dirmi di no, visto il casino di tempo fa, ma mi sta dando la possibilità di andarci.
«... Non se ne parla, Marie» Scuote la testa l'uomo che ho di fronte. Comprensibile.
«Josh, hai avuto anche tu la sua età» Incrocia le braccia al petto.
«I miei erano di certo altri tempi...» Inclina il volto, per poi scoccarmi un'occhiata.
Li guardo, rimanendo in silenzio, mentre parlano di me come se non ci fossi. Li lascio fare, anche se mi maledico mentalmente per aver parlato di questo. Potevo evitarmelo.
«E ti ricordo che eri in pensiero perché il suo telefono era staccato. Non hai dormito praticamente mai.»
Le parole che mio padre dice alla fine, mi lasciano un po' spiazzata anche se dovevo immaginarlo. Sono stata una stupida e incoerente a pensare solamente di chiederlo. Non dovrei neanche meritarmelo.
«No... papà ha ragione. Non ci vado, finito il discorso.» Mi alzo con il piatto fra le mani, dirigendomi verso la cucina per metterlo nel lavandino. Apro il rubinetto e lascio che, il rumore dello scrosciare dell'acqua, riempa il silenzio che ora regna in casa per colpa mia. Cosa mi è venuto in mente?
Successivamente salgo le scale diretta in camera. Chiudo la porta alle mie spalle e mi butto sul letto a peso morto. Socchiudo le palpebre e mi faccio cullare dai rumori attutiti che provengono dal piano inferiore. Prendo il cellulare per avvisare le ragazze che non verrò, però prima decido di rilasciare un sospiro e di chiudere, per qualche minuto, gli occhi. Gli auricolari nelle orecchie e il suono di un pianoforte che introduce una delle tante canzoni della mia playlist.

Percepisco una scossa provenire dal braccio, una mano che mi tocca e il mio volto che piano piano si adatta alla luce proveniente dalla abat-jour sul comodino. Non ho più le cuffiette perché me l'avrà tolte lei, per poi accogliermi col suo classico sorriso.
«Ciao...» Sbadiglio silenziosamente.
«Ciao tesoro» Il tono delicato e la sua mano calda che mi sposta un ciuffo dal viso.
«Qua-quanto ho dormito?» La voce impastata dal sonno, una copertina calda che mi fascia le gambe.
«Un'oretta» Ridacchia, mentre mi guarda con quei suoi occhi dolci e vivaci.
«Sono d'accordo con tuo padre sul fatto di essere prudenti e entrambi vi proteggiamo, ma sei ancora la nostra bambina. L'unica cosa che cambia è il tempo, gli anni che crescono senza che te ne accorgi, purtroppo...» La osservo cercando di capire dove voglia arrivare. Sto per dirle che non importa della festa, non si tratta di vita o di morte e nemmeno di un congresso importante.
«Hai quasi diciotto anni e, anche se sei ancora piccolina per il mondo esterno, so che sei intelligente e bravissima... non ci sarebbe un motivo valido per non mandarti a quella festa, se non per tenerti al sicuro da ciò che ti potrebbe accadere in quella circostanza chiassosa e casinista» Fa un sospiro, vaga con lo sguardo per poi posarsi di nuovo su di me.
«Ci fidiamo di te, ma non di quello che c'è là fuori... ma hai tutto il diritto ad andare a quella festa con le tua amiche... perciò ci andrai, hai capito?» Mi accarezza, vengo cullata dal suo tocco inconfondibile.
«Mamma, per me non ci sono problemi, davvero» Provo a dire, ma mi interrompe.
«Pensa a divertirti, okay? Papà e Benny li porto al cinema!» Esclama e ci mettiamo a ridere, spensierate. Non ho mai preteso niente, se non di dare il meglio per una mia soddisfazione personale e per loro: i genitori che rimarranno gli amici di una vita, i compagni di avventure e gli unici ad averti conosciuto da sempre. Proprio per questo è molto importante mantenere un rapporto, come questo, solido e saldo. I genitori non li puoi trovare da nessuna parte se non dentro di te, al centro del petto.


