XIV. Adam

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Apro gli occhi dal sonno profondo in cui sono caduta ieri e scorrono attimi muti.

La poca luce che entra mette in risalto i suoi occhi bellissimi ed illumina le sue carnose labbra. Afferra con la mano la coperta e chiude il pugno.

Quando si volta verso di me io guardo altrove imbarazzata e di conseguenza lui ride. Le nostre risate si fondono armonicamente.

Mi metto su un fianco per guardarci faccia a faccia, ma non riesco a muovermi per il troppo dolore e strizzo gli occhi dal dolore delle ferite e subito lui si alza.
Lascia le coperte stroppicciate e disordinate.

Ritorna con un disinfettante e del cotone; si mette nel letto con me e mi tampona le ferite che bruciano.

Non lo guardo, non posso farmi vedere sofferente.
"Ti sto facendo così male?"  Preoccupato dal mio atteggiamento.
"No. Le vere ferite sono quelle che non si vedono"
"Vero, può fare da esempio il mio cuore.." dopo questa frase sono sempre più interessata.
Tra di noi ci sono sguardi di chi sa benissimo cosa si prova.

Passa del tempo e poi mi dice
"Sei caduta in una trappola di quei bastardi, le fanno apposta con spine lunghe per causare ferite profonde e per far si che non ci si possa più muovere" con tono sconvolto.
"Ed io che davo colpa ad una innoqua pianta" rispondo per sdrammatizzare un' po.
"Scusami... ma ho un rimedio: colazione a letto. Cosa gradisce? " con occhi brillanti e soddisfatti della sua bella idea.
"Ahahah spero tu stia scherzando, non so se è peggio la colazione a letto o che mi dai del lei" scherzo.
Scoppiamo a ridere ed il suono delle nostre risate mescolate mi piace sempre di più.

"...Comunque non ti preoccupare, posso muovermi" ribadisco io.
"Sei una che non può stare ferma?" Con un interrogativo in mente per sapere con chi ha a che fare.
"Sono una che non VUOLE stare ferma"  Lo correggo nei dettagli.
Sorride e come reazione a specchio sorrido anch'io ed i miei occhi.

"Allora ti va di uscire in giardino?"
"Conducimi subito"
Scese milioni di larghe scale a chiocciola arriviamo in giardino. Dopo aver visto tutte quelle scale mi chiedo come abbia potuto portarmi fino in camera. Il giadino è inquietante, ci sono rovi, alberi spogli, foglie secche cadute a terra, un albero enorme pieno di corvi ed un recinto in metallo nero che fa riflesso nel lago tappandolo di un colore così cupo.

Mi dice di stare tranquilla e di chiudere gli occhi, mi mette una benda nera da coprirmeli. Mi prende la mano e mi porta non poco lontano da dove sboccavano le scale, mi fa sedere su una panchina fredda,e da questo capisco che è di pietra, poi molla la presa.

Se ne va lasciandomi rabbrividire su un pezzo di roccia, attendo prima di seguire l'istinto di togliermi la benda.

Sento dei passi verso di me ma non posso sapere chi sia, mi prende le mani e me le apre, sono le sue mani dolci che mi hanno accompagnata fino qui che mi fanno riconoscere di chi si tratta.
Mi appoggia sopra i polpastrelli qualcosa di leggero e con leggerezza mi slega la benda.

Fra le mani mi ritrovo una rosa. Non è una normale rosa, ha un'immensa dimensione, ha innumerevoli petali, ha un'infinità di bellezza.
Non ci posso credere, ho fra le mani una rosa nera.

Si siede accanto a me
"Per una bellissima ragazza da salvare"
Con la rosa fra le mani e con questa frase, anche se solo per un istante, un istante immobile, mi ha salvata di nuovo facendomi dimenticare di tutti i dolori.
"E si può sapere il nome del mio salvatore?"  Gli domando io in modo carino, tanto quanto è stato dolce e carino a regalarmi questa meravigliosa creatura.
"Adam, io sono Adam."  Ed il suo nome in questo istante mi è stato svelato, anche se è