Capitolo 50

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-Brittany

Da quello che aveva detto Chirs Carly era venuta a trovarmi, i miei genitori erano rimasti sorpresi nel vederla senza di me. Da quel momento, si chiesero dove potessi essere. Mi stavano per chiamare quando Carly li fermò realizzando dove potessi essere. Dopo qualche minuto arrivai a casa e da quel momento scoppiò il chaos. 
Quella stronza era stata fortunata a non aversi preso un pugno in faccia. 
Voglio dire, che razza di “migliore amica” farebbe una cosa del genere?”
Chi andrebbe dai genitori della propria migliore amica a raccontare qualcosa di cui non sono a conoscenza?
Aveva detto che Lorenzo era una persona cattiva, un criminale, ma lei lo conosceva? No. Perciò non aveva nessun diritto di accusarlo e di rifilare tutte le stronzate, che aveva sentito dire, ai miei genitori. 
Conoscevo Lorenzo e sapevo di cosa era capace di fare. Era pericoloso? Sì ma solo con i suoi nemici. Era isterico? Certo ma questo non lo rendeva una persona cattiva. 
Non riuscivo a capire perché tutto quello doveva succedere. Tutto stava andando bene: io e Lorenzo ci stavamo divertendo, i miei genitori avevano finalmente smesso di starmi con il fiato sul collo e invece no, ora ero di nuovo al punto di partenza. 
Come se il destino non volesse che io fossi felice. 
Sospirando, dondolai sui talloni. 
Non riuscivo a smettere di pensare a quando mio padre mia aveva dato della puttana. Sapevo che non lo pensava veramente perché, seriamente, non avevo fatto niente per farmi chiamare da lui in quel modo ma comunque sia, mi aveva ferito sentirlo dire dalla sua bocca. Non l’avevo mai visto così arrabbiato con me … Voglio dire, avevo fatto qualche cazzata nei mesi precedenti ma non era niente comparata al fatto che i miei genitori avevano capito la vera ragione per cui tornavo a casa tardi. 
Mi potevano veramente incolpare per non averlo detto? Mi avrebbero ucciso se avessero saputo che ero ritornato a casa alle tre del mattino perché ero a casa di alcuni ragazzi. Probabilmente mi sarei suicidata pur di non mettermi nei casini. 
Mi stavo per addormentare quando il telefono iniziò a vibrare segnalando che stavo ricevendo una chiamata. Girandomi sulla schiena, feci scorrere il dito sullo schermo prima di premere il cellulare contro l’orecchio. “Pronto?”
“Mi sono occupato di tutto, piccola.” La voce di Lorenzo echeggiò nel mio timpano. 
Mi sedetti sul letto. “Lorenzo, cosa hai fatto?” Chiesi preoccupata. 
Ci fu una pausa prima che Lorenzo aprì bocca. “Diciamo che non dovrai più preoccuparti di Carly.” 
Il mio stomaco si chiuse in se stesso, i miei occhi si spalancarono. “Cosa vuoi dire con ‘non dovrai più preoccuparti di Carly’?”
Ridacchiò. “Vuol dire che non sarà più un problema per te o per i tuoi genitori. Terrà la bocca chiusa da oggi, sono sicuro.”
“Lorenzo … “ Sospirai. “Cosa hai fatto, esattamente?”
“Sono andata a trovarla …” Disse tranquillamente. 
Potevo sentire i motori della sua macchina accendersi. “E?” Enfatizzai cercando di farlo parlare. 
“Le ho detto che se avesse aperto la bocca dicendo stronzate ai tuoi genitori, ci sarebbero stati dei problemi.”
Chiusi gli occhi strofinandomi la punta del naso con la mano libera. “E in che modo l’avresti detto?” Sbuffai sapendo in che modo infuriato l’avesse potuto dire. 
“Gli sono andato in faccia.”
Me lo immaginai a fare spallucce. Alzai gli occhi al cielo. “Intendi dire che l’hai minacciata.”
Fece finta di essere sorpreso. “Perché pensi una cosa simile?”
“Perché ti conosco. Ora dimmi, cosa gli hai detto?”
“Te l’ho già detto, piccola.” Disse con non-chalance, come se fosse una conversazione normale. 
Sbuffai di nuovo. “Come pensi che possa credere che tu non sia un cattivo ragazzo se vai a minacciarla?”
“Pensavo che ti avrebbe reso felice?” Brontolò con un tono irritato. 
“Perché dovrei essere felice?” Dissi nervosa. 
So che ero arrabbiata con Carly ma non aveva il diritto di minacciarla. 
“Perché ho speso tempo a cercarla e mi sono assicurato che non ti faccia piangere un’altra volta.” Disse bruscamente attraverso il telefono. 
Rabbrividii distogliendo lo sguardo. “Ti ringrazio per il gesto carino ma ci sono altri modi più civili per fare le cose oltre che fare del bullismo.”
Silenzio. 
Mi morsi il labbro inferiore sperando di non averlo fatto arrabbiare. L’ultima cosa di cui avevo bisogno era un fraintendimento fra di noi … di nuovo.
“Come vuoi. Apri la finestra.”
Alzai le sopracciglia. “Cosa? Perché?”
“Vedrai.” Attaccò. 
Grugnii in completa irritazione da tutto il casino che c’era nella mia vita. Alzandomi dal letto andai ad aprire la finestra quando sentii chiamare il mio nome dal piano di sotto. Mi morsi il labbro spaventata di cosa potessero voler parlare. Anche se sapevo esattamente di cosa volevano parlare. 
Lentamente aprii la porta di camera. “Sì?” Urlai. 
“Vieni qui! Io e tuo padre ci piacerebbe parlare un attimo con te.”
Mi morsi l’interno della guancia. “Okay! Arrivo.” Urlai in risposta prima di sentire un ‘okay’ come risposta. 
Scesi al piano di sotto e non appena girai l’angolo, vidi entrambi seduti sul divano con le loro dita intrecciate sopra le cosce, le loro teste alzate, occhi pieni di rabbia. 
Mi avvicinai con disagio. 
“Siediti, Brittany.” Mia madre indicò il divano opposto a dove sedevano. 
Feci cosa mi era stato chiesto, sedendomi con i piedi sotto il sedere per poi fissarli incuriosita. 
Nessuno disse una parola, al contrario, continuarono a fissarmi. 
Mia mamma si schiarì finalmente la gola. “Io e tuo padre abbiamo discusso e beh, siamo arrivati alla conclusione che ci piacerebbe sentire anche la tua versione della storia. 
Annuii sorridendo. “Okay--”
“Ma questa volta vogliamo la verità, Brittany. Niente più bugie.” Disse seriamente facendomi annuire un’altra olta. 
“Lo so.” Sussurrai inumidendomi le labbra e ingoiando tutta l’agitazione. “E’ iniziato tutto alla festa … quella in cui mi avete beccato ritornare tardi a casa. Ricordate?”
“Avevi detto che eri ritornata da casa di Carly perché aveva bisogno di conforto …” Mia mamma serrò le labbra fissandomi con uno sguardo cupo. 
Feci una smorfia. “Sì … Ho mentito.”
Annuirono in cenno di continuare, uno sguardo di delusione. 
“Sono sgattaiolata fuori di casa con Carly quella notte perché, ad essere onesta, volevo divertirmi un po’. Sono sempre rinchiusa in casa a fare i compiti e io … volevo essere cambiare. Volevo sentirmi come una normale adolescente.” Alzai le spalle abbassando lo sguardo sulle mie mani. “In ogni modo, Carly era finita solo Dio sa dove e così ho iniziato a cercarla fino a quando non sono inciampata.”
Sapevo di mentire un’altra volta ma non potevo dirgli tutta la verità a proposito di cosa era successo con Lorenzo. Dirlo avrebbe significato rovinare tutto quanto. 
“Nessuno era nei dintorni per aiutarmi e mi sentivo il cuore pulsare sulla caviglia, non riuscivo a muovermi. Mi sentivo come se fossi paralizzata. Ho chiesto aiuto e Lorenzo è arrivato chiedendomi come stavo. Gli ho detto cosa era successo e mi ha tirato su, mi ha portato lontano dai dintorni e mi ha controllato il piede. Mi ha detto che stavo bene, che avrei potuto slogarmela e il peggio che potevo ottenere era un livido.” Mi inumidii le labbra. “Per tutta la sera è stato con me facendo attenzione che non cascassi e siamo … stati insieme per tutto il tempo fino a quando non mi è venuta fame così mi ha offerto un passaggio a casa. Dopo avermi accompagnato, mi avete visto rientrare a casa tardi.”
Dopo aver finito di raccontare la mia versione, guardai negli occhi dei miei genitori pregando mentalmente che ci avrebbero creduto. 
Dopo minuti che sembrano secoli, annuirono. “Beh … E’ stato … gentile da parte sua.” Disse mia madre contraendo le labbra.
“So che quello che vi ha detto Carly è assurdo e stupido, vi assicuro che non è vero. Lorenzo non è un criminale che va a giro facendo quello che vi ha detto. Mi ha aiutato quella notte e da quel momento, siamo diventati amici. Niente di più fino a qualche giorno fa. Ve l’avrei detto ma Carly vi ha detto bugie.” Alzai gli occhi al cielo. 
“Cosa vuoi dire con ‘niente di più fino a qualche giorno fa’?” Mio padre aprì bocca per la prima volta da quando ero entrata in quella stanza, i suoi sopraccigli alzati. 
“Stiamo tipo … insieme?”
“Deve passare sul mio cadavere prima!”
“Paul …” Mia madre alzò il tono di voce. “Falla spiegare.”
Sorrisi gentilmente sapendo che, anche se mia madre era super protettiva, era l’unica che mi aveva partorito e che avrebbe sempre preso le mie difese. “Vi sto dicendo la verità. Lorenzo non è un criminale. E’ frainteso. Ha il suo gruppo di amici ma le persone pensano che solo perché non parla con tutta la scuola o perché --scusate il linguaggio-- non ha rapporti sessuali con quasi ogni ragazza, ha qualche segreto e che è pericoloso,” Alzai gli occhi al cielo. “Quando in realtà non è altro che un umano. Un normale adolescente come me e chiunque altro.”
“Cosa non capisco è perché tu ci abbia mentito …” Mia mamma scosse la testa con uno sguardo di delusione nei suoi occhi. “L’ultima cosa che voglio al mondo è che mia figlia nasconda qualcosa da me. Mi dicevi sempre tutto.”
Aggrottai la fronte. “Quello succedeva prima che io crescessi, mamma.”
“Sei ancora la nostra piccola ragazza e lo sarai sempre. Non importa quando vecchia potrai essere.” Mi rassicurò per poi portarsi una ciocca di capelli dietro l’orecchio. 
“Ok ma sapevo che se vi avessi detto che ero con un ragazzo, mi avreste praticamente rinnegato come figlia.”
“Brittany Maltarina, non avremmo mai fatto una cosa del genere.” Disse incredula. “Tutti facciamo degli errori, facciamo tutti delle cose di cui ci pensiamo ma non significa che solo perché hai fatto una cosa che non avresti dovuto fare, noi ti rinneghiamo. Sei ancora nostra figlia e ti vogliamo tantissimo bene.”
Non riuscii a non far comparire un sorriso sulle labbra e prima che riuscissi a prendere il controllo delle mie emozioni, delle lacrime iniziarono ad arrivare alle superficie degli occhi fino a che non iniziarono a cascare giù come una cascata. “Vi voglio bene pure io.” Gridai. “E mi dispiace di avervi mentito, volevo … in quel momento pensavo fosse la cosa giusta da fare. Non volevo farvi arrabbiare ma adesso ho capito che avrei dovuto dirvelo senza badare alle conseguenze.” 
“Oh, tesoro.” Mia mamma aprì le braccia. “Vieni qui.”
Mi alzai in piedi immediatamente e camminando verso di lei avvolsi le mie braccia intorno a lei abbracciandola.
“Ti voglio bene, tesoro.” Mormorò nei miei capelli commuovendosi. “Non voglio che ci menti di nuovo, okay?” Ruppe l’abbraccio asciugandosi le lacrime sulle guance. “Da ora in poi, voglio che tu mi dica la verità lasciandoci prendere cura di te come una vera famiglia.”
Annuii sorridendo. “Affare fatto.” Tirai su con il naso abbracciando mia mamma un’altra volta per poi voltarmi verso mio papà. Non passarono molti secondi prima che iniziai a piangere buttandomi fra le sue braccia. “Mi dispiace per tutto quello che è successo papi.”
Le sue dita intrecciarono i miei capelli spingendomi la testa più vicino alla sua spalla. “Va tutto bene, tesoro. Ti perdono.” Strofinò una mano su e giù sulla spalla rassicurandomi. 
Una cosa che mio papà odia è vedermi piangere. 
“E mi dispiace per cosa ho detto prima. Ero fuori di me. Ho lasciato che la rabbia prendesse la meglio su di me e non stavo ragionando … Ti voglio bene con tutto il mio cuore, tesoro.”
