capitolo 17

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Al mio risveglio mi aspettavo delle mani che mi stringevano forte la vita
Al mio risveglio mi aspettavo un bacio sulla guancia,
Al mio risveglio mi aspettavo il suo respiro caldo sulla mia pelle,
Al mio risveglio mi aspettavo lente carezze che perquisivano il mio corpo,
Al mio risveglio ho trovato un letto vuoto e freddo, lui non c'era.

Mi alzo dal letto restando seduto, la testa gira, gli occhi chiusi per la stanchezza, porto due mani a stropicciarmeli, stendo braccia e gambe e mi alzo.

Metto a fuoco la stanza, il letto dei ragazzi è vuoto e mi chiedo dove siano andati.

Non so il perché ci penso ancora, ma stare lontano da loro fa male e tutto per colpa di una sciocchezza, a volte ci penso e mi chiedo come ci si può litigare per una stupidata? Capisco che Evan è molto geloso e che si incavola se mi vede in compagnia di altri, ma non è un po' esagerata la sua reazione?

Vorrei credere a me stesso di aver sbagliato, che sono stato io quello che non doveva trattenersi più del dovuto con Simone, dovevo pensare più a loro, ma poi ritorno al punto di partenza. Non ho fatto nulla di male, perché dovrei sentirmi in colpa? Non ha senso.

Il fatto che io abbia fatto amicizia con una persona non è uno sbaglio contro i miei ragazzi. Lui parla di 'condividere' ma da quando fare amicizia è condivisione? ..la sua gelosia lo porta a pensare e vedere cose che non ci sono, cose non reali, un film che si è costruito nella sua testa, vede tutto ciò che di reale non c'è.

Simone è un mio amico e che gli stia bene o meno non mi interessa, non ho nessuna intenzione di rinunciare a Simone solo perché a lui non và. Continuerò a sentirlo via Skype quando saremmo lontani e Evan deve starne fuori, lui non è nessuno per decidere io con chi mi debba sentire.

Ieri abbiamo dormito nello stesso letto, eravamo abbracciati, sentire il suo respiro sul mio collo è stato soave. Avrei voluto trovarlo nel mio letto stamattina anche se sono incazzato con lui per quello che ha detto e ha fatto ma io non sono un tipo orgoglioso, non riesco a stare lontano da loro.

Mia nonna diceva sempre che quando si ama una persona, al di là della situazione di quanto sia grave, bisogna sempre mettere l'orgoglio da parte perché un giorno c'è ne saremmo pentiti. Non diceva proprio così ma mi ha sempre fatto capire che ogni tanto bisogna lasciar scorrere e passarci sulle cose, soprattutto quando sono cose futili.

Io amo Evan e Devin e nonostante sia talmente arrabbiato con loro non posso farne a meno.

Nella vita grazie a Nonna Agnese, ho imparato che l'orgoglio è una bomba a mano, che l'amore è una guerra, ed io non sono un soldato.
Ed è strano pensarsi senza parlarsi,
sognarsi senza sfiorarsi,
mancarsi ma non chiamarsi,
amarsi e non perdonarsi.

Che senso ha stare lontani, non voglio perderli non voglio che per il mio stupido Orgoglio e la sua stupida Gelosia e Possessività, rovinino un qualcosa di bello che stavamo cercando di creare. Se voglio ritornare da loro ho bisogno di accantonare tutto e sottomettermi in minima parte. Per amore questo ed altro.

Scendo nella hall e trovo tutti i miei amici seduti al tavolo che stanno facendo colazione, il professore della Serra è impegnato in una telefonata, dove lo vede discutere animatamente.

Tutti i ragazzi del quinto anno sono riuniti a tavolo e con loro ci sono anche Evan e Devin, quest'ultimo mi sorride per poi dare un colpetto con il gomito ad Evan portando la sua attenzione su di me.

I suoi occhi castani mi guardano con attenzione, cercando di leggere nel mio sguardo io cosa stia pensando, lo fa sempre.

Sorrido a quel pensiero, Evan ricambia. I ragazzi si alzano dal tavolo entrambi venendomi incontro, quando camminano sembrano due modelli, ma lo sanno che non stanno in passerella?

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