Capitolo 22

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Lorenzo Paggi  aveva ammesso che gli piacevo o stavo impazzendo? Probabilmente la seconda. Probabilmente era la mancanza di cibo nel mio stomaco che mi faceva pensare cose che non erano vere. 

Giusto?

C’era solo un modo per scoprirlo. 
“Aspetta,” Scossi la testa facendo un passo indietro. “Hai appena detto che ti piaccio?” Si strofinò la nuca, evitando il mio sguardo. 
“Aww,” Trattenni una risata. “Che carino.” Strizzai la sua guancia. 
Mi tolse la mano. “Non farlo.” Borbottò. 
Feci un mezzo sorriso. “Chi poteva immaginare che Lorenzo Paggi avesse dei sentimenti?” Dissi con un tono infantile, ridacchiando nel momento in cui Justin mi guardò.
“Zitta.” Mormorò mordendosi il labbro. “Posso essere un senza cuore ma non così tanto.”
“Hey,” Alzai le mani. “Non ho mai detto che lo sei.”
Ci pensò qualche secondo prima di sospirare. “Vero.” Mormorò, facendo scorrere le sue dita nei suoi capelli. 
“Beh,” Dondolai suoi miei talloni. “Pure tu mi piaci.” Sussurrai contro le sue labbra prima di baciarle velocemente e ritornare a camminare. 
“Dove stai andando?” Chiese urlando. 
“In macchina, duh! Sto morendo di fame.” Enfatizzai la parola ‘morire’ prima di continuare a camminare verso la sua Range Rover. 

Qualche secondo dopo, sentii alle mie spalle il rumore dello sgretolarsi delle foglie e prima che ebbi l’occasione di girarmi per assicurarmi che fosse Lorenzo, le sue braccia avvolsero la mia vita spingendomi accanto a lui. 
“Hey piccola.” Disse con voce roca nel mio orecchio mandandomi brividi per tutta la schiena. 
“Mi hai spaventato,” Picchiettai il suo fianco gentilmente prima di posarci una mano sopra mentre iniziammo a camminare. 
Ridacchiò. “Abituati, piccola.” Premette le sue labbra contro il mio orecchio, accarezzandolo prima di lasciarmi andare una volta che raggiungemmo la sua macchina. Mi sedetti sul solito seggiolino e mise in moto.

Dopo qualche minuto di silenzio e noia, cambiai posizione. Guardai la radio e poi Lorenzo. Mordendomi il labbro, contemplai se dovessi chiedergli o meno di accendere la radio. 

“Hey, Lorenzo?”
“Hm?” Mi guardò per un secondo prima di ritornare a fissare la strada. Lasciando una mano sul volante, mise la mano destra in tasca prima di estrarre una sigaretta e per poi accenderla. Fece qualche tiro, riempiendo la macchina di fumo. 
“Posso accendere la radio?”
Rise, prendendo un altro tiro prima di fare uscire tutto il fumo dalla bocca. “No.” Aprì il finestrino, lasciando uscire tutto il fumo bianco per poi chiuderlo di nuovo. 
“Perché no?” Chiesi un po’ irritata. 
“Perché non mi piace la musica.” 
Alzai gli occhi al cielo. “Davvero?” Sospirai. “A chi non piace la musica?”
“A me.” Distolse gli occhi dalla strada, fissandomi. Ridacchiò facendomi aggrottare la fronte. 
“Che c’è di così divertente?”
“Non ricordi?” Mi fissò con un sopracciglio alzato. 
“Ricordare cosa?”
Ridacchiò scuotendo la testa. “Mi hai chiesto la stessa cosa la notte della festa, quando ti ho preso.” Il divertimento nei suoi occhi. 
Aprii la mia bocca prima di ripensare. Poi mi ritornò in mente e arrossii. “Oh … è vero.” Ridacchiai. “Ooops?”
Distolse lo sguardo da me prendendo un altro tiro dalla sua sigaretta. “Come faccio a ricordarmi delle cazzate così e tu no?” Fissò davanti a se incredulo.
Risi. “Non lo so.”
“Non sono le ragazze le solite a ricordare cose inutile come queste?” Ridacchiò, togliendosi la sigaretta dalle labbra e tenendola salda fra il suo indice e medio. 
“Credo di si.” Alzai le spalle. “Non lo so. In ogni modo,” Sgranai gli occhi. “Non è un po’ come uno stereotipo?”
“In che senso?” Mi guardò incuriosito.
“Non lo so ma sembra uno stereotipo. Tipo, le ragazze sono le uniche che ricordano tutto mentre i ragazzi no? Anche voi ragazzi ricordate le stesse cose.” Ammisi prima di realizzare che proprio lui ricordava e di indicarlo. “Esempio A.” Risi.
Alzò le spalle. “Come faccio a saperlo?” Aprì il finestrino un’altra volta, gettando la sigaretta di fuori per poi richiuderlo. 
“Sono sorpresa che ti ricordi quella cosa, Paggi.”
“Perché?”
“Perché non sembri un tipo che ricorda ‘cazzate come queste’.” Lo imitai, inarcando un sopracciglio mentre lo fissavo divertita. 
“Credo di avere una buona memoria.”
“Oppure quello che ho detto ti è rimasto in mente perché io significo qualcosa.” Dissi canticchiando e ridendo. 
Fece una risata. “Come vuoi, amore.”

Danger {Crookids}Leggi questa storia gratuitamente!