«Whoa» Esclamo appena tutte e tre ci troviamo di fronte alla villa dove si sta svolgendo questo party. Restiamo un attimo imbambolate davanti all'immensità di una casa come questa. Sempre che si possa chiamare casa.
Trascorreremo la serata e poi chiameremo un taxi visto che non c'è neanche la mamma di Scarlett questa sera. Andremo a dormire da quest'ultima e sembra davvero tutto perfetto, su misura per divertirsi tra amiche.
Senz'altro la musica ti permette di entrare nell'animo della festa, le luci colorate che quando ti colpiscono sembrano stordirti e la quantità di bicchieri di plastica già come ornamento del giardino.
«Il capo della squadra di football non può certo permettersi di fare una figuraccia con le cheerleaders!» Esclama Helen e la seguiamo in una risata.
Appena entriamo, sento il corpo vibrare sotto la musica a palla che rieccheggia all'interno di questa villa. Le luci colorate danno la sensazione di essere in una discoteca improvvisata, la miriade di ragazzi che ballano un po' ovunque, i bicchieri già sparsi sul pavimento.
«Ragazze, beviamo qualcosa?» Chiede Helen, nel mentre che continuiamo a guardarci intorno.
«Io non bevo» Rispondo timidamente, chiudendomi nelle spalle.
«Neppure io» La voce di Scarlett si fa spazio tra di noi e, automaticamente, rivivo quella festa in cui tutto sembrava andare per il verso sbagliato. Leggo nel suo sguardo il timore che tutto si ripeta come un loop incessante.
«Ah, d'accordo... vado a cercare qualcosa, visto che ho proprio la gola secca» Indica un corridoio che sembra portare ad una cucina. Entrambe annuiamo e la avvisiamo che ci sediamo su una poltroncina, all'angolo del vano d'ingresso, per evitare di perderci.
Ci accomodiamo sulla palle nera, morbida. Cominciamo a parlare dei libri letti durante la settimana, alternando ad apprezzamenti nei confronti di come è stata organizzata questa festa. Passano varie persone davanti a noi, i corpi sudati che ballano seguendo il ritmo della musica che diviene sempre più incalzante. La voglia di ballare è tanta e non vedo l'ora che arrivi Helen a completare il trio.

