XXIV. Messaggio

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"Ally, ne sei davvero sicura?" chiede sottovoce.
"Sì, ne sono più che convinta...." rispondo mirando la sfera.
Prende fiato e mi dice"Cosa pensi di fare?"
"Scusami Emily ma adesso non ne voglio proprio parlare" adesso non posso scoppiare a piangere, non saprei nemmeno se fossero lacrime di tristezza o di gioia.
"Hai intenzione di dirlo a qualcun altro oltre a me?" mi chiede a voce bassa come se osasse troppo.
"Ma come glielo dico?" rispondo agitata.
"Glielo dici e basta" mi guarda negli occhi quando me lo dice, come per ogni cosa importante che ci diciamo. Io non la sto guardando, ma sento i suoi occhi posati sui miei. Il messaggio è stato chiaro, devo essere decisa nel dirglielo e senza tornare indietro.
Le lacrime mi stanno offuscando la vista, ma preferisco trattenerle davanti alle mie iridi piuttosto che farle scivolare sugli zigomi. Emily mi abbraccia, una stretta può aggiustare un sacco di cose ed era la cosa di cui avevo bisogno, ma poi se ne va e mi lascia sola.
Mi stendo sul letto sopra le coperte e le lenzuola cambiate da poco, su una mano ci è appoggiata la testa, l'altra mano è posata sulla pancia, la accarezzo con l'indice che forma piccoli cerchi concentrici. Porto tutte e due le mani sulla pancia e ci tamburello le dita sopra, come per giocare.
Mi alzo con le poche forze che mi rimangono e dalla stanchezza potrei andare direttamente a letto senza mangiare, infatti cerco disperatamente nell'armadio il pigiama e lo butto sul letto. 
Lascio cadere i vestiti a terra attorno ai miei piedi, mi metto i pantaloni ma quando sto per mettermi la maglia del pigiama corvi neri riempiono la stanza. Non faccio nemmeno per metterla, rimango in reggiseno, cado e mi ranicchio il più che posso per terra.

Strizzo gli occhi che vengono sfiorati con i suoi pollici, mi sta sorreggendo la testa con le mani.
Non mi reggo in piedi e gli vomito di fianco. Mi prende la mano ed andiamo via a passo veloce, ci troviamo davanti una casa di legno, o per meglio dire, una baracca. Me la stringe più forte e mi ci trascina dentro con lui.
La porta sbatte ed io salto dalla paura, caccio un urlo isterico che finisce sul suo petto. Mi da un lungo bacio a stampo, ma è come se mi fosse entrato dentro, i nostri nasi si toccano ed anche le nostre guancie, sono solamente divise da uno strato di lacrime.
Mi tira verso di se, le sue mani roventi sono sulla mia schiena, i medi sono posati sui gancetti del reggiseno e tremo sia per una brutta sensazione sia per paura di quello che sta per fare. Adam se ne accorge subito, toglie le mani ma ne sento ancora l'orma, le appoggia sulla sua felpa e se la sfila, un lembo di pelle rimane scoperto a causa della sua maglia che si è tirata su con la felpa. Gliela sistemo per bene ma appena finito lui mi fa distendere le braccia e mi veste, si volta di scatto e mi spinge via, sto per cadere di faccia vicino al divano ma distendo le braccia per non far prendere colpi alla pancia, non mi è neanche passato di mente, mi è venuto d'istinto, forse istinto materno.
Poi capisco, mi nascondo dietro il divano, mi ha portato da lui perché credeva non fossi abbastanza protetta, è me che vogliono.
Mi faccio il più piccola possibile, mi ranicchio con la fronte sulle ginocchia, devo calmarmi, faccio brevi respiri controllando l'intensità.

Una creatura sbuca dal nulla, non so di cosa si tratta ma sicuramente un mostro. Non cerco nemmeno di guardare, rimango immobile, potrei rovinare tutto.
La creatura e Adam si sono buttati sul divano e lo hanno spostato ancora di più spiaccicandomi e facendomi rimanere in apnea senza il mio volere. Vedo dei peli della creatura sbordare dalla testiera del divano, perciò lui è rimasto sotto, richiudo gli occhi e mi esercito ancora di nuovo a scomparire. Un tonfo ha fatto finire tutto, tutto il trambusto, tutta la lotta, tutti i versi di guerra. Si sono rotolati giù ed uno dei due ha vinto l'altro,  esco in ogni caso, se avesse vinto quell'orribile mostro mi sarei vendicata in qualche modo che non so, se avesse vinto Adam sarei scoppiata a piangere.

Scoppio a piangere, tutti e due sono distesi per terra, prendo Adam fra le mie braccia e tocco le sue ferite,  il suo sangue macchia le mie mani, le voglio guarire in qualche modo ma appena avvicino le mani non ce la faccio a toccarle, avvicino il viso e corrugo la fronte nella disperazione di voler fare qualcosa, fiumi di mie lacrime ricoprono le sue ferite, ognuna di quelle che ho tentato di salvare invano.
"Io non ti lascio, noi abbiamo bisogno di te" gli sussurro nell'orecchio. Risposto lo sguardo sulle ferite, ma non ce n'è più neanche una. Adam apre gli occhi e la lacrime che mi è sgocciolata accompagna la sua. Ci alziamo insieme aiutandoci l'un l'altra. Lasciamo le impronte delle nostre mani insanguinate sui rispettivi volti dell'altro e ci guardiamo negli occhi.
Mi accarezza le labbra con il pollice destro ed il sangue ora mi fa da rossetto. Vorrei che questi momenti durassero di più ma il messaggio nel suo sguardo è chiaro, dopo quello che è appena successo dobbiamo andarcene. Sconsolata mi stacco da lui, i pantaloni del mio pigiama si sono strappati per colpa del divano e non potevo più metterli, lascio di nuovo cadere l'indumento senza sottrarlo alla forza di gravità davanti a lui, la sua felpa è abbastanza lunga per farmi da vestito; mi solleva dalle ginocchia che piego mentre sono in aria, anche in momenti così mi sorride e mi da mille bacetti. "Sei bellissima e sei MIA"
Ho il trucco colato, ciabatte, capelli che non oso nemmeno immaginare come sono conciati, una felpa come vestito, ed ha il coraggio di farmi complimenti, dirmi che sono bellissima? Mi sa che allora è proprio innamorato.
Faccio un minuscolo sorriso che dura poco, non credo veramente a quello che mi ha detto.

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