Capitolo 1.

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La luce del giorno trapassa dalle piccole fessure delle veneziane, a Londra il sole non esiste è una città fredda dove fuori si gela. Odio la pioggia, odio il freddo che ti entra fin dentro alle ossa, odio dovermi alzare alle 7 del mattino perché l'università si trova a 10 minuti di strada, dovrei iniziare a frequentare un corso di guida.

basta camminare con l'ombrello tra le mani,
basta arrivare a scuola con i piedi e i jeans zuppi d'acqua,
basta dovermi subire lamentele da palla di lardo.
basta.

Ma dove troverò il tempo? Tutti i giorni è sempre la stessa storia, i stessi pensieri mattutini, ma la verità è che mi sto scocciando della mia vita monotona, a volte mi passa per la testa l'idea di fare domanda ai dormitori del campus situati a pochi passi dal College.

Due minuti e la sveglia dovrebbe suonare, ho preso l'abitudine di svegliarmi prima del suono snervante che ti trivella nelle orecchie.
La ritardo di altri cinque minuti, anche se non sono poi così tanti, almeno il tempo per svegliarmi.

La sveglia suona e con un colpo di mano la spengo facendola cadere per l'ennesima volta a terra, qualche giorno mi abbandonerà ne sono più che sicuro.

Mi alzo controvoglia dal letto, prendo un boxer dal comò un jeans stretto che aderisce come una seconda pelle e un maglioncino beige e vado a lavarmi.

Solo ora mi accorgo che mettendo la sveglia di cinque minuti più tardi, ho commesso un grandissimo errore, perché? ..ho un piccolo problema con il mio look, ovvero i capelli mi piacciono domarli a modo mio, resto minuti interi ad aggiustarli per avere un aspetto migliore.

Da quando ero piccolo mi piaceva giocare con i capelli di mia madre, un giorno mi misi e iniziai a fare trecce e con il phon facevo dei piccoli boccoli da allora ho scoperto di avere una passione per il parrucco.

A volte mi chiedo perché io abbia scelto l'arte, mi piace molto anche quella ma credo di avere un debole per i capelli, avrei dovuto frequentare dei corsi di parrucchiere ma a quanto pare ho fatto la scelta sbagliata. Mi è sempre piaciuto abbozzare qualche schizzo su un foglio bianco e mettere a nudo i miei sentimenti le mie emozioni attraverso un semplice disegno, che a volte è molto significativo delle parole e dei fatti, ma credo che non serva poi a molto, i capelli è la mia più grande passione e spero che un giorno possa coltivarla e rendermi soddisfatto e felice del mio lavoro. Mi sentirei realizzato.

Jennifer la stiratrice che lavora al negozio principale della lavanderia una ragazzina molto birichina, prese il diploma al liceo scientifico, il suo sogno era diventare una psicologa, ma dopo la perdita della mamma archiviò il suo sogno e cercò lavoro, un giorno si presentò al negozio, non aveva un curriculum, non aveva referenze, non potevamo assumerla ma io notando il suo sguardo perso e singolare gli diedi una chance o meglio costrinsi mia madre a darle una possibilità. Dopo mesi di duro lavoro imparò il mestiere, mia madre la mise in regola in modo da non causare problemi con la legge. Lavora con noi da ben due anni e siamo molto felici ad averla con noi, fa parte della famiglia.

Ecco.. questa è un'altra cosa che non sapete di me, mia madre possiede una lavanderia e io le do una mano il pomeriggio, più che una mano è un lavoro perché nonostante io sia il figlio voglio essere pagato per mantenermi gli studi.

"piccoletto buongiorno" mi saluta mia madre dalla cucina, sulla tavola ci sono dei croissant con crema amarena e del succo, lo prendo a volo e corro fuori non dopo aver dato un bacio e un abbraccio a mia madre, lei sbuffa ma io lo so che ama i baci e gli abbracci, ma è troppo orgogliosa per ammetterlo.

Un quarto d'ora dopo arrivo al college, entro tutto infreddolito, somiglio a pingu mi avvicino al termosifone che si trova all'entrata e aspetto cinque minuti prima di andare al corso di arte.

Sarai NostroWhere stories live. Discover now