Ventuno

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Era sera e non ero andata all'allenamento di questo pomeriggio per fare le foto, immagino mio padre come sarà infuriato.
Lo raggiungo per la cena e mi siedo accanto a lui.

P: dov'eri prima quando avevo bisogno di te

Sbraita e tutti si girano.
Nicolò mi guarda e mi soffermo a guardarlo a mia volta.

P: solo a questo pensi

Dice ancora urlando.
Mi giro e lo guardo malissimo.

Io: sei diventato uguale a quello schifo di padre da cui mi hai portato via

Tutti guardavano, ma non mi importava, se lo merita ed infondo è la verità.
Me ne vado a testa passa e qualcuno mi stava seguendo e solo quando mio padre dice "se la segui, dopo domani non giochi" capisco che qualcuno voleva venire a consolarmi.
Mi giro ed era Nicolò, gli faccio di no con la testa e lui torna a sedersi.
Si gira e mi chiede scusa, io non gli rispondo e girandomi salgo in camera.
Mi trattengo nel piangere e in questo momento mi rendo conto di essere più sola che mai.
Bussano alla porta.

Io: chi è
M:io
Io: Marco?
M: si, dai apri

Apro e lui mi abbraccia.

M: vuoi parlare?
Io: no Marco è tutto okay, non preoccuparti
M:non sei credibile sai

In quel momento passa mio padre e ripete le stesse parole che dice a Nicolò.

Io: vai marco, non rischiare
M: mi dispiace così tanto Sara, di ciò che è successo a Nicolò! Qualsiasi essa sia e vedrai che tutto si risolverà

Dice mentre va via.
Mi vesto e vado a fare un giro.
Mi fermo in un pub e bevo qualcosa.
Mi si avvicina un ragazzo simpatico e mi porta in pista a ballare.
Fin quando quel ragazzo mi sfiora le labbra e torno in me.
Che cazzo stavo facendo, peggioravo solo la situazione.
Esco da quel pub e mi perdo in giro per la città nel tentativo di tornare in hotel.
Prendo il cellulare e vedo che Fede mi stava chiamando da due ore e lo richiamo.

F: Sara dio mio, che ti salta in mente
Io: lo amo Federico, io lo amo
F: che stai dicendo, dove sei?
Io: non lo so
F: hai bevuto?
Io: poco lo giuro haha
F: accendi il gps

Faccio come dice e dopo qualche minuto arriva lo stesso ragazzo del pub e mi blocca le mani dietro la schiena.
Mi faceva malissimo, spingendomi forte le braccia conto la schiena.

Io: lasciami

Dico agitandomi e cercando di liberarmi.
Mi tira uno schiaffo sulla guancia e mi fa cadere per terra.
Ero nervosa, volevo picchiare quello stronzo e volevo piangere allo stesso tempo.
Parlava, ma non continuavo a capirlo.
Volevo solo che Federico arrivasse subito.
Questo mi alza con la forza e mi fa salire in una macchina quando vedo Fede e lui corre verso la macchina.
C'era anche Nicolò con lui.
Quanto mi manca.
Si avvicinano e Federico blocca il tipo e Nicolò lo riempie di pugni in faccia quando quello riesce a liberarsi dalla presa di Federico inizia a tirare pugni a sua volta a Nicolò e mi metto davanti a lui.
Prendendo un pugno fortissimo allo stomaco che mi fa cadere per terra.
Il tipo sale in macchina e va via.

Federico pov's.

Sara è per terra che tossisce e sputa sangue, gli ha tirato un pugno nello stomaco così forte che dio santo non riesco a calmarmi.
Nicolò l'aiuta a rialzarsi e io lo aiuto a mia volta.
Nessuno parlava mentre andavamo in hotel.

S: n-no m-mi sento ben

Sviene e faccio chiamare l'ambulanza da Nicolò, che nonostante tutto le è ancora accanto.

N: arrivano
F: perché non può stare un po' tranquilla dico io

Qualche lacrima mi riga il viso e poi torno in me quando si sveglia.
Arriva l'ambulanza e chiamo il mister.
Andiamo in ospedale e il mister era già la.

M: cos'è successo?
F: un ragazzo la stava portando via, quando io e Nicolò ci siamo messi in mezzo e lui ha iniziato a picchiarci e Sara per dice difendere Nicolò si è presa un pugno nello stomaco

Nicolò non riusciva a credere a tutto quello che stava succedendo.
Il mister si avvicina a Nicolò e dice

M: tu ami veramente mia figlia?

Lui annuisce ed il mister non parlò più, finché non arriva l'infermiera.

X: è sveglia, potete andare da lei. Uno alla volta
M: scusate ragazzi ho una cosa in sospeso da risolvere con mia figlia

Sara pov's.

Vedo mio padre e mi giro dall'altra parte.

Io: cosa ci fai qua tu
P: senti so che ultimamente abbiamo discusso ed è anche per colpa mia se ti trovavi in giro da sola e se penso a cosa ti sarebbe potuto accadere se Nicolò e Federico non fossero arrivati in tempo, mi sento male. Mi dispiace Sara, scusami pensavo di fare la cosa giusta, ma non era così

Mi abbraccia.

Io: mi fai male, ho una costola rotta

Non parla ed esce.
Entra Nicolò, dio solo sa dove ho trovato la forza per alzarmi e sedermi sul letto.
Volevo abbracciarlo, volevo sentire che lui era ancora mio.
Lo abbraccio e lui fa uguale senza stringere.

Io: perdonami amore mio, ho fatto la cazzata più grande di tutta la mia vita
N: shh, riposa Sara
Io: no Nicolò no, io voglio che tu sappia la verità...
N: allora dimmi che aspetti
Io: la verità è che non ho mai amato nessun'altra persona come amo te
N: perché allora mi hai ridato l'anello, mi ha fatto sentire uno schifo quel tuo gesto
Io: scusami, ma mio padre...
N: lo sapevo che era colpa sua!
Io: ti prego Nicolò, non lasciarmi mai più

Lo abbraccio mentre singhiozzo.
Stavo piangendo e lui mi sentiva.
Mi bacia e tutto il dolore che avevo addosso per un istante sembra andare via.

Io: ti amo Nicolò...

Sorride.

N: anche io ti amo, Sara

Mi bacia nuovamente.

N: ora dimmi il perché di quel tuo gesto...
Io: mio padre mi ha detto che non ti avrebbe fatto giocare se non ti avessi lasciato

Mi stringe a se.

Io: ai Nico
N: scusa amore, che ti fa male?
Io: il dottore ha detto che ho una costola rotta
N: perché ti sei messa in mezzo
Io: perché non avrei sopportato ancora di vedere quello schifoso picchiarti in quel modo

Mi bacia.

Amore e Odio in NazionaleDove le storie prendono vita. Scoprilo ora