capitolo 27 seconda parte

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Arrivo al parco, mettendoci dieci minuti in più per arrivare, le strade sono trafficate per il periodo natalizio che piano si sta avvicinando, pensandoci devo fare un regalo ai ragazzi, mancano pochi giorni al Natale e devo fare presto se non voglio ritrovarmi a mani vuote.

Ho portato con me le valigie, ho lasciato un biglietto a mia madre per quando rientrerà, so che gli farà male non avermi per casa, ma parliamoci chiaro, lei non c'è mai.

Arrivato al parco, parcheggio l'auto, trovare posto in questo periodo dell'anno è impossibile, i parcheggi vuoti, le strade occupate, auto che si parcheggiano dove ci sono i divieti con le quattro frecce accese furbi fino al midollo, credono che accendendo le quattro frecce i vigili non possono causargli alcun tipo di problema, queste persone non capiscono un emerito tubo.

Oggi sono fortunato, se i carabinieri mi avessero fermato mi avrebbero rotto il culo, ho preso in prestito l'auto di mia madre senza avere la patente, mia madre dice sempre, 'guai a te se mi arriva una multa,ti ammazzo' spero che quel giorno non arrivi mai, mia madre è pericolosa, lei non usa le mani ma, pantofole e scope. Anche oggi Gesù me l'ha mandata buona.

Fortunatamente sono riuscito a parcheggiare nel piccolo spazio che la signora mi ha appena ceduto, dopo aver chiuso l'auto mi dirigo verso il parco, dove troverò ad attendermi Tom.

***

"fratello" urlo a pochi metri di distanza da lui, è seduto su una panchina, ha le gambe strette tra di loro le braccia a circondargli il petto e metà viso nascosto nella giacca, sulla panchina con lui c'è anche il suo borsone evidentemente è da poco tornato da nuoto. Prima che lo chiamassi, l'ho notato che si guardava intorno, come se temesse che qualcuno lo vedesse.

"Adam, quanto tempo ancora dovevi farmi aspettare?" balbetta e batte i denti tra loro, la voce esce rauca e graffia.

"traffico, lo sai che quando è Natale c'è sempre il caos"

"bhe potevi prendere qualche scorciatoia"

"eh tu potevi aspettarmi in un bar" ribatto, non sono io quello strano che per un appuntamento si fa aspettare al parco in mezzo al freddo e al gelo, deve essere davvero incredibile per dare la colpa a me.

"mi scocciavo di aspettarti li.."

"allora non lamentarti ora.. cos'è successo?" gli domando cambiando discorso, con la temperatura che c'è se restiamo troppo ci prenderemo una polmonite.

"Dopo nuoto mi sono fermato in un bar e c'era una persona che mi guardava sempre" annuisco e penso a chi potrebbe essere.

"era una donna o un uomo?"

"donna, era una signora molto fine ed elegante"

"e quindi cosa ti ha disturbato così tanto da chiamarmi.."

"Scusami, mi dispiace di averti chiamato, ho forse rovinato un tuo appuntamento?"

"no no, hai frainteso, si stasera stessa mi trasferisco dai ragazzi ma, non era questo ciò che volevo dirti, tu mi hai chiamato perché volevi parlarne con qualcuno e mi fa piacere che tu abbia chiamato me, ma ciò che vorrei capire, cosa ti ha portato a chiamarmi? Ti ha fatto qualcosa?ti ha importunato?" nega con la testa e abbozza un mezzo sorriso, ma non un sorriso sincero e affettuoso, ma un sorriso amaro,un sorriso che di bello non ha nulla, un sorriso a vecchio stampo.

"no affatto, io l'ho già vista in passato, aveva un volto molto familiare, so di averla vista ma non ricordo dove" annuisco. Spero che non sia chi penso che sia, spero che mi sto sbagliando e che è solo una paranoia quella che mi sto facendo io, spero che non sia lei.

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