Capitolo 31

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La settimana successiva, mia madre mi accompagnò dalla sua ginecologa per fare il primo controllo.
Ero davvero tesa dato che non ero mai andata dalla ginecologa e l'idea mi metteva leggermente a disagio e un po' in imbarazzo.

Ero seduta su una delle seggioline blu nella sala d'attesa, con mia madre seduta da un lato e Charlotte dall'altro, intenta a digitare sullo schermo del suo cellulare.
Nella sala, non eravamo da sole.
C'erano altre due donne, più grandi di me accompagnate dai rispettivi compagni.
Ogni tanto mi guardavano, il che mi faceva sentire strana.
Avranno sicuramente pensato che io fossi lì da sola perché il padre mi aveva lasciata. Mi scrutavano, tentando di capire la mia storia, ma probabilmente le loro ipotesi erano lontane dalla vera realtà delle cose.
Quando la porta dell'ambulatorio si aprì, una donna uscì. Era più giovane di quelle sedute di fronte a me.
Teneva sotto braccio una cartellina, probabilmente con tutti i suoi documenti.
Il suo rigonfiamento si notava molto da sotto la sua maglietta. Anche io tra qualche mese sarei stata nella stessa situazione.
Poi, l'infermiera sbucò da dietro la porta, e con voce squillante e un sorriso radioso dipinto sulle labbra, chiamò il mio nome.
Mi feci coraggio e mi alzai dalla sedia, lanciando uno sguardo a mia madre.
Lei ricambiò con un sorriso, e io cercai di stare tranquilla il più possibile.

Le due infermiere all'interno della stanza avevano fatto di tutto per mettermi a mio agio durante la visita.
Avevano capito che era la mia prima volta, così, prima di iniziare con il controllo mi fecero diverse domande.
Quando mi stesi sul lettino, la donna, la più vecchia fra le due, iniziò a spalmarmi il gel sul mio ventre. La temperatura fredda del liquido a contatto con la mia pelle mi fece rabbrividire.
Ero ancora un po' tesa, così socchiusi gli occhi e sospirai.

Le immagini sul monitor, in realtà, non erano molto chiare.
Sullo schermo si vedevano solo delle strisce bianche e nere, se non fosse stato per la dottoressa, non avrei mai capito che quello che, per ora, era un piccolo puntino nero, era il mio bambino.
Si sentiva il rimbombo del battito del suo cuore.
Anche il mio cuore prese a battere più forte, ero emozionata, anche se quella situazione era decisamente diversa da quella che mi ero sempre immaginata.
Avrei tanto voluto avere Harry al mio fianco, in quel momento. Ma purtroppo non potevo averlo.
Ritornai alla realtà, quando l'infermiera mi porse della carta per ripulirmi dal gel.
"Sei già alla quinta settimana" disse sedendosi alla scrivania, compilando poi dei documenti.
"Possiamo già iniziare a fissare il calendario delle prossime ecografie, ma è necessario che la prossima volta tu venga con il tuo compagno, se non è possibile bastano i suoi documenti e gli esami del sangue".
Io mi sedetti sulla sedia di fronte a lei, annuendo.
Ma subito la donna notò la mia espressione non troppo convinta.
Ormai lo avevano capito tutto che ero sola.
"È solo per una questione di sicurezza, è importante verificare le condizioni salute di entrambi i genitori".
"Si, non c'è problema, la prossima volta li porterò" dissi, cercando di assumere il tono più deciso possibile.
Prima o poi, sarebbe arrivato questo momento.
Dopo avermi dato alcune raccomandazione sull'alimentazione e qualche consiglio su come affrontare i problemi di questi primi mesi, mi consegnò le foto dell'ecografia e mi lasciò andare.
Quando uscii, la mamma e Charlotte mi raggiunsero immediatamente.
La ragazza fu subito curiosa di vedere le fotografie e di sapere tutto quello che mi avevano detto.
Così, le raccontai tutto mentre la mamma si avviò per prendere la macchina.
"Hanno detto che è importante che anche Harry faccia degli esami" sussurrai "devo dirglielo il prima possibile".
Ormai era arrivato il momento.
Non so come l'avrei fatto, ma glielo avrei dovuto dire.

"Tesoro, sei proprio sicura che non vuoi che ti accompagni? Non devi sforzarti troppo nelle tue condizioni" disse mia madre giungendo nella stanza.
Stavo preparando il mio piccolo bagaglio a mano. Stavo tornando a Londra, decisa ad incontrare Harry.
Glielo dovevo dire, ed era giusto farlo di persona.
"Mamma stai tranquilla, saranno solo tre giorni e poi Jessica ha detto che mi verrà a prendere in aeroporto" risposi, esasperata.
Mia mamma era diventata iperprotettiva più di quanto non lo fosse già.
Era preoccupata per me e per la mia salute, e potevo capirlo, ma era un viaggio breve e sarei tornata dopo qualche giorno.
"Dio Bella, sei proprio pazza" poi uscì dalla stanza scuotendo la testa.
Erano passati cinque giorni da quando avevo fatto la visita, e dopo averci pensato bene, avevo capito che era arrivato il momento di affrontare il ragazzo, e la sua famiglia.
Non ero sicura di come avrebbe reagito, anzi, quasi sicuramente avrei solo complicato le cose fra lui e Jennifer, ma era giusto che lui lo sapesse.

Champagne | H.S.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora