nineteen

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"Potremmo andare a casa mia, è più vicina della tua." Suggerì. In realtà la mia intenzione era quella di non andare subito a letto con lui, speravo che Luke fosse già a casa. Ma sapevo che la fortuna non era in mio favore visto che l'avevo visto recentemente alla festa.

"Va bene." Disse e il suo braccio si strinse di più intorno alla mia vita mentre camminavamo. Cercai insistentemente di farmi venire quell'umore. Ma non riuscivo. Cercai di pensare all'ultima volta in cui mi ero fatta prendere dagli ormoni, ma stavo avendo dei problemi.

Non volevo farlo. Non riuscivo a capire perché, ma non volevo. Lui era ubriaco ed io no. Non ero dell'umore e lui si. Non ero pronta sentimentalmente, considerando che non avevamo ancora stabilito niente nella nostra relazione.

Quando arrivammo al mio appartamento il cuore. Ci impiegai più tempo possibile ad aprire la porta, ma non appena lo feci Michael entrò e mi afferrò la vita da dietro.

Non incolpavo Michael e non ero arrabbiata con lui. L'avevo fatto aspettare abbastanza e non aveva motivo di credere che non volessi farlo. Sapevo anche che si sarebbe fermato se avessi detto no.

Allora perché non lo facevo?

Lui posò le labbra sulle mie, dando immediatamente uno strattone al mio vestito.

Potevo farlo, era semplice. Dovevo solo fare sesso con lui, cosa c'era di male? Non era la mia prima volta, quindi non doveva importare. E non mi stava mica forzando, era consensuale visto che non avevo protestato una volta.

Ma avrei preferito essere ubriaca così al mattino mi sarei sentita con meno rammaricata e piena di vergogna. Lasciai che mi portasse nella mia stanza e che mi sbottonasse il vestito, mentre io mi convincevo che sarebbe andata bene.

Mi dissi che dovevo divertirmi, mi convinsi che il giorno dopo lui mi avrebbe chiesto di essere la sua ragazza e le cose sarebbero finite bene.

Riattaccai le labbra alle sue e lo spinsi sul mio letto, ma non chiusi mai gli occhi, neanche per un secondo.

-

Mi svegliai il giorno dopo sperando per la prima volta in vita mia di avere il mal di testa. Sperando di non ricordare niente di quello che era successo e sperando che la testa facesse troppo male per preoccuparmi.

Ma non era questo il caso. Mi misi subito a sedere sul letto e notai che ero sola. Erano solo le nove del mattino, quindi pensavo che Michael non se ne era ancora andato e che stava probabilmente parlando con Luke.

Mi alzai e cercai nell'armadio per trovare qualcosa di accettabile da indossare. Mi misi una delle magliette di Luke che era finita nel mio armadio e un paio di mutande pulite. Mi sfregai gli occhi stanchi mentre andavo in salotto, dove vidi un Luke addormentato sul divano.

"Michael è qui?" Lo svegliai, muovendolo per la spalla.

"No." Borbottò prima di girarsi dall'altro lato e spingermi via.

Dopo aver controllato nell'appartamento capì che Michael se ne era andato senza dire una parola. Erano cose del genere di cui avevo paura.

Cercai il mio telefono, controllando se avessi chiamate perse o messaggi. Avevo una chiamata persa da mia madre e un messaggio da una ragazza che frequentava con me letteratura. Niente da Michael.

Un improvviso sentimento di tristezza riempì il mio cuore, non ero sicura di cosa questo significasse, ma presumevo che non fosse un buon segno.

Guardai l'ora e mi resi conto che avrei fatto tardi per il lavoro e, mentre uscivo dal mio appartamento, pregai che Ashton mi lasciasse sola, perché sapevo che se l'avessi visto oggi non ci avrebbe messo tanto per capire cosa era successo, aveva un modo per farmi uscire le parole e farmi dire le mie cose personali. Sapevo che se gliel'avessi detto avrei dovuto pagare l'inferno.

Ambivalence | a.i traduzione italianaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora