Libro 3: 10) Mano morta

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Tralasciando il paragrafo riguardante la torta al cocco, diciamo che la serata del mio compleanno è andata meglio di quanto mi aspettassi. Infatti, dopo la sessione di prove, metà coro mi ha accompagnato a casa di uno dei membri fondatori del gruppo ed abbiamo passato la serata a giocare a "Lupus in Tabula". Potete perfettamente immaginare il ruolo che ottenevo ad ogni giro. Il contadino...

«Com'è possibile che peschi sempre il contadino? Mi vergogno per entrambi!»

Disse il piccolo Wolf, stufo di non riuscire mai ad ottenere un ruolo determinante per la fine del gioco. In effetti, il ruolo del contadino aveva molta poca importanza per la funzione del gioco e serviva più per fare numero e per essere carne da macello nel banchetto dei lupi. C'era da sottolineare, infatti, che quella sera non vinsi manco mezza volta...

«Non si può vincere sempre.»

Per fortuna ci furono le pizze ordinate dopo aver lasciato le prove a risollevarmi il morale ed a placare la fame. Non avendo mangiato la torta, ero rimasto a digiuno mentre gli altri membri assalivano il povero dolce cucinato da Mirtilla come degli sciacalli.

«Mi dispiace! Non lo sapevo!»

Questa era la risposta di Mirtilla quando gli confessai della mia allergia al cocco ed alla mia impossibilità di azzannare quel fenomenale dolce. Dico fenomenale perché tutti hanno fatto i complimenti alla bella studentessa e non si sono fatti scrupoli a dirlo più volte dinanzi a me...

«Dannati...»

Ma, in realtà, mi dispiaceva davvero tanto per Mirtilla. Non potete immaginare il dolore provato nel vedere la sua faccia stupita ed intristita dalla notizia della mia allergia. Non potevo manco fare finta che fosse qualcosa di poca importanza, altrimenti l'ospedale non me l'avrebbe tolto nessuno dalla lista di posti da visitare quella sera. Era un peccato che io non fossi solo intollerante al cocco, altrimenti avrei addentato un boccone della torta ed avrei passato l'intera nottata seduto sulla tazza del cesso. Ma, almeno, l'avrei fatta felice.

«Sarebbe sicuramente meglio di uno shock anafilattico.»

Tornando a noi... Per ringraziare Mirtilla della torta, volli invitarla a prendere un gelato dopo aver salutato gli altri. Lei, per mia fortuna, accettò volentieri e ci dirigemmo in una delle gelaterie della Tuscolana: "Selfie". Recentemente questa gelateria era diventata abbastanza famosa in zona perché potevi crearti da solo il gelato ed esso veniva pagato a peso. Potete solo immaginare i mostri ipercalorici che venivano creati all'interno di questa gelateria tutti i giorni. Era un vero e proprio inferno per i diabetici quel posto ed era sempre pieno di gente. Tra l'altro, non appena finivi il percorso delle caramelle da aggiungere al gelato, c'era una macchina fotografica che aveva la funzione di farti un selfie e di pubblicarlo direttamente sulla pagina Facebook della gelateria.

«Un ottimo metodo di marketing. Così la gente amica delle persone taggate vede la foto, si incuriosisce ed i nutrizionisti hanno più lavoro.»

Ovviamente il passo da "gelato-bomba giornaliero" a "piede diabetico" era molto breve... Comunque, dopo averci preso un bel gelato e dopo aver parlato degli impegni della prossima settimana, l'accompagnai a casa e, mentre camminavamo, successe una cosa strana.

«Senti freddo?»

Mi chiese Mirtilla, vedendomi sfregare le mani. Non era una serata particolarmente fredda, ma, purtroppo, avevo questo difetto: ho le mani della morte. Gelide e prive di ogni calore umano, le mie mani erano perfette per poter mietere vittime e strangolare il prossimo. Sicuramente non erano per niente utili a riscaldare qualcuno o a riscaldarsi tra di loro. Altra caratteristica tramandata geneticamente da mia madre, anche lei aveva sempre le mani gelide e, nonostante avesse sempre delle borse dell'acqua calda nascoste per casa, riusciva sempre a congelare il prossimo. E non solo con le sue parole...

«Non ti preoccupare. Ho le mani fredde, ma è normale.»

Le risposi tentando di nascondere le mani nelle tasche per un motivo particolare. Lei, però, essendo di occhio lungo ed essendo anche abbastanza furba ad intuire subito le cose, capì la situazione.

«Fammele vedere.»

Un po' imbarazzato, uscii le mani e dovetti mostrare tutti i tagli che avevo sulle nocche. Alcune ferite erano ancora aperte e macchiavano di sangue la pelle circostante.

«Come te le sei fatte?»

Mi chiese. Purtroppo la risposta non era niente di speciale o niente di sconvolgente, ma era la più vera che si potesse ricevere in quel momento. Essendo infermiere, in reparto ero costretto a mettermi almeno una trentina di volte al giorno i guanti di lattice che, spesso e volentieri, danneggiavano la cute delle mani, soprattutto se le indossavi per lunghi periodi e se le tue mani incominciavano a sudare durante le procedure più difficili. Per non parlare poi del fattore freddo, che andava ad incidere maggiormente sulla cute, creando ulteriori danni e tagli. Ovviamente non sono un emo che ama tagliarsi perché adora il dolore fisico, ero solo sprovvisto di creme per le mani adatte per poter curare le mie povere "zampe". Dopo aver spiegato il tutto a Mirtilla, lei mi sorrise dolcemente e mi prese le mani.

«Te le riscaldo io finché non arriviamo a casa. Dalla prossima volta, però, comprati dei guanti.»

Facemmo tutto il percorso stringendoci le mani e, devo ammettere, provai una strana sensazione. Era come se fossimo tornati alle elementari ed il massimo della nostra aspirazione fosse stringere le mani della propria fidanzatina e starla a guardare per tutto il giorno. Ok... Al giorno d'oggi i bambini delle elementari hanno una vita sessuale più attiva della mia attuale, ma ai miei tempi era tutto diverso.

«Quanto ti sei sentito vecchio da 1 a pedofilo in questo momento?»

Commenti del piccolo Wolf a parte, mi sentivo veramente bene e, dopo aver congedato Mirtilla, me ne tornai a casa più sereno e contento. Forse avevo trovato colei che era fatta per me. Qualcuna che poteva riportare alla luce il mio lato fanciullesco e che era molto più seria delle mie precedenti relazioni.

«Perché non l'hai baciata stasera? Ti devo proprio insegnare tutto? Dovevi limonarci a cazzo duro! Invece hai fatto la checca che ha pensato ai sentimenti ed alla maturità...»

Mirtilla poteva per davvero essere speciale, quindi non avevo alcuna intenzione di accelerare le tappe e di giocarmi tutte le carte del mio mazzo in una sola sera. Poi, in realtà, non credo che lei fosse la tipa da limonata per strada in una delle vie più malfamate di Roma.

«Questa è la classica tipa da casa e chiesa... Già è tanto se arriverai alla seconda base.»

Oddio... A questo mica c'avevo pensato. Non le avevo mai chiesto cosa ne pensasse dei rapporti pre-matrimoniali e pregai con tutto il cuore che non fosse una di quelle ragazze:

«Prima il matrimonio e poi il sesso.»

Ma... Forse sarei stato anche in grado di aspettare. Non lo so... Dovrei ragionare maggiormente su questo fattore. Però, per mia fortuna, il pensiero del suo viso angelico mi faceva dimenticare ogni istinto animalesco partente dai miei pantaloni.

«Oh...»

Non appena entrai in casa, vidi un pacco regalo posato dinanzi alla porta della mia camera da letto. Sopra di esso, c'era un biglietto con su scritto "Auguri da Andrea".

«Mi ha fatto un regalo nonostante tutto...»

Mi sentivo una merda in quel momento. Avevo passato tutta la serata a pensare ad una possibile relazione con Mirtilla e mi ero scordato completamente di Andrea. Non è facile scordare le proprie ex, ma, a causa di questi piccoli gesti, ritornano sempre alla mente i bei momenti passati insieme.

«Devo dire che è un gesto carino da parte su...»

Bloccai la mia frase a metà quando scartai il regalo. Tutto il sangue del mio corpo si ghiacciò di colpo ed una paura immane mi fece scattare il collo verso la porta della sua camera, quasi come se mi sentissi spiato da lei in quel momento.

«Lei lo sa...»

Andrea mi aveva regalato una bibbia.

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