Capitolo 26

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Non avevo realizzato che ero piombata nel sonno fino a quando non aprii gli occhi e vidi che erano le 5:30 (dato che il sole stava tramontando fuori dalla piccola finestra della stanza).

Quasi avevo dimenticato che ero legata ad una sedia fino a quando non provai a stirarmi la schiena. Era lì che quando abbassai lo sguardo realizzai che non ero più legata ad una sedia. Fui sorpresa nel vedere il mio corpo legato ad un letto.

Come diavolo era finita lì?

Muovendomi, spinsi i miei polsi per vedere che erano legati contro il letto con una corda stretta intorno. 
Mugolai per il dolore quando sentii la corda graffiare la pelle. Grugnii stressata, desiderando solo di uscire da lì. 

Perché cose come quella dovevano succedere a me? Dio mi odiava davvero così tanto?
Sentii il mio stomaco piombare a terra mentre la preoccupazione mi iniziò a mangiare viva. 
Sarei mai uscita da quel posto? Sarei morta? Sarei riuscita a vedere la mia famiglia un’altra volta? Avrei visto Dennis, Carly o anche Justin di nuovo?
Le lacrime iniziarono ad arrivare alla superficie dell’occhio mentre tirai su con il naso, cercando di far scomparire il liquido che mi offuscava la vista. Non c’era nessun modo che mi avrebbe fatto mostrare a quei bastardi la mia debolezza. 
Voltandomi, feci una smorfia per il bruciore sulla guancia e sul collo a causa dei tagli profondi. Sembrava come se stessero prendendo fuoco. Non riuscii a non mordermi il labbro ricacciando in gola un’urlo.

Spalancando gli occhi, decisi che sarebbe stato meglio per me se mi fossi riaddormentata di nuovo. Forse il tempo sarebbe passato più in fretta. 
Quando riuscii finalmente a calmarmi, sussultai sul letto dall’improvviso rumore della porta spalancata dove i bastardi stettero per qualche secondo prima di entrare, lo stesso mezzo sorriso sulle loro facce.

Sei prima ero spaventata, ora ero terrorizzata.

“Guardate chi è sveglia.” Sentii la solita voce fastidiosa parlare. La stessa voce del ragazzo che mi aveva portato qui. L’unico ragazzo che aveva giurato di farmi qualunque cosa volesse. 
Ingoiai. 
“Sembra che la ragazza di Paggi è pronta per divertirsi. Cosa ne pensate ragazzi? Dite che è pronta?” Sorrise in modo disgustoso facendomi venir voglia di vomitare. 
I ragazzi dietro ulularono come dementi.
Strattonai le corde che mi stringevano. “Lasciami andare.” Dissi ferocemente. 
Ridacchiò. “Niente da fare, tesoro. Devo divertirmi un po’ con te.” Strofinò una mano contro l’altra mentre si inumidì le labbra.
“Hey Andrew, hai la videocamera?” Sorrise divertito fissando i miei occhi sgranati. 

Videocamera? Per cosa?

“Sì amico, è qui.” Mi voltai per vederlo stringerla in mano con uno sguardo di piacere. 

Se non fossi stata legata, gli avrei sfasciato quella faccia che si ritrovava.

Si voltò e si incammino verso di lui. “Grazie amico,” L’afferrò. 
“Quando vuoi, Luke.”

Sentii la mia gola seccarsi e il mio cervello offuscarsi dalla confusione. Luke? Il ragazzo del ristorante? Il mio stomaco si attorcigliò. Ecco perché mi sembrava familiare. Era il ragazzo che Lorenzo disprezzava. Il ragazzo che aveva pugnalato Lorenzo.

E quello era il motivo per cui mi aveva rapito. Ecco perché sapevano che io conoscevo Lorenzo. 

Fanculo la mia vita.

“Sei Luke?” Sussurrai più a me stessa … ma mi sentì e si voltò con un mezzo sorriso sulle labbra.
“Oh, quindi ti ricordi di me?” Luke inarcò un sopracciglio. 
Rimasi in silenzio.
“Pensavo che non ci saresti mai arrivata.” Camminò verso l’armadio dove posizionò la videocamera. Aprendo il piccolo schermo, pigiò un bottone facendo si che una luce rossa iniziasse a lampeggiare in segno che stava registrando.
“Lorenzo ti ucciderà.” Sbottai sottolineando ogni parola. Per quanto avevo potuto capire, Lorenzo proteggeva solo le persone a cui teneva. 

