Capitolo 32

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“Merda, merda, merda … merda!”

Grugnii movendomi sopra il materasso mentre le grida frenetiche echeggiavano negli orecchi. Cercai di riaddormentarmi ma non funzionò. 
Mi stropicciai gli occhi per poi aprirli e vedere Brittany correre da una parte all’altra della camera mentre lanciava tutto a destra e sinistra. “Piccola, che stai facendo?”
“Sto cercando di trovare i miei vestiti!” Continuò a correre, la sua faccia rossa dalla preoccupazione.
Aggrottai al fronte in confusione. “Piccola …”
“Dove possono essere?!”
“Amore …” Mi sedetti sul letto. 
“Seriamente.” Allargò le braccia. “Devono essere da qualche parte!”
“Brittany!” 
“Che c’è?” Sbottò, voltandosi. Una volta che mi vide sveglio, fece una pausa. “Scusa.”
Ridacchiai. “Fa niente.” Mi inumidii le labbra. “Ma stai impazzendo per niente.”
“Per niente? Lorenzo, io -”
“I tuoi vestiti non sono qui. Sono a lavare.” Cercai di controllare la mia risata una volta che realizzò. 
“Oh.” Sorrise dolcemente. 
“Già,” Ridacchiai. “Quindi, torna nel letto.” Alzai la coperta facendo gesto di venire lì. 
“No! Sei pazzo?” Mi guardò incredula. “Abbiamo scuola Lorenzo! Per non parlare di quando tornerò a casa, i miei genitori impazziranno!”
Spalancai gli occhi. “Non ci avevo pensato.”
“Già, neanche io.” Fece scorrere una mano fra i capelli. “Non avrò il tempo di dire niente. Mi uccideranno Lorenzo!” Batté i piedi contro il pavimento. “Non ho nemmeno chiamato per dirli che stavo bene! Mi staranno aspettando in questo momento. Oh mio Dio …” Gettò la faccia nelle sue mani. “Sono morta!” 
“Piccola,” Mi alzai dal letto avvicinandomi a lei. “Andrà tutto bene.” Prendendo le sue mani, le tolsi dal suo volto. “Parleremo con loro.” 
“Oh, certo, Lorenzo. Gli lasceremo sapere come abbiamo saltato scuola, come avuto una discussione, come sono stata rapita, come sono stata quasi violentata, picchiata e come tu mi hai salvato ma che eravamo così sovrappensiero che ci siamo scordati di chiamarli per avvertirli che non sarei tornata a casa.” Il suo sarcasmo nel tono di voce. 
Sospirai. “No, non possiamo dire cosa è esattamente successo ma possiamo dire qualcosa di vero.”
Le sue spalle si sollevarono per poi ricadere. “Sono morta.” 


-Brittany

“Piccola, rilassati. Andrà tutto bene.” Lorenzo mi accarezzò la spalla confortandomi. 

Eravamo entrambi seduti nella sua macchina parcheggiata di fronte a casa mia. Mi morsi il labbro, continuando a guardare avanti a me. 
“Piccola …”
“Non capisci Lorenzo.” Dissi improvvisamente. “Non sono i soliti genitori comprensivi. Mi uccideranno e non sto esagerando. Ti ho detto cosa mi hanno fatto quando sono tornata tardi il giorno della festa. Mi hanno messo in punizione e oh, e non farmi continuare!” Mi morsi il labbro, facendo un respiro profondo. 
“Brittanyy … Brittanyy, guardami.” Lorenzo mi accarezzò la nuca. 

Scossi la testa. 

“Brittany, andiamo.” Lorenzo disse dolcemente, le sue dita sfiorarono il lato della mia guancia. 
Sospirai, guardandola. “Che c’è, Lorenzo?”
“Puoi farmi un favore?”
Risi freddamente. “Tipo?”
“Chiudi gli occhi.”
“Come?”
“Chiudi gli occhi e basta Brittany.”
Alzai gli occhi al cielo prima di fare cosa mi aveva chiesto.
“Bene. Adesso, fai un respiro profondo e fallo uscire.”

Feci un respiro profondo, trattenendo l’aria per qualche secondo prima di espellerla dai miei polmoni.

“Adesso, conta fino a dieci.”

Mi morsi l’interno della guancia. Iniziai a contare mentalmente e quando finii, iniziai a rilassarmi. 

“Ti senti meglio ora?”
Annuii.
“Okay, adesso, apri gli occhi.”
Aprendoli, mi voltai verso di lui. “Come hai fatto?”
Ridacchiò. “E’ un mio segreto. Adesso, abbiamo un ora prima che inizi la scuola. Non mi interesserebbe se non sapessi che tu non vuoi arrivare in ritardo perciò … adesso o mai più.” 

Annuii. Aveva ragione. Non potevo nascondermi per sempre. Avrei dovuto affrontarli e anche se non volevo, dovevo. 

“Resto qui perciò quando sei pronta, vieni. Okay?” Mi strinse la mano. 
Sorrisi, guardando alle nostre mani e poi di nuovo nei suoi occhi. “Okay.” Allungandomi, premetti le sue labbra contro le mie prima di ritornare alla mia posizione. 

“No,” Strinse ancora di più la mia mano. “Vieni qui.” Mi tirò a se per poi premere le sue labbra contro le mie un’altra volta ma tenendole chiuse. 
Sorrisi contro le sue labbra, affondando ancora di più le mie labbra contro le sue. 
Lorenzo leccò il mio labbro inferiore, chiedendo di separare le mie labbra. 
Lo feci volentieri e le nostre lingue iniziarono a rincorrersi mentre Lorenzo tirò sopra le sue ginocchia il mio corpo.

Fu in quel momento che le cose iniziarono a riscaldarsi e inizia far scorrere le mie dita fra i suoi capelli, spingendoci sempre più vicino all’altro. 
Gemendo, mi morse il labbro inferiore, facendo scivolare le sue mani dalla mia schiena fino al mio culo. 

Gemetti contro le sue labbra desiderando nient’altro che continuare ma sapevo che doveva finire presto. “Lorenzo …” Sussurrai spingendolo via. 
“Mmm?” Iniziò a baciare il mio collo. 
“Devo andarmi a preparare.”
“Oh,” Sospirò. “Giusto.” Togliendo la sua faccia dal mio collo, mi sorrise. “Vai.” Mi tirò un leggero sculaccione. 
Risi spingendolo indietro prima di togliermi di dosso e uscire dalla sua macchina aprendo la porta. Chiudendola dietro di me, corsi verso la porta. 

Camminai a stento, mi voltai verso Lorenzo il quale mi indicò di andare avanti. 
Sospirai, annuendo e guardando la porta. 

Ora o mai più e per quanto volessi che fosse ‘mai più’, doveva essere ‘ora’. 

Scontrai le mie nocche contro la porta. “Mamma? Papà?” Chiamai. “Sono io, Brittany!”
Aspettai qualche secondo, battendo il piede contro il pavimento. Sembravano ore ma in realtà erano solo qualche minuto. 
Proprio quando stavo per arrendermi e andare a scuola anche con un look da barbona, la porta si aprì mostrando Chris. 
“Brittanyy?” Mi fissò con occhi sgranati. 
“Hey,” Feci una smorfia. “Mamma e papà sono a casa?” 
Annuì, indicando dietro di se. “Sì, sono in cucina. Dove sei stata?”
“Fuori.”
“Ovvio ma dove? Erano preoccupati da morire! Erano vicini dal chiamare la polizia ma grazie a Dio li ho convinti di non farlo.” 
“Io … Mi sono distratta.” 
“Brittany, ti uccideranno!”
“Oh, davvero?”
Annuii. “Sì. Non deve essere necessariamente colpa mia.” 
“Immagino che non lo sia.” Sospirò, spalancando la porta e lasciandomi entrare. 
Entrai in tempo per vedere mia mamme uscire fuori dalla cucina. 

“Chris, chi era alla po- Brittany?!” Mia mamma strillò, la sua faccia era sorpresa. Sembrava come se avesse visto un fantasma. 
“Hey mamma …” La salutai con la mano, mordendomi il labbro.
“Oh mio Dio!” Mi abbracciò, stringendomi forte. “Io e tuo padre eravamo preoccupati. Stai bene? Hai mangiato? Ti sei fatta male?” 
“Ugh, sì. Sto bene mamma. Sto bene, mi sento bene.” Ricambiai l’abbraccio. Cosa stava succedendo? Mi ero aspettata di essere sgridata e non confortata. 
“Bene,” Mi spinse via, portandosi i capelli dietro le spalle. “Ero preoccupata che ti fosse successo qualcosa.”
“No, sto bene.” Sorrisi a mala pena. 
“Perfetto, ma adesso dobbiamo parlare di qualcosa. Dove sei stata, signorina?” Mi fissò. “Lo sai che ore sono? Sei stata fuori per tutta la notte! E cosa sono quei vestiti?” Spalancò la bocca. “Di chi sono?”