“Pure io papi.” Lo strinsi più forte prima di togliermi dall’abbraccio. “E ti perdono.”
“Niente più bugie dopo questo, vero?” Chiese mia mamma lanciandomi uno sguardo serio.”
Annuii senza esitare. “Niente più bugie. Giuro.”
Annuirono per poi fare un abbraccio di gruppo che durò minuti che sembravano ore. 
“Va bene, adesso vai a letto che hai scuola domani.” Mio padre diete una leggera pacca sulla mia schiena prima che io mi alzassi asciugandomi le lacrime.
“Okay.” Sorrisi per poi baciarli entrambi sulle guance. “Ci vediamo domani?”
Annuirono.
Sorrisi voltandomi per raggiungere le scale quando la voce di mio papà mi fermò.
“E .. Brittany?”
Mi voltai con la mano sulla ringhiera. “Sì?”
“Ci piacerebbe incontrare questo tuo ragazzo.”


-Lorenzo

Non ci stetti molto a raggiungere casa di Brittany da quando avevo attaccato.
Chiusi la portiera e spensi il motore. 
Camminando lungo la strada, andai nel retro di casa sua dove vidi una ringhiera fin troppo familiare. Aggrappandomi su di essa, arrivai fino alla stanza Brittany dove proprio come avevo chiesto, la finestra era aperta. 
Mi spinsi verso l'alto lentamente mettendo una gamba sopra la sporgenza, sollevandomi prima di far entrare l'altra gamba. Chiusi la finestra per poi dare un’occhiata in giro.
Tutto era come lo ricordavo. Non c’era una cosa fuori posto.
Sorrisi. Feci per andare sul suo letto quando sentii un trambusto proveniente dal piano di sotto. Aggrottai le sopracciglia facendo attenzione a non fare alcun tipo di suono. Avvicinandomi alla porta, ascoltai per capire cosa stesse succedendo.
“Vi voglio bene!” Gridò qualcuno. “E mi dispiace di avervi mentito, solo che … in quel momento pensavo che fosse la cosa giusta da fare. Non volevo farvi arrabbiare ma adesso ho capito che avrei dovuto dirvelo senza badare alle conseguenze.” Dopo un po’ capii che quella era la voce di Brittany.
Mi avvicinai ancora di più cercando di capire cosa stessero dicendo. 
“Oh tesoro,” Un’altra voce femminile parlò facendomi capire che era la mamma di Brittany. “Vieni qui.”
Il mio stomaco si contorse dolorosamente; i ricordi di quando ero un bambino lampeggiavano nella mia testa. Ricordavo quando mia mamma mi consolava nello stesso modo. 
“Non voglio che ci menti di nuovo, ok? Dora in poi voglio che tu ci dica la verità così ce ne occuperemo tutti insieme una vera famiglia.”
Sentivo Brittany singhiozzare e sentivo anche il mio cuore battere così forte che sembrava poter uscire fuori dal petto. 
“Mi dispiace per tutto quello che è successo papi.” Brittany pronunciò tutto quello che io non avevo mai avuto il coraggio di dire. Rabbrividii al pensiero di mio padre. 
“Niente di più bugie dopo questo, vero?” 
“Niente più bugie. Giuro.” 
“Va bene, adesso vai a letto che domani hai scuola.” 
“Okay. Ci vediamo domani?”
“E … Brittany?”
“Si?”
“Ci piacerebbero incontrare questo tuo ragazzo.”
I miei occhi si spalancarono, feci un passo in avanti per ascoltare meglio quello che stavano dicendo su di me. Sbattei contro la porta, che colpendomi, mi fece sbattere contro il comò. 
Maledii la mia vita mentalmente. 
“Cosa è stato?” Sentii chiedere. 
“Probabilmente i miei libri. Stavo studiando prima che mi chiamaste giù.” Disse Brittany dopo poco. 
Sembrò che ci avessero creduto perché dopo un po’ gli sentii salutarsi e sentii dei passi avvicinarsi sempre di più alla porta.
Feci un passo di lato lasciando che Brittany potesse entrare nella stanza. Una volta che entrò, chiuse la porta dietro di se a chiave. Voltandosi, i suoi occhi e bocca si spalancarono. “Sei un idiota!” Sussurrò quasi urlando. “Cosa ci fai qui?”
