XVIII. I genitori

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"Scusate ragazze, devo andare da Melody, ho combinato io questo pasticcio ed io devo rimediare. Sapete dove potrebbe essere andata?"
"...Ti ci accompagno" si offre gentilmente Emily.

Ancora non so comportarmi una volta che ce l'avrò davanti, ma devo pur far qualcosa, non posso sopportar l'idea di averla fatta star così male.

Emily mi sta portando in un luogo decisamente più cupo e lontano da casa. "E' la strada giusta?"
"Sì purtroppo..."

Non parlo più mi sembra di aver detto già abbastanza, ad ogni passo che facciamo si accorciano le distanze con Melody e mi sento veramente in imbarazzo, come mai prima ad ora. Continuiamo a percorrere il sentiero, ora si fa stretto e sterrato, con milioni sassolini appuntiti e mura tutte grigie. Tutto dritto, fino ad un certo punto in cui ci troviamo nei pressi una curva enorme, sembra che faccia un giro di 360 gradi quasi. Devo dire che non mi piace, affatto.
Emily nota il mio comportarmi stranamente e mi prende sotto braccetto.
"Siamo arrivate. Sei sicura di voler andare da sola?"
"Mai stata più sicura fino ad ora" e quello che ho appena detto, non è vero. Non ero sicura di entrare in un cimitero da sola. I cimiteri mi hanno sempre fatto venire i brividi intendendolo nel bene e nel male insieme. Però so che è quello che devo fare.

"Allora io ti aspetto qui all'uscita" mi dice facendomi l'occhiolino. Poi si volta dall'altra parte, non vuole e penso che non riesca a guardare l'edificio.

Una chioma di un azzurro sbiadito si volta sentendo il rumore dei miei passi che calpestano i rovi. Non ha lacrime agli occhi, le ha già versate. Il suo viso ne ha la prova: occhi rosso fuoco e scie d'acqua sulle guancie.
Ha il trucco colato, ma è comunque bellissima. Le risistemo le sbavature del trucco, ed è il minimo. Non so cosa dire, forse proprio perché non c'è niente che io possa dire per esprimere qualsiasi cosa io pensi, non esistono proprio i termini adatti.
La guardo, lei non mi guarda più negl' occhi, e le dico, forse invano, "Scusa".

"Non potevi saperlo.." dice e poi inspira. Prendo dalla tasca un fazzoletto, le asciugo il viso inondato.
"Credo di sapere cosa vuol dire."

"No. Tu non lo sai e non puoi saperlo. Tu non puoi capire quato male faccia, non puoi capire cosa voglia dire perdere tua madre per aver messo al mondo una bambina e perdere il padre per colpa di un angelo nero di cui non puoi vendicarti. Tu non sai che male faccia, fare da madre a tutte le mie sorelle, fare da padre e fare pure da mangiare o le pulizie. Tu non sai cosa vuol dire convivere con questo dolore ogni giorno della tua giovane vita, ovvero proprio quando hai più bisogno di loro.
Tu non sai cosa vuol dire, tu non sai niente."
Sono basita, senza la più ben che minima parola... ma d'altronde dovevo aspettarmela una reazione del genere, forse sono ignara di questo perché i genitori, anche se non naturali, li ho sempre avuti.
"Scusami ancora, stavo solo provando a dirti che anch'io non potrei vivere senza di loro. Sei molto attaccata alla tua famiglia, e questo ti fa onore"
Dico davvero, di sicuro non è facile e la trovo forte.

Mi rimetto la ciocca di capelli a posto, ora i miei capelli mi coprono il viso e di conseguenza coprono la mia espressione triste. Dopo il discorso con Melody ho capito che voglio saper di più sui miei veri genitori, voglio conoscerli, voglio sapere se sono ancora in vita o morti, voglio vedere come sono, voglio abbracciarli.
Che strano nuovo pensiero, i genitori.

#Spazio autrice: scusate il ritardo tesori, che ve ne pare di Melody? Ditemi, su su!

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