La mia affermazione lo fece ridere. “Sì? Beh, dimmi un po’ … dov’è, tesoro? Perché l’ultima volta che ho controllato, voi due avete avuto una discussione accesa e non ti ha rincorso e non è venuto a cercarti.”
“Pensi che mi lascerebbe salire in macchina di una feccia umana senza venirmi a cercare?” Sorrisi. “Devi essere più stupido di quanto pensassi.” Anche se sembravo confidente all’esterno, stavo morendo dentro. 

Non sapevo dove diavolo era Lorenzo o se mi stesse cercando. Chi lo sapeva? Magari si stava rilassando con i suoi ragazzi a casa sua, godendosi la vita senza le mie polemiche e interferenze. 

La sua faccia si contrasse mentre ringhiò. “Se tu fossi intelligente, non diresti queste cose.” Sogghignò. “Se fossi in te, starei zitta. L’ultima cosa di cui hai bisogno ora è insultarmi.” 
Lo fissai. “O cosa? Mi tirerai uno schiaffo? Mi tagli?” Distolsi lo sguardo. “Farabutto.” 

Rimasi senza fiato nel momento in cui sentii un pugno entrare in collisone con la mia guancia, il quale mi fece tossire in modo imprevisto facendo muovere il mio corpo in avanti. Le corde graffiarono ancora di più la mia pelle.
Luke mi afferrò i lati della mascella obbligandomi a guardarlo. “Hai una lingua troppo lunga. Dovresti impararla ad usarla per bene, stronza.” Sbottò in disgusto, premendo le dita contro la mia pelle facendomi urlare di dolore. 
Trovando tutta la forza che avevo, lo guardai negli occhi prima di sputargli in faccia. 
“Stronza!” Urlò pulendosi la faccia con il torso della sua mano prima di afferrarmi dal collo e iniziare a stringerlo in modo da togliermi il respiro. 
Rimasi senza fiato, i miei occhi si spalancavano mentre cercavo di prendere aria. “F-ferm-o.”
“Pagherai per questo.” Disse dando un’ultima stretta al mio collo prima di spingermi contro il materasso.
Iniziai a boccheggiare cercando di respirare di nuovo, tossendo violentemente. 

Il suo petto si sollevava e abbassa dalla rabbia mentre la sua faccia era rossa. “Ragazzi, potete andare adesso. Sembra che questa qui ha bisogno di imparare una lezione.” Fece un mezzo sorriso.
Andrew e gli altri ragazzi annuirono prima di uscire, chiudendo la porta alle loro spalle. 
Luke continuò a lanciarmi diabolicamente sguardi maliziosi prima di afferrare l’orlo della sua maglia e togliersela, scaraventandola contro la parete. 
Sentii il mio cuore fermarsi, il mio stomaco fare una capriola mentre Luke iniziò a camminare verso di me.
Piagnucolai sotto il suo peso sentendomi disarmata. 
“Non puoi lottare, troia.” Grugnì, spostando la sua testa sul mio collo dove iniziò a baciare succhiando la pelle. 
“No, smettila.” Mormorai, scuotendomi col l’intendo di togliermelo di dosso. “Ti prego.” Supplicai. 
Morse la pelle segnalando che non si sarebbe fermato iniziando poi col tirarmi la maglia. 

Sentii le lacrime ritornare in superficie. “Ti prego, non farlo. Mi dispiace.” Sussurrai. 
“Troppo tardi, tesoro.” Disse a denti stretti prima di baciare le mie labbra. 

Scossi la testa, desiderando nient’altro se non il suo corpo lontano dal mio. 
A Luke, in ogni caso, non importava. Continuò accarezzando le mie guance mentre le sue labbra si scontravano affamate contro le mie. 

Le lacrime iniziarono a scendere mentre cercavo di staccarmi da lui. 

Quando finalmente si staccò mi illusi che aveva finito, invece iniziò a giocherellare con la mia maglia prima di strapparla con uno strattone. 
“Smettila!” Urlai. “Non farlo! Ti prego, farò tutto quello che vuoi.” Strillai. “Ti prego …” Piagnucolai. 
“Niente da fare, tesoro.” Mormorò contro la mia pelle prima di dare piccoli morsi sul mio petto esposto. 


-Lorenzo

Quando avrei avuto l’occasione di mettere le mie mani su quel figlio di puttana, l’avrei ucciso. L’avrei fatto rimpiangere di essermi stato alle costale. 

Stringendo il volante, continuai ad accelerare fregandomene del limite di velocità. 
Svoltando in un angolo, sentii il mio cuore accelerare ogni secondo che passava. 

E se fosse ferita? Se Luke avesse toccata?
Grugnii al sol pensiero. 

“Calmati amico.” Riccardo disse confortandomi. “Devi rimanere concentrato. Non possiamo permettere che tu sia fumoso di rabbia mentre andiamo lì. La rabbia ti depisterà.”
“Come cazzo faccio a calmarmi quando non so che diavolo le stanno facendo? Per quanto ne so, posso averla già uccisa!” Urlai, sentendo la rabbia ribollire. 

Solo il pensiero di Luke che alzava un dito su di lei, mi faceva impazzire. 

“Lo so, è difficile. Non sto dicendo che non devi preoccuparti ma non devi lasciare che il tuo odio prenda la meglio sulla ragione. Devi salvarla e assicurarti che lui paghi. Non sarai in grado di fare entrambi se l’unica cosa a cui pensi è ucciderlo.” 
Annuii, cercando di calmarmi. Riccardo aveva ragione. Non potevo distrarmi. Dovevo rimanere concentrato su quei due obbiettivi.

Svoltando ad un’un alt angolo, feci pressione sul pedale dell’acceleratore andando a più di 120 km/h. 

Quando finalmente raggiungemmo la zona, rallentai cercando di non attirare attenzione. 
L’ultima cosa che volevo era che i ragazzi di Luke mi vedessero. 
Avvicinandomi al territorio di Luke, vidi la macchina rossa in cui Brittany era entrata. Risi sarcasticamente scuotendo la testa. “Lo sapevo. Lo sapevo che quel figlio di puttana era dietro tutto questo.” 
Riccardo seguì il mio sguardo fuori dalla macchina. “Quindi il coglione l’ha davvero presa.” Scosse la testa. 
Spensi la macchina appoggiandomi al sedile di pelle della mia macchina. “Il suo ultimo desiderio sarà di non avermi mai incontrato.” Afferrai una pistola carica che allungai a Riccardo. “In caso avessi bisogno di te a coprimi le spalle, ecco. Chissà quale idiota inizierà a sparare.” 
Annuì afferrandola e posizionandola nella parte posteriore dei pantaloni. Aprì la portiera nello stesso momento in cui lo feci io prima di chiuderla nel modo più silenzioso possibile. 

Avvicinandosi all’edificio, mi assicurai che non ci fosse nessuno prima di accovacciarmi e correre verso il retro della casa con Riccardo che mi seguiva alle spalle. Annuii verso di lui prima di alzarmi e calciare la porta. Tenendo la pistola di fronte a me, mi guardai intorno e, fortunatamente per noi, il posto era vuoto. 
Senza fare casino entrammo, guardammo dentro ogni stanza, calciando ogni porta chiusa e sbirciando attraverso le porte aperte. 

Delle voci provenivano dalla camera adiacente a dove eravamo. Rimasi in silenzio realizzando che erano delle voci maschili provenienti dalla sala. 
Riccardo premette una mano sulla mia spalla facendomi segno che se ne sarebbe occupato lui. 
Annuii girando bruscamente verso l’altro lato della casa, con la schiena premuta contro il muro. Dal quel punto, potevo vedere i ragazzi seduti su un divano. Luke non c’era e neanche Brittany. 
Sentii il mio stomaco attorcigliarsi. 
Ero in grado di vedere delle scale ma, a mio sfavore, erano nella traiettoria dei ragazzi. Lanciai a Riccardo uno sguardo il quale significata a dire che non potevo andare senza che loro non mi vedessero. Riccardo annuì nascondendosi dietro una parete e lasciando la mano fuori prima di sparare diversi colpi che catturarono l’attenzione dei ragazzi. 

Corsi attraverso la stanza raggiungendo le scale nel momento in cui tutti si concentrarono su Riccardo. Mi sarei preoccupato se non avessi saputo che Riccardo era in grado di tenere la situazione sotto controllo. Sapeva come fare fuori più ragazzi anche in un colpo solo. 

Nel momento in cui arrivai al piano di sopra, iniziai a camminare per il corridoio calciando ogni porta in cerca di Brittany. 
Quando arrivai a fine del corridoio sentii un piagnucolio provenire da una delle porte rimase chiuse. 
Mi avvicinai lentamente. Afferrando la maniglia, premetti l’orecchio contro la porta ascoltando una voce familiare urlare una disperata richiesta di fermare quello che stava succedendo.

Fu abbastanza per mandarmi su tutte le furie. Allontanandomi, usai tutta la forza che avevo per calciare la porta. Entrando, alzai lo sguardo per vedere Luke sopra il corpo tramante di Brittany.

La morte si impadronì dei miei occhi. 

Nessuno aveva il diritto di toccare la mia ragazza senza pagarne le conseguenze.

Danger {Crookids}Leggi questa storia gratuitamente!