“Ti avevo detto di lasciare la finestra aperta!”
“Sì beh, non avevo pensato che tu saresti entrato di nascosto!” Alzò il tono della voce, sul volto un’espressone sconcertata. “Sei fortunato che i miei genitori non siano venuti su a controllare cose fosse quel rumore!”
“Mi dispiace! Non volevo urtare la porta!” Sussurrai ad alta voce. 
“Stavi origliando?” Gridò. I suoi occhi si spalancati con uno sguardo innocente. 
“Hai una bella camera …”
“Lorenzo!” Sbottò colpendomi sul braccio. 
“Cosa?”
“Ugh, sei incredibile!”
Sorrisi. “Grazie.”
Alzò gli occhi al cielo. “Smettila di prenderlo sempre come un complimento.” Borbottò allontanandosi da me.
La seguii per poi avvolgerla con le mie braccia da dietro, avvicinandola al mio petto. “Oh, non ti arrabbiare.” Sussurrai dolcemente nel suo orecchio. 
“Non sono arrabbiata.” Mormorò guardando dentro i cassetti da dove tirò fuori un paio di pantaloncini e una canotta.
Ridacchiai. “Sì che lo sei …” Dissi baciandole dolcemente il collo. 
“No,” Fece una pausa girandosi tra le mie braccia in modo che fossimo faccia a faccia. “Non lo sono.”
“Mhm,” Sorrisi. “Come vuoi. Ma devo ammettere che,” Feci un mezzo sorriso. “sei sexy quando ti arrabbi.” Feci l’occhiolino.
Ridendo, mi diede una spinta sul petto allontanandosi. “Certo certo, come vuoi.” Camminando verso il bagno, mi chiuse la porta in faccia. 
“Ehi! Non è giusto!”
“Peccato!” Esclamò con una risatina.
Alzai gli occhi al cielo. “Stronza.” Borbottai. 
“Ti ho sentito!” Disse in risposta. 
Risi. “Te lo sei meritato.” 
“Mhm.” 
Decisi di farmi un giro per la stanza mentre aspettavo che uscisse. Diverse foto catturarono la mia attenzione e mi ritrovai a fissare le varie di foto di famiglia che aveva. 
Una raffigurava Brittany da piccola con due trecce ed un orso nella mano. Un’altra invece rappresentava Brittany,Chris e i suoi genitori in quelle che sembravano essere le Bahamas. La loro pelle scintillava al sole e non potei fare a meno di mordermi il labbro alla vista di Brittany in costume da bagno. 
Abbassandomi premetti i polpastrelli delle mie dita sulla foto ricordandomi di quando i miei genitori, ogni estate, portavano me, Edoardo e Francesca a visitare i nonni in Canada. Ci divertivamo sempre a giocare ad hockey e a basketball mentre mangiavamo un gelato. Mia mamma cucinava una grandissima cena insieme a mia nonna, mentre mio nonno lavorava nel cortile di casa. 
Ogni anno era lo stesso, ogni anno era più incredibile di quello passato ma quest’anno? Quest’anno era diverso. Quest‘anno era cambiato tutto. 
“Che cosa stai facendo?”
Saltai voltandomi nella direzione di Brittany, la quale indossava già il suo pigiama con uno sguardo incuriosito.
“Emh, io …” Mi grattai il collo ‘’Stavo guardando le tue foto.”
Si avvicinò sorridendo verso quella in cui teneva l’orsacchiotto. “Queste sono state scattate tanto tempo fa…” Mormorò sorridendo dolcemente a se stessa. ‘’Avevo cinque anni in questa foto.”
“Che mi dici di questa?” Sorrisi indicando quella in cui era in costume.
La vidi arrossire mentre tratteneva un sorriso. “Ne avevo tredici.”
“Diamine e avevi un corpo così?” La indicai scuotendo la testa. “E’ eccitante.” 
Rise scuotendo la testa “Stai iniziando a diventare ridicolo.”
“No, ti sto dicendo la verità.” Sorrisi.
Mi sorrise tristemente. I suoi occhi erano fissi nei miei mentre si chinò passandomi le dita tra i capelli prima di accarezzarmi la guancia con il pollice. “Ti mancano, non è vero?”
Mi sciolsi sotto il suo tocco. “Cosa vuoi dire?”
“La tua famiglia …” Si interruppe. “So che Jacopo non è tuo padre e che Riccardo non è tuo fratello …” Sorrise dolcemente.
Ridacchiai. ‘’Hai ragione, non lo sono …’’
“Cosa è successo?”
Sapevo a cosa si riferiva, non potevo ne negarlo ne buttarmelo alle spalle. Era ora: finalmente avrei detto la verità a qualcuno.
……………
“Dopo che Francesca è morta, mio padre è andato fuori di se. Mi ha incolpato di tutto e ad essere onesti, non lo biasimo perché tecnicamente è stata tutta colpa mia.”
“No, non lo è stata e non è stata nemmeno colpa di Francesca. Se c’è qualcuno da incolpare è Sharif per aver premuto il pulsante che avrebbe fatto esplodere il magazzino.”
Eravamo sdraiati sul suo letto, il mio braccio intorno alle sue spalle, la sua testa sul mio petto.
“So che la colpa di ciò che è successo è stata di quel bastardo ma è colpa mia se Francesca era lì. Avrei dovuto assicurarmi che non mi vedesse quando me ne ero andato e avrei dovuto portarla fuori dal magazzino il secondo in cui avevo realizzato che era lì dentro con me.”
Brittany scosse la testa. “Sei troppo duro con te stesso.”
“Sono realista. Non mi riempio di bugie per sentirmi meglio.”
“No, ti riempi di insulti per stare male.” Alzò gli occhi verso di me. “Ogni volta che sbagli, ti fai del male e non dovresti farlo. Tutto accade per una ragione. Gli errori capitano in modo che si possa imparare da loro e andare avanti. Credi che se Francesca fosse viva, oggi, vorrebbe che tu facessi tutto questo a te stesso continuamente?”
Non esitai a scuotere la testa.
“Esatto.” Brittany sospirò. “Tutti sbagliamo, siamo umani Lorenzo. Non possiamo annullare le cose che abbiamo fatto ma che vorremmo cancellare, e di certo non possiamo tornare indietro nel tempo e rifare le cose in modo diverso. Dovremmo perdonare, dimenticare e andare avanti.”
“Cosa faresti se Chris --Dio non voglia-- morisse per colpa tua? Come ti sentiresti, huh?” Abbassai lo sguardo verso di lei.
“Mi odierei per questo.”
“Esat--”
“Ma saprei che lui non vorrebbe che io mi punissi. Saprei che vorrebbe che io andassi avanti.”
Serrai le labbra guardando altrove.
“Non puoi sapere se non provi.” Premette una mano sulla mia guancia, facendomi voltare in modo da guardarla in faccia. “Prova a perdonare te stesso per un giorno. Vedrai quanto sollievo proverai.”
Feci spallucce. 
Sospirando Brittany spostò la mano, posandola di nuovo contro mio petto. “Sei così testardo a volte, lo sai?”
Ridacchiai. “Me lo diceva sempre mia mamma.”
Brittany sorrise per quello che avevo detto. “Davvero?”
Annuii. “Mh,. Era il tipo di persona che voleva fare tutto a modo suo.
Brittany si strofinò più vicino al mio calore corporeo. “Dimmi qualcosa in più su di lei.”
Mi inumidii le labbra, guardando il soffitto. “Era una persona avventurosa, andava sempre in questi viaggi pazzi con mia zia.” Scossi la testa sorridendo. “Ha detto che avrebbe scalato l'Everest, un giorno.”
“L'ha fatto?”
“No! Sarebbe morta prima di scalare una montagna così alta. Per quanto pensasse di essere una professionista in ciò che faceva, non ci è mai riuscita.”
Brittany rise.
“E cucinava molto.”
“Sì?”
“Sì” Sorrisi. “Preparava sempre il pranzo della Domenica e mangiavamo a casa dei miei nonni. Cucinava di tutto: dalle lasagne alle patate al forno, alle bistecche, pollo, riso e fagioli... tu nominavi qualcosa, lei lo faceva.”
“Doveva essere una brava cuoca allora.”
“Diamine sì. Quella era sicuramente una cosa in cui era una professionista, anche se di tanto in tanto bruciava qualcosa …”
Kelsey ridacchiò. “Mi ricorda me.”
“Tu cucini?” Abbassai lo sguardo verso di lei con le sopracciglia sollevate, il divertimento nei miei occhi.
Scosse la testa. “No, ma so come bruciare il cibo.”
Ridendo, la baciai sulla fronte. “Un giorno ci riuscirai, piccola.”