D'un tratto, senza accorgercene, due gambe slanciate fanno capolino tra di noi. Alziamo lo sguardo e impreco dentro di me, socchiudendo per un attimo le palpebre sperando che scompaia dalla mia vista.
«Ciao, bellezze» Amanda ci sorride, toccando con le sue dita qualche ciuffo dei nostri capelli lasciati sciolti. Una smorfia di disgusto nasce sul mio volto, senza neanche pensarci. Lo sguardo vaga un po' perso su di noi, come se non avesse appena bevuto più di due bicchieri. La festa è cominciata da poco e questa è già sbronza.
«Posso offrirvi qualcosa da bere?» Un sorriso sghembo nasce sul suo volto, un piccolo ghigno che mi infastidisce. Ci parla in modo amichevole, come se ci conoscesse da tanto e non lo sopporto. Scarlett mi guarda interrogativa, chiedendosi chi mai sia visto che non frequentiamo la stessa scuola. I suoi occhi mi stanno chiedendo come mai sia così scossa dalla presenza di questa chioma rosa. Scar, non immagini neanche quanto questa ragazza mi abbia fatto male. Mi ha strappato dalle braccia la mia migliore amica, me l'ha portata via senza ritegno, senza ripensamenti. L'ha resa una persona che non è, una Chris che non ho mai conosciuto dopo tanti anni d'amicizia.
«No, grazie» Rispondiamo quasi all'unisono e mi chiedo come mai siamo così cortesi nei confronti di una vipera come questa che finge di essere una persona che proprio non è.
«Ma insomma, ragazze, che festa è se non si beve!» Esclama, scuotendoci un po' dalla spalla su cui poggiano le sue mani laccate di rosso. Fa una smorfia, lo stesso sguardo che mi aveva stampato addosso quel giorno al supermercato... come se fossi inferiore a lei.
Nel giro di poco ci raggiunge quel tipo biondo di cui tutta la scuola parla, quel sorriso ammaliante che sfoggia solo per farsi compiacere ed essere ammirato come il più bel capitano e ragazzo della scuola. Le spalle larghe da giocatore numero uno, lo sguardo ammiccante che usa, sicuramente, tutte le volte che vuole farsi adorare da ragazze troppo stupide. Un certo Evan che si porta dietro una fila di donne che hanno creduto nella sua bellezza senza guardare il suo vero essere: un donnaiolo di prima categoria.
«Ciao ragazze...» Ci sorride e vorrei solo vomitare.
«Sei Hazel, giusto?» Mi chiede, chinandosi leggermente verso di me. Annuisco, per evitare di sputargli addosso parole che non mi appartengono. Tu, insieme ad Amanda, ti sei portato via Chris.
«Stiamo organizzando un gioco al piano di sopra, venite?» Ci domanda, alzando un sopracciglio come a sfidarci, costringendoci ad annuire.
Scarlett fa spallucce: «Cosa ne dici? Andiamo?» Non faccio in tempo a rispondere che Amanda esclama: «Fantastico! Mi piace la tua amica!» Mi fa l'occhiolino e Evan ci invita a seguirli. Scarlett non dovevi, sei stata un'ingenua perché non posso pensare bene di persone come queste.
Attraversiamo la sala e alcuni ragazzi si aggiungono a noi, mentre saliamo le scale. Tremo un po', senza pensarci. La paura che accada qualcosa a cui non siamo pronte, il timore che non vada per il verso giusto.
«Scarlett, torniamo indietro... dobbiamo cercare anche Helen» Le afferro il polso, quando stiamo per fare l'ultimo scalino.
«Stai tranquilla, non durerà molto» Mi rassicura, portandomi con sé. Sei troppo buona, Scarlett. Cerchi, come me, di vedere la bontà nello sguardo delle altre persone, invano. Siamo accerchiati da gente in cui non possiamo porre la nostra preziosa fiducia, perché ci scottiamo soltanto.
Ci sediamo in cerchio in una sala del secondo piano e, cercando di scacciare la mia frustrazione, mi chiedo quanto sia immensa questa casa. Pensa a cose ridicole, futili. Andrà tutto bene, mi ripeto, attorcigliando le dita tra loro.
Scarlett viene fatta sedere poco distante da me, mentre io mi ritrovo al fianco di sconosciuti. Una bottiglia al centro del cerchio, sulla moquette. Lo sapevo.
Cerco, disperatamente, un altro volto familiare, arrendendomi davanti al fatto che non posso scappare ora, nel silenzio che si è creato.
Trattengo il respiro quando noto la presenza di una persona che non dovrebbe essere qui, anche se dovevo aspettarmelo. La chioma blu di Chris si staglia davanti a me, seduta di fronte, con le gambe incrociate e il suo sguardo ambrato incollato al mio. Mi guarda come se sapesse della mia presenza, come se fosse tutto già maledettamente organizzato. Scavo in quelle iridi alla ricerca della mia migliore amica, alla ragazza che mi è sempre stata accanto, in un modo o nell'altro, come l'ho fatto io. MI chiedo ancora, disperatamente, se sia felice così, se si senta bene all'interno della sua compagnia. Mi chiedo se si sia dimenticata di me, se ogni tanto pensi al nostro legame che si sta distruggendo pian piano. Abbassa il capo e il nostro contatto visivo termina, interrompendo ogni pensiero. Perché fai cosi?

