capitolo 18

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Il professore della Serra ci interrompe sul più bello, capisco che non possiamo sempre stare attaccati, ma ehy stiamo insieme ed è di diritto amarci in pubblico.

Oggi visiteremo la fontana di Trevi, Marta confida alle amiche che lei ci è stata anni prima, spiega che essa è fonte di desideri, tutti i turisti lanciano una monetina esprimendo un desiderio con la speranza che esso venga realizzato.

"ragazzi allora vi sbrigate?" ci riprende il professore, nella sua voce si intuisce una nota di gelosia. Della Serra ha sempre provato qualcosa verso i miei ragazzi, Evan mi disse che ci provava con loro tramite battute, sorrisi, ammiccamenti e sguardi maliziosi ma a loro non interessava, eppure il professore è un uomo da un bell'aspetto. Cosa ci hanno trovato in me che il prof non ha? Lui è così bello, sexy, attraente e soprattutto seducente, i suoi sguardi sono profondi sembra che riesca a capirti attraverso un semplice sguardo.

'sono proprio paranoico'

"smettila di pensare al professore, lo sai che a noi non interessa" mi rimbecca Devin accusatorio.

"non stavo pensando proprio niente" ribatto mentendo, temo di essere troppo poco per loro, ma guardatemi sono un rammollito, si ho un fisico slanciato e scolpito, ho dei bellissimi occhi verdi, capelli biondi, ma non paragonabile al professore, lui è un uomo con la U maiuscola, io sono solo un moccioso di quasi due metri.

"piccolo te l'ho mai detto che non sai mentire?"

"no?.. ma io non mentivo, dico sul serio non ho pensato al professore neanche un po'" svolazzo la mano come a scacciare un pensiero assurdo che si è creato da solo.

"Adam tu non sai mentire, sei un pessimo bugiardo" sorride dandomi uno scappellotto dietro alla nuca per poi tirarmi a sé e stringermi, posandomi un bacio sulla nuca.

Il suo profumo mi entra fin dentro le narici, nutrendomi di lui della sua essenza. Mi stringo al suo petto, sotto alle sue forti braccia e mi beo del suo calore. Evan cammina davanti a noi come se fosse un modello appena uscito da Vogue, purtroppo è talmente bello che se lo può permettere.
Indossa dei jeans stretti scuri che fasciano alla perfezione le sue gambe toniche e ben definite. Devin mi disse che, Evan si sveglia alle sei del mattino per andare a correre in un parco vicino casa loro, non so dove si trova proprio perché non so dove vivono i ragazzi, indossa una camicia bianca con le sue iniziali sul lato sinistro, precisamente sul cuore, i primi quattro bottoni sono sbottonati mettendo in evidenzia i suoi pettorali scultorei e incisivi, i suoi occhiali scuri appoggiati sui capelli ben pettinati fissati con il gel gli danno quell'aria da sex simbol che tutte le teenager si farebbero.

"sempre il solito" Devin incrocia le braccia al petto sbuffando e guardando in malo modo Evan che gli sorride pungente.

Un gruppo di ragazze comunicano tra di loro, esprimendo pensieri poco casti su Evan, e dire che iniziano a darmi fastidio è un eufemismo. Non dovrebbe infastidirmi perché è gay ed è il mio ragazzo, ma purtroppo mi infastidisce che abbiano posato e commentato il mio ragazzo con vocaboli scurrili e poco fini.

Evan dopo avermi guardato e sorriso maliziosamente si volta verso una delle ragazze facendo loro l'occhiolino, la ragazza bionda ossigenata e occhi verdi da gatta morta ammicca verso di lui, Devin intuisce quello che sta succedendo fulminando Evan con lo sguardo, ma purtroppo questi flirt di sguardi mi innervosiscono. Sono il suo ragazzo ed è arrivato il momento di marcare il mio territorio, vorrei essere un cane per pisciargli addosso ma visto che non lo sono, prendo posizione, mi lancio su Evan come se fossi un ballerino di danza classica e gli cingo la vita, baciando con possessione le sue labbra, non mi limito ad un semplice bacio ma con estrema forza gli spingo la lingua in bocca invadendola e assaporandola, un bacio che di dolce e casto non ha proprio niente.

Sarai NostroWhere stories live. Discover now