“Lo spero.“ Mormorò. “E tuo padre? Che tipo è?”
Aggrottai le sopracciglia al pensiero, ma risposi comunque alla sua domanda. “Era un duro.” Sogghignai, abbassando lo sguardo verso di lei.
“Oh davvero?“ Chiese.
Feci un cenno con il capo. “Davvero. Andava sempre in mezzo a risse da bar e ha milioni di tatuaggi.”
“Mi ricorda te.”
Feci spallucce. "Sì, credo si possa dire che ho ereditato il mio lato oscuro da lui. Mi ha insegnato tutto quello che so oggi. Naturalmente, la maggior parte delle cose le ho imparate da solo; per esempio come usare una pistola e tutto, invece lui mi ha insegnato ad usare i pugni.”
Brittany continuò ad ascoltare mentre il suo dito tracciava dei cuori sulla mia pelle.
“Oltre a tutto questo, però, amava pescare.”
“Davvero? Anche a mio padre piace.” Brittany sorrise.
“Chi lo sa? Magari hanno pescato insieme una volta.” Le diedi una gomitata scherzosamente.
“Magari.” Sorrise. “Ad ogni modo, continua …”
“Mi portava sempre con se quando ero bambino. Andavamo in pescheria e ci compravamo delle esche e dopo andavamo al molo e passavamo tutto il giorno lì, prendendo qualunque cosa riuscissimo a prendere. Anche quando non riuscivamo a catturare nulla, andavamo al negozio e compravamo qualunque cosa, così avevamo qualcosa da mostrare a mia mamma quando tornavamo a casa.”
“Ha mai scoperto che non eravate riusciti a prendere niente?”
“Lo capiva sempre ma non diceva mai niente perché non voleva sapessi che lei sapeva.”
“Che cosa carina.”
“Molto.“ Mi girai, stringendola gentilmente al mio fianco prima di lasciarla.
“Che mi dici di... Francesca?”
“Frnacesca era la versione femminile di me.” Risi al pensiero. “Aveva un gancio potente e avrebbe potuto uccidere chiunque trovasse sulla sua strada ma nonostante ciò, era molto intelligente e bella e fidati che non lo dico solo perché sono suo fratello. Ho sempre dovuto combattere contro stronzi che cercavano di entrare nei suoi pantaloni. Mi odiava per questo ma prima o poi mi avrebbe ringraziato perché sapeva che tutto quello che facevo era tenerla al sicuro.” Mi fermai, raccogliendo i miei pensieri. “Era tutto per me.”
Gli occhi tristi di Brittany penetrarono nei miei. 
“Ho fatto di tutto per quella ragazza … aveva un futuro brillante davanti a sé.”
Brittany strinse le labbra cercando di cambiare argomento in modo da non soffermarsi sul passato troppo a lungo. “E Edoardo? Com'è?”
Scossi la testa scatto. “E' un buono a nulla.”
“Lorenzo!”
“Cosa? E’ la verità. Non è per niente come me o mio padre. Assomiglia più che altro a mio nonno, nel senso che è sensibile. Gli dici una cosa che esce nel modo sbagliato e si arrabbia. Ecco perché ho sempre dovuto fare attenzione con lui intorno, sapevo che una piccola cosa avrebbe potuto farlo scatenare e questo, unito alla mia rabbia, non era sempre la miglior cosa.”
Brittany annuì in segno di comprensione. “Mi sembra che la tua famiglia sia uno sballo.”
“Oh sì, sono una favola.” Mormorai sarcasticamente alzando gli occhi al cielo. 
“Sii gentile.“ Brittany rise. Dopo un momento di silenzio, parlò di nuovo. “Voglio incontrarli un giorno.”
“Sì?” Allungai il collo in modo che fosse più facile guardare verso di lei.
Lei annuì timidamente.
Distolsi lo sguardo, riflettendo. “Forse un giorno succederà.”
“Okay” Brittany sorrise, strofinando la testa sul mio collo.
Non riuscii a fare a meno di pensare a come sarebbe stato rivedere la mia famiglia di nuovo. Era passato un po’ di tempo dall’ultima volta che avevo parlato con i miei genitori, o comunque che non avevo una conversazione normale. Era anche molto tempo che non vedo i miei nonni e mentirei se dicessi che non mi mancano.
Rimuginandoci sempre di più, giunsi alla mia conclusione finale. “Che ne dici di andare sabato?”
Brittany sorrise.

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