Capitolo 25

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Lasciai un grugnito di frustrazione uscire dalla mia bocca prima di far entrare in contatto i miei pugni con il tavolino di fronte a me. “E’ fottutamente ridicolo!” Strillai diventando rosso in faccia. 
“Fratello, calmati.” Riccardo disse tranquillamente. Scossi vigorosamente la testa, ignorandolo. 
“Come cazzo facciamo a rintracciarla? Questa merda si è rotta o cosa?” Tirai un calcio al tavolo dove la nostra attrezzatura era posizionata. 
Respirando, feci scorrere le mie dita tra i miei capelli prima di tirarmi le punte. 
“Tirare calci al tavolo non lo farà funzionare, Lorenzo.” Disse Jacopo alzandosi e scuotendo la testa. “Hai bisogno di sederti e concentrarti.”
Iniziai a fare avanti e indietro, ignorando quello che aveva detto. Tutto quello che sapevo era che dovevo trovare Brittany prima di perderla. 

Jacopo si morse la lingua cercando di non dire altre parole che avrebbero potuto fare scattare la scintilla. 
“Che altro potresti dirci?”
“Cosa vuoi che ti dica di più?” Sbottai, voltandomi per guardarlo negli occhi. “Tutto quello che so è che è salita nella decappottabile rossa di un figlio di puttana fuori dal ristorante.”
Jacopo si strofinò la fronte frustrato. “Li troveremo. Okay? Adesso hai solo bisogno di calmarti e concentrarti. Non possiamo averti intorno mentre tiri calci al tavolo ogni volta che pensiamo di non farcela. Non possiamo lavorare in questo modo se continui a fare tutte queste sceneggiate.”
“Non sto facendo una sceneggiata,” Esclamai a bassa voce. “E’ solo che non posso correre il rischio di aspettare.” Feci una smorfia. “E’ da, quanto? Un ora che stiamo qui seduti a cercare di rintracciarla? E se ha bisogno del mio aiuto in questo preciso istante?” Il sol pensiero di lei in pericolo mi portò un ondata di preoccupazione. 
“Per prima cosa, per qualche cazzo di motivo è corsa via?” Chiese Jacopo. 
Feci spallucce strofinandomi la nuca.
Jacopo ridacchiò amaramente incredulo. “Non farmi spallucce e dimmi la verità. Che è successo?”
“Siamo andati al ristorante, si è arrabbiata e se ne è andata.” Distolsi lo sguardo. 
“Sì ma perché?” Jacopo iniziò a stressarmi fissandomi intensamente. 
Sospirai. “Non sapevo che Jen lavorasse lì come cameriera ed è venuta a chiederci gli ordini. Le ho detto di andarsene, Brittany ha capito che ci conoscevamo e voleva sapere il come e perché. Non gliel’ho detto e si è arrabbiata andandosene.” Mi morsi il labbro, ripensando alla nostra litigata. 


Ero stato un tale idiota.
Avrei solo dovuto dirglielo … 

“Perché non gliel’hai detto?”
Sospirai pesantemente. “Come potevo spiegare le cazzate su cui erano fondante le nostre vite? Huh? Come potevo spiegare che Jen aveva due facce, che mi aveva pugnalato alle spalle e che se ne è andata fottendomi?”
“Dicendo questo.” Disse Riccardo come se fosse la cosa più facile da fare. 
Alzai gli occhi al cielo. “E poi avrebbe voluto sapere perché Jen fosse stata descritta in quella maniera.” Scossi la testa inumidendomi le labbra. “Non potevo rischiare. Okay? In ogni modo, il passato mio e di Jen è passato. Non sono affari di Brittany.”
“Beh fratello, se è la tua ragazza, ha il diritto di saperlo.” Riccardo mi lanciò uno sguardo. 
“Chi ha detto che è la mia ragazza?” Sbottai.
“Amico, chi stai cercando di essere?” Riccardo rise. “So che ti piacciono i miei manrovesci e so anche che quella ragazza significa qualcosa per te, altrimenti non staresti facendo tutto ciò,” Fece un gesto per indicare il tavolo. “solo per trovarla. E poi ho sentito quello che hai detto a Jacopo.” Un mezzo sorriso sulle sue labbra. 
“Come vuoi,” Borbottai.

Jacopo si sedette in silenzio, ascoltando la nostra conversazione. “L’ho vista solo una volta e ha già portato più casini lei che tutte le missioni messe insieme che abbiamo fatto.” Scosse la testa. “Sarà bene che lei valga la pena Paggi perché giuro che se finisce con il fotterci, ucciderò sia te che lei.” Dopo questo, iniziò di nuovo a cercare di rintracciarla.
Non potevo fare altro che ridere. “Non preoccuparti. Non lo farà.” Mi sedetti accanto a Riccardo aiutandoli. 
“Con chi potrebbe essere andata?” Chiese Riccardo. “Voglio dire, la macchina ti era famigliare? L’hai mai vista prima? Potrebbe aiutare.”
Aggrottai la fronte pensando per qualche minuti a cosa John mi aveva chiesto. 
Mi ci vollero minuti prima che la lampadine nella mia testa si accese. Mi appoggiai allo schienale con gli occhi ben aperti e le labbra separate. “Luke.”
“Cosa?” Jacopo alzò la testa guardandomi.
“Il territorio dei The King.” Dissi incredulo. “Ho visto la macchina vicino a quell’area prima di venire pugnalato. Ricordo che stavo camminando e di averla vista, solo che non ci ho prestato molta attenzione.” Le mie mani si chiusero formando dei pugni. 
“Aspetta. Perciò, stai dicendo che Luke ha rapito Brittany?” Jacopo si fermò da fare quello che stava facendo per concentrarsi sul mio ragionamento. 
“Oh, non è stato Luke. Brittany sa come è fatto. Sarebbe stupido da parte sua andare in persona da lei. E’ stato uno dei The Kings.” Annuii sicuro di quello che stavo dicendo. “C’è Luke dietro tutto.” Mi alzai.
“Woah, pensaci un attimo prima di fare qualcosa di cui ti potresti pentirti.” Jacopo si alzò in piedi.
“Fanculo, no.” Sbottai. “E’ lui. Sono sicuro. Chi altro farebbe salire in macchina Brittany se non la conosceva?” Feci una pausa. “A meno che non sapevano che io la conoscevo.” Scossi la testa, la rabbia ribolliva nelle mie vene. “Perché aspettare per la sparatoria? Dovremmo farla ora.” Camminando in direzione dell’armadio, spalancai le ante, razzolando all’interno fino a che non afferrai una scatola di metallo.
Ritornando al tavolo, la posai e iniziai a girare i quadrati con i numeri stampati cercando la combinazione corretta. Una volta sbloccata, l’aprii. 
Una volta presa una pistola che era all’interno, controllai di avere proiettili sufficienti per poi infilarla nella parte posteriore dei miei jeans. Chiudendo la scatola, la rimisi nell’armadio prima di ritornare da Riccardo e Jacopo. “Ho finito di giocare. Se quei bastardi voglio giocare con il fuoco, si bruceranno.”

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