Obbligo o verità continua per la sua strada, la mia voce che continua a rispondere verità ogni qual volta che il capo della bottiglia mi indica. Guardo le pareti alla ricerca di un orologio che non esiste, chiedendomi per quanto andrà avanti. Ricevo di continuo sguardi di disapprovazione, risatine che non mancano quando mi appresto a dire sempre la stessa risposta. Non ho il coraggio di scegliere l'altra opzione, fino a che non mi trovo costretta a pronunciare la parola che ho cercato di evitare fin da subito, per scrollarmi di dosso le risate dei presenti.
Il silenzio cala tra noi fin quando non è la voce di Evan ad interrompere un vuoto troppo scomodo.
«Devi bere tutto il bicchiere» Asserisce, con un sorriso distorto, ponendomi davanti la plastica rossa cilindrica, contenente un liquido che non riesco a riconoscere.
Sto per ribattere che non lo faccio, non bevo, ma mi frena ancor prima che possa aprir bocca.
«E' un obbligo, tesoro» Fa spallucce, Amy, guardandomi col mento alzato, lo sguardo di sfida nel biondo che le è seduto accanto.
Incontro gli occhi di Scarlett che mi dicono di non farlo, ma so che me la sono cercata e non posso rifiutare perché peggiorerò soltanto le cose. Poi gli occhi di Chris che mi gridano qualcosa che non capisco, qualcosa che non comprendo. Sono velati di una tristezza a me sconosciuta e mi chiedo se mi stia chiedendo scusa in qualche modo.
Porto il bicchiere alla bocca, la mano che trema. E' solo un po' di vodka, come mi hanno detto. Un tanfo d'alcol mi infastidisce, ma, con un lungo sorso, inclino la testa e butto giù. Cerco di non pensare al bruciore che sento in gola e poi alla bocca dello stomaco. Faccio una smorfia, disgustata, e poggio per terra il contenitore, liberandomene definitivamente.
Un sorrisetto compiaciuto compare sul volto di Amanda e di Evan, Chris che distoglie lo sguardo puntandolo altrove come se le facesse male guardarmi. Mi chiedo ancora perché l'abbia fatto, perché non mi sono alzata e me ne sono andata prima di immischiarmi in questo pasticcio. La cosa brutta della verità è che spesso ci troviamo nella condizione di essere costretti a far qualcosa e, spesso e volentieri, le circostanze non ti permettono di scappare da ciò.
Mi faccio schifo da sola, ripensando al sorriso della mamma che ha posto la sua fiducia in me, mandandomi a questa festa. Ti ho delusa, scusa, non ho avuto la forza di scappare da qualcosa più grande di me che non ho saputo controllare.

Nel mentre che questo gioco orribile va avanti, comincio a sentirmi sempre più stordita, i rumori che arrivano attutiti come se fossi sott'acqua. La testa mi gira e mi chiedo dove siano gli angoli delle pareti visto che vedo tutto girare come essere in un cilindro.
Un senso di nausea mi pervade e cerco di alzarmi, perdendo l'equilibrio. Qualcuno chiama il mio nome, delle risa che sembrano troppo lontane. Comincio a camminare, incespicando sulla moquette beige del corridoio stretto.
Ho la sensazione di star correndo, ma al tempo stesso di essere ferma. Scontro qualcuno, imprecazioni da parte dei corpi che urto involontariamente. La vista si annebbia, la testa che pulsa ad un ritmo incontrollabile. Le orecchie fischiano, la musica che non si sente poi così bene. I piedi sempre più pesanti e la testa che vortica come se non smettessi di girare su me stessa. Gli occhi sono stanchi, le palpebre minacciano di chiudersi e cerco di tenerli aperti, non riuscendo nel mio intento.
Cado, all'improvviso, non percependo più il pavimento sotto i piedi. Non vedo e crollo a terra, scontrando, con la spalla, il muro del corridoio che sembra essere infinito, senza via d'uscita. La bocca si secca e mi sento svenire. I palmi che toccano la superficie morbida, le braccia che mi cedono. Mi accascio, rannicchiandomi per il male alla testa, scosse lancinanti che mi percuotono da capo a piedi.
Precipito in un burrone, un buco nero che mi risucchia al suo interno. Non mi fermo, continuo a cadere finché due braccia non mi afferrano per i fianchi.
Solo che non capisco se sia la mia fantasia, o la realtà.

Capitolo revisionato.

// spazio autrice //
Hei bella genteee😍
Questo capitolo è lunghissimo😍
AMATEMI perché ho aggiornato prestissimo. Le letture stanno aumentando sempre più e allora... Piccolo regalino!
Cosa sarà successo a Hazel? Cosa hanno fatto Evan e Amy? E di chi sono quelle braccia? Se le immagina Hazel o veramente qualcuno la sta salvando? Ma soprattutto... CHI?
Mi amerete ancora di più nel prossimo capitoloooo😍 perché avrete una grande, bella sorpresa😍
Al prossimo aggiornamento!💕

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