Capitolo 41

770 25 2

-Lorenzo

Da: Piccola
Pure io.

Le parole scritte sullo schermo del mio iPhone mi fecero pentire dello sbaglio che avevo fatto. 
Speravo che le mie parole avrebbero rimesso tutto apposto facendole capire quanto ero dispiaciuto, ma mi sbaglio. 

Non voleva avere niente a che fare con me e, a questo punto, non la incolpavo nemmeno. 
Avevo fatto un casino. Un grosso casino. 

“Hey amico, stai bene?” Mi chiese Riccardo sedendosi accanto a me sul divano. 
Feci spallucce. “Si è arrabbiata con me. Come sempre.” Feci un mezzo sorriso. 
Riccardo, in ogni caso, non lo notò. Scosse la testa verso di me. “Ti interessa più quella ragazza che il resto del mondo ma tu, ancora, continui a trovare un modo per fottere tutto quanto.” 
Serrai le labbra sapendo che aveva ragione ma, essendo testardo, non volevo crederci. “E’ fuori dal mio controllo.” Sussurrai. 
“L’inferno lo è.” Riccardo alzò il tono di voce facendomi girare verso di lui. Riccardo era il più calmo di tutti e vederlo arrabbiato era un po’ come una sorpresa. “Devi controllare il modo in cui tratti la tua ragazza. Nessun altro può farlo al posto tu. Devi farlo solo tu.”

Distolsi lo sguardo immediatamente. 

“Dopo tutte le cose che ha dovuto passare per colpa tua, è ancora qui. Non troverai mai più una ragazza come lei, Lorenzo. Forse non la conosco personalmente ma posso dire che è coraggiosa. Il modo in cui è riuscita a controllarsi quando l’hai presa, o a controllare il tuo modo di vivere, il modo in cui noi tutti viviamo … la bomba che è esplosa nella macchina. E’ restata e non ha detto una parola di tutte le stronzate che facciamo.”

Poggiai la schiena contro il divano ascoltando le sagge parole di Riccardo. 

“Lo sai che ho ragione. Perciò per quale diavolo di motivo continui a trattarla come se fosse merda? I ragazzi ti hanno sentito da quaggiù. La cazzata che gli hai detto … Ti rispetto e ti voglio bene, sei come un fratello ma quella cazzata era troppo.”
“Lo so, Riccardo.” Aggrottai la fronte. “Ho fatto un casino, okay?”
“No.” Disse in tono freddo. “Non hai fatto un casino, hai mandato tutto a puttane. Inizia a ragionare con la testa e non con il culo e renditi conto di quello che stai facendo. Non è Jen, non è una puttana qualunque che hai trovato per strada. E’ la tua ragazza.”
“Non pensi che questo lo sappia di già?” Urlai, la rabbia stava prendendo la meglio su di me. “So chi è e cosa è per me. Non devi ricordarmelo.” 
“Ovvio che devo perché continui a dimenticarlo, altrimenti non l’avresti trattata in quel modo!”
“Da come ne parli sembra che io l’abbia picchiata a sangue o qualcosa del genere, amico. Rilassati.” Dissi. 
“Forse non l’hai ferita fisicamente ma sicuramente l’hai fatto mentalmente. Non vedi le stronzate che fai ma noi ragazzi sì, e possiamo sentire il suo dolore. Il modo in cui hai detto quelle parole, era come se stessi parlando con Kayla.”
“Fanculo Kayla e Jen, Riccardo.” Dissi nervoso. “Smettila di riportarle nel discorso.” 
“Sto solo cercando di fare il punto.”
“Ci sei arrivato, adesso piantala.” 

Riccardo mi fissò per qualche minuto prima di scuotere la testa incredulo. “Non sei capace di ammetterlo e non te ne accorgi neanche.”
“Ammettere cosa, Riccardo?”
“Il modo in cui ti stai comportando. Cosa ti sta succedendo, amico? Non sono Jacopo e non sono neanche uno degli altri ragazzi. Puoi parlare con me.”
Sospirai frustrato. “Non lo so!” Mi morsi il labbro. “Non so più niente, amico.”

Evitai il suo sguardo mentre feci scorrere una mano attraverso i capelli. “E’ che … ogni volta che le cose vanno per il verso giusto fra di noi, dico qualcosa che scombussola tutto. Capisci?”

Riccardo annuì facendomi continuare. 

“La amo. Io la amo per davvero ma è come se il secondo in cui sono felice e le cose vanno per il verso giusto, qualcosa si impossessa di me e finisco con il dire parole che mandano tutto a puttane.”

Cadde il silenzio, poi TRiccardo aprì bocca rompendo il ghiaccio. 

“E’ perché non sei abituato a qualcuno che si prenda cura di te. So che non vuoi che dica il suo nome perciò non lo farò, ma lei ti ha fottuto mentalmente. Pensi che tutte le ragazze finiranno con il fare lo stesso ma ti posso assicurare, amico, che Brittany non è così.”
“Lo so che non è in quel modo.” Mi irrigidii. “Credimi, non è affatto come quella lì.” Mi sentii disgustato al pensiero di quanto tempo avessi sprecato per stare con lei quando avrei potuto fare qualcosa di più utile per la mia vita. “Qualcosa dentro di me scoppia. E’ come se qualcuno si impadronisse del mio corpo e non sono più io a parlare. E’ come sono fatto, Riccardo. Non posso farci niente.”
Riccardo chinò la testa da un lato, strofinandosi la nuca. “Lo so che non puoi fermarti ma puoi sicuramente controllarti.”
Spinsi le labbra verso un lato, cercando di capire cosa intendesse dire. 
“Quando sei con lei, controllati. Pensa a tutte le cose che ti rendono felice quando state insieme. Lo so che suona sdolcinato ma funziona. E’ che non voglio vederti perdere qualcosa di così prezioso.”
Annuii prendendo come legge ogni sua parola. “Grazie fratello.” Picchiettai la sua schiena. “Lo apprezzo davvero.” 
“Quando vuoi. Lo sai che sono sempre dalla tua parte. Comunque, scommetto che vi metterete insieme.” Fece un mezzo sorriso. “Non lasciarla.”
“Sembri una ragazza.”
“Era tanto per dire!” Difese se stesso ridendo. 

Non riuscii a non ridere. 

“Che succede di così tanto divertente?” La voce di Jacopo echeggiò nella stanza. 
Alzai la testa sorridendo verso di lui. “Niente.”
“Non dovresti essere a scuola?”
Alzai le spalle. “Avevo bisogno di prendere un po’ d’aria. Non riuscivo a sopravvivere con tutti quei professori con il fiato sul collo e tutti quegli idioti che non sanno fare altro che fissarmi come se avessi dieci teste.”
Jacopo ridacchiò, annuendo. “Va bene ma tanto dovrai ritornarci.”
“Lo so, lo so.”
“Perciò … dal momento che sei qui credo che possiamo continuare a lavorare sul piano contro Luke.”

Immediatamente mi concentrai, allungandomi e posizionando i gomiti sulle mie ginocchia. 

“Abbiamo optato per una sparatoria ma penso che dovremmo aggiungere qualcosa di più interessante …” Jacopo fece uno di quei suoi sorrisi maligni. 
Feci un mezzo sorriso. “Cosa hai in mente?”
“Dico di bombardare il loro magazzino.” Subito un sorriso spuntò sul mio volto. “Cosa ne pensate, ragazzi?”
“Dico di farlo. Facciamogli capire per quale motivo non devono mettersi contro di noi.” 
Mi distesi contro il divano, uno sguardo di pura soddisfazione sul mio volto.
“Se sopravvivranno abbastanza.” Disse Marco facendoci ridere. 
“Giusto!” Ridacchiai. 
“Okay. La notte in cui metteremo in atto il nostro piano ci vestiremo tutti di nero. Nessuno deve vederci. Ho già preparato le pistole nella sacca. Ognuno di voi ne avrà una. Saremo i primi a dare fuoco.”

Tutti i ragazzi, me incluso, annuirono. Sapevamo cosa dovevamo fare per far funzionare questa missione. 

“Attacchiamo a mezzanotte. Così facendo gli attaccheremo alla sprovvista. Prenderemo il SUV nero e guideremo fino alla collina. Spariamo da lassù.” 
“E poi facciamo saltare tutto in aria.” Sorrisi cupamente. 
“Esattamente.” Jacopo si alzò. “Adesso dobbiamo fare degli accordi.”
Aggrottai la fronte incuriosito. “Accordi?”
“Per il bombardamento.” Fu tutto quello che disse prima di allontanarsi. 

Alzai le spalle per poi voltarmi verso i ragazzi. Eravamo eccitati di sbarazzarci finalmente di Luke e di tutte le sue stronzate. 
Per tutto il tempo, però, non feci altro che pensare a cosa Brittany stesse facendo. 

Danger {Crookids}Leggi questa storia gratuitamente!