E io che pensavo che Lorenzo fosse bipolare … 

“Io, ugh, beh, vedi … ci è stato assegnato a me e questa ragazza Cameron un progetto da fare per scuola e abbiamo deciso di continuare a lavorarci sopra anche dopo scuola. Quindi siamo andati a casa sua e non avevo intenzione di restare perché sapevo che dovevo essere a casa,” Sospirai, mordendomi il labbro non volendo continuare. “Mi sono rovesciata la bevuta addosso perciò mi ha prestato dei vestiti. Poi abbiamo continuato a lavorare sul progetto e non so cosa sia successo ma immagino che ci siamo addormentate.”
“Vi siete addormentate?”
“Sì.” Annuii. “Lo so che sembra stupido ma eravamo stanche. Abbiamo lavorato così tanto su questo progetto e stavo per ritornare a casa ma sua mamma è stata così carina e mi ha chiesto di rimanere a cena. Stavo morendo di fame perché mi ero dimenticata il pranzo e non ho mangiato niente e una cosa ha tirato l’altro e … così.” 
Mia mamma stuzzicò la punta del suo naso mentre pensò a ciò che avevo detto. “E’ la seconda volta che sgarri Brittany. Sono davvero delusa.”
“Lo so mamma e mi dispiace! Non avevo il telefono con me e me ne sono completamente dimenticata.”
“E pensare che credo stavi imparando la lezione Brittany …” 
“L’ho imparata mamma!”
“No, no, per niente. Perché se tu l’avessi imparata, non avresti fatto qualcosa di così pericoloso! Non sono riuscita a dormire questa notte perché avevo in mente tutte le cose orribile che ti erano potute succedere! Ero così tanto vicina da chiamare la polizia, ma grazie a Dio tuo fratello mi ha convinto di non farlo.”
“Lo so mamma. Mi dispiace davvero tanto.”
“Scusarsi non è abbastanza Brittanyy. Voglio che vai al piano di sopra e che ti prepari per la scuola. Quando hai fatto scendi e vieni in cucina così io e tuo padre possiamo chiarire velocemente.”
“Ma-”
“Vai Brittany.” Indicò le scale. 
“Mamma-” 
“Adesso!” Sbottò.

Sospirai sorpassandola e andai al piano di sopra in camera mia. Aprii la porta e iniziai a incamminarmi verso il bagno dove mi rinfrescai. 
Uscendo mi avvicinai all’armadio. Scelsi un paio di jeans stretti, una canottiera bianca e un giacchetto nero con le maniche che mi arrivavano ai gomiti. 
Mi tolsi i vestiti di Lorenzo di dosso e indossai quelli che avevo appena tirato fuori dall’armadio. 
Mi guardai allo specchio per controllare di essere presentabile prima di uscire dalla camera e avviarmi verso la cucina per il ‘chiarimento’ con i miei genitori.

“Hey papà …” 
“Siediti.” Mi indicò la sedia davanti a lui. 
Obbedii rifiutandomi di guardarlo negli occhi. 
“Tua madre mi ha appena detto cosa è successo e devo dire, che sono veramente deluso da te Brittany. Ti abbiamo cresciuto meglio di così.”
“Lo so e mi dispiace.”
“Qualche volta scusarsi non aggiusta le cose Brittany. Ti sei scusata l’ultima volta anche se ti avevamo messo in punizione, e dopo tutto, l’hai fatto di nuovo.”
“Non volevo f-”
“Indipendentemente dal fatto che tu volessi o meno farlo, io e tuo madre non ti crediamo più Brittany. Ti abbiamo già messo in punizione, che altro dobbiamo fare?”
Sospirai. “Non lo so ma posso spiegare.” Per la prima volta alzai lo sguardo per guardarli e, devo dire, che mi addolorava vedere il dolore nei loro occhi. “Mi dispiace davvero davvero tanto. So che non mi credete ma volevo davvero prendere un buon voto con questo progetto per provarvi che prendo le cose nella mia vita seriamente. Volevo farvi sentire fieri e … Mi dispiace.” Mi feci scivolare sulla sedia. 

Il silenzio cadde su di noi. 

Stavo per aprire bocca e aggiungere un piccolo discorso ma mio padre mi batté sul tempo.
“Vai a scuola Brittany e quando esci, voglio che torni dritta a casa. Ti aspetteremo. Io e tua madre dobbiamo discutere su qualcosa.”
Annuii. “Okay.” Mi alzai, iniziai ad uscire dalla stanza. Mi voltai camminando verso di loro prima di abbracciarli. “Vi voglio bene.”
Ci stettero un secondo prima di ricambiare l’abbraccio. 
“Ti voglio bene pure noi tesoro. Adesso, vai a scuola prima di fare tardi.”
Ruppi l’abbraccio sorridendo. “Va bene, ciao.” Salutandoli con la mano, uscii dalla cucina prima di uscire di casa. Camminai verso la macchina di Lorenzo. 

