•Capitolo 11•

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Ho la stanza piena di fumo.
Le mani tra i capelli, la testa piena di ricordi.
Gli occhi colmi di rabbia
e l'anima vuota.
Mi sto forse arrendendo?
O è l'odio che mi regge in piedi?
******

Attendo impaziente l'arrivo di Clark.
Sono già le sei e mezza e sarebbe dovuto arrivare mezz'ora fa.
Ma lo conosco fin troppo bene, non mi stupisce che arrivi in ritardo, in realtà non mi stupirei nemmeno se mi desse bidone.
Mentre inganno il tempo sfogliando con disinteresse le pagine sgualcite di un vecchio romanzo percepisco un crepitio provenire da dietro la porta.
Mi sollevo dal divano sul quale sono stata appollaiata per tutto il pomeriggio e mi dirigo a passo lento ad aprire la porta mentre continuo a fare respiri pesanti cercando di placare l'agitazione che si è infiltrata prepotentemente nel mio corpo.

Non appena abbasso la maniglia e spalanco la porta mi ritrovo davanti gli occhi blu di Clark che mi scrutano intensamente.
<< Ciao>> squittisco scostandomi di lato affinché possa entrare nel mio appartamento.
Lui rimane impassibile e immobile sulla soglia della porta guardandomi con cipiglio
<< Che c'è?>> chiedo scrollando le spalle confusa
<< Dobbiamo parlare qui?>> sbotta rivolgendo un'occhiata fugace al mio appartamento.
<< Si, la mia coinquilina è uscita. Non ci disturberà nessuno>> lo rassicuro
<< Bene>> risponde secco e varca la soglia posizionandosi sul divano mentre io prendo posto difronte a lui su una sedia.
Con atteggiamento disinvolto e spigliato si leva la giacca di pelle e incrocia le gambe, picchiettando rumorosamente il piede.

<< Allora? Di cosa dobbiamo parlare? Se mi hai scritto per pregarmi di non toccare quel coglione di Micheal, tranquilla. Non gli ho fatto né gli farò niente. Non ho tempo da perdere con queste cazzate>> sentenzia impassibile dando vita ad un meccanico movimento della mano come se per lui la questione non merita attenzione.
<< No, non ti ho chiesto di vederci per questo>>

Se avesse fatto qualcosa a Micheal, Ed me l'avrebbe riferito immediatamente.

<< Allora di cosa dobbiamo parlare?>> mi incalza in tono pungente mentre i suoi occhi di ghiaccio si incastrano nei miei.
<< Dobbiamo parlare di noi. Anzi di te che mi manchi continuamente di rispetto>> sbraito con atteggiamento deciso nonostante il suo sguardo penetrante mi mette in soggezione.

Lui piega la testa di lato, particolarmente stupito dal mio tono risoluto e intanto un ghigno malevolo si delinea sul suo volto seguito da una risata isterica.

Ma che problemi ha?

<< Cosa ci trovi di tanto divertente?>> sbotto spazientita e incrociando le braccia sul petto.
<< Giulia veramente? Per me stai solo esagerando>> esclama con nonchalance portandosi una mano tra i capelli biondi perfettamente pettinati all'indietro.

Ecco lo sapevo. Per lui non ha mai importanza niente, si limita a commentare con atteggiamenti menefreghisti come se ciò che provo non meritasse attenzione. Tutto ciò che esce dalla mia bocca lo interpreta sempre in modo superficiale.
Non riesce a comprendere la gravità della situazione, è incapace di leggere la serietà nei miei occhi.

<< Dico sul serio Clark. E poi perché non ti sei fatto sentire in questi giorni?>>
Vorrei realmente capire cosa gli passa per la mente, vorrei comprendere se c'è ancora un barlume di speranza che possa salvare il nostro rapporto. Ma più osservo i suoi atteggiamenti spavaldi più questo mi sembra solo un miraggio.

<< Perché avrei dovuto? Avevi detto che volevi stare sola e io ti ho accontentata>> risponde scrollando le spalle come se fosse la spiegazione più ovvia.
Pare completamente disinteressato e indifferente, troppo abituato a vedermi ritornare da lui, nonostante tutto.

<< Ora è finito il tuo abituale momento "isterico" in cui vuoi stare sola? O dobbiamo continuare con questi giochetti? Ti ho detto che non ho più l'età per giocare al gatto e al topo>> continua rimarcando le parole.
Vengo afflitta da un senso di disgusto e di collera rimanendo interdetta dinanzi a quella conversazione mentre lui siede comodamente sul divano senza nemmeno guardarmi negli occhi.

Non dice sul serio. Non può farlo.

<< Momento "isterico"? >> sbraito furiosa.
Perdo completamente le staffe e mi sollevo di scatto dalla sedia iniziando a girovagare intorno al tavolo in preda al delirio.
Mi porto le mani tra i capelli esasperata mentre sbatto rumorosamente i piedi sul pavimento cercando di concentrarmi sul tonfo che provocano le mie scarpe per scappare dalla rabbia che le sue parole mi hanno causato.
<< Dopo questa frase pietosa puoi uscire da questa casa e non farti vedere mai più. Dico sul serio. Non ho più le forze di avere a che fare con te. Sei una persona crudele. Non meriti che io perda un altro secondo per te >>

Gli occhi mi bruciano a causa delle lacrime che mi implorano di essere liberare. Sollevo lo sguardo verso l'alto cercando a stento di non piangere. Non gli permetterò di vedermi così. Non più.
Se mi mostro debole non farò che intensificare  la sua convinzione del potere che esercita su di me.
Lui non proferisce parola mentre osserva la mia reazione frustrata, mentre non riesco più ad esercitare il controllo sulle lacrime che, lentamente rigano le mie guance.

Non sto piangendo per lui. Non sto piangendo perché so che dopo questa discussione pietosa non vorrò più stare insieme a lui. Piango perché mi sento ferita e calpestata per l'ennesima volta da una persona a cui ho dato tutto ciò che potevo offrirgli. 

Saetto il mio sguardo assassino nella sua direzione e noto una strana emozione regnare sul  suo volto, quasi fosse realmente dispiaciuto di avermi fatto del male di nuovo.

<< Vai via Clark>> sentenzio in un tono più pacato rispetto a qualche istante fa, ma tremendamente serio e intanto mi dirigo alla finestra per accendermi una sigaretta.

<< Sei sicura Giulia? Questa volta sei seria?>>
chiede in uno strano tono titubante che non si addice per niente alla sua personalità esaltata e ostinata.

<< Si >> ammetto gelido mentre butto una nube di fumo verso l'alto.
Sono sicura, ma non solo per questa ennesima scenata.
Durante questa settimana non ho sentito molto la sua mancanza, non come avrei dovuto, e sebbene ogni tanto i miei pensieri si dirigevano nella sua direzione, per il resto del tempo la mia mente era dominata da un'altra persona.

<< Bene Giulia. Ma questa volta non tornare. Perché non mi ritroverai più >> esclama inflessibile ritornando nel suo atteggiamento scontroso e austero.
Si alza dal divano afferrando rapidamente la sua giacca e dirigendosi verso la porta.
Abbassa lentamente la maniglia, sfoderando uno sguardo pungente che punta dritto nei miei occhi prima di varcare la soglia e allontanarsi da me.

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