Una volta che mi sedetti, Lorenzo accese il motore. 
“Quindi, come è andata?” 
“E’ andata … meglio di quanto pensassi. Non mi hanno ucciso come puoi vedere ma sono veramente delusi.” Sospirai. 
“Non preoccuparti piccola,” Si allungò picchiettando il mio ginocchio gentilmente. “Li passerà.”
“Spero.” Guardai fuori dal finestrino verso la direzione di casa mia. 
“Cosa gli hai detto, comunque?”

Dopo avergli raccontato la storia, iniziò a ridere. Aggrottai la fronte. “Cosa c’è?”
“Ti sei inventato tutto quanto in così poco tempo?”
“Sì …” 
“Accidenti piccola, potresti anche venire a lavorare per me.” Ridacchiò distogliendo lo sguardo dalla strada di fronte a lui per guardarmi un secondo e poi ritornare a fissare la strada. 
“No, grazie.” Risi.
“Era tanto per dire … è una bugia terribile.” 
“E’ tutto quello che sono riuscita a pensare.”
“Non ci credo che ci siano cascati.”
“E’ una scusa credibile.”
“Certo …” Ridacchiò.
Sorrisi distogliendo lo sguardo. 

“Oh, comunque, Jacopo e i ragazzi vogliono incontrarti dopo scuola.”
“Cosa?”
“Jacopo sa di te … e noi e quanto significhi per me perciò ha detto che vuole incontrarti e i ragazzi erano d’accordo.”
“Dovrei preoccuparmi?”
“No.” Rise. “Sono dei ragazzi per bene una volta che li conosci.” 
“Immagino che lo siano.” Feci un mezzo sorriso. “Ma tengo l’invito per un’altra volta.”
“Cosa? Perché?”
“Perché i miei genitori mi voglio parlare dopo scuola e non posso mentirli un’altra volta.”
“Dannazione.” Svoltò in un angolo, guidando verso scuola. “Significa che non posso uscire con te dopo scuola?”
Alzai le spalle. “Non lo so. Non mi hai detto la mia punizione ancora perciò non so cosa potrò fare.”
Annuì capendo. “In ogni modo, troverò un modo. Come sempre.”
Feci un sorriso a trentadue denti. 
“Oh, in ogni modo, la tua borsa è nei sedili dietro. L’hai dimenticata quando siamo andati fuori a mangiare.
“Merda, me ne ero scordata.” Mi allungai all’indietro cercando di afferrarla. Lorenzo parcheggiò nel parcheggio della scuola. 
“Non voglio stare qui.” Mi lamentai. 
“Neanche io. Per di più non ho chiuso occhio ieri notte e l’ultima cosa che voglio sentire è l’ira di tutti i professori in questo buco infernale.”
“Ti ho fatto restare sveglio ieri notte?” Aggrottai la fronte. “Perché se è colpa mia, mi disp-”
“Cosa? Piccola, no. Ho pensato solo a tante cose e insieme hai ragazzi abbiamo tante cose di cui occuparci.”
Annuii mordendomi il labbro. “Sei lo dici tu.”
“Piccola,” Mi strinse la mano. “Non devi preoccuparti di niente.”
“Lo so.” Sorrisi. 
“Okay allora, andiamo e finiamo in fretta questa giornata.”

Aprii la portiera, uscii e aspettai che Lorenzo chiudesse la macchina. Una volta che girò intorno alla macchina, mi prese la mano e mi spinse verso di lui.

“Non stavi mentendo quando hai detto che saresti stato al mio fianco 24 su 24.” Lo presi in giro. 
“Beh, sai, mantengo sempre le promesse. Specialmente con le persone a cui tengo.”

Sentii le mie guance avvampare. 

“Stai arrossendo piccola?” Lorenzo fece un mezzo sorriso.
“No,” Nascosi il mio volto.
“Penso proprio di si …”
“Oh, stai zitto.” Diedi uno schiaffo al suo petto scherzando.

Rise. 

“Sai, mi stai chiamando con il nome ‘piccola’ un sacco di volte ultimamente.”
Inarcò un sopracciglio. “Mhm… non ti piace?”
“No, lo amo. E’ che … ora lo dici molto di più rispetto a prima.”
“E’ perché prima avevo un modo per torturarti e ora … ho una ragione per chiamarti in quel modo.”
“Oh, davvero?”
Annuì. “Vuoi sapere perché?”
Sorrisi. “Perché?”
“Perché sei mia ora.” Facendo un mezzo sorriso, si avvicinò a me, premendo le sue labbra contro le mie.

“Brittany?”
Aggrottando la fronte, ruppi il bacio e vidi Carly in piedi davanti a noi confusa. 

Merda.

Danger {Crookids}Leggi questa storia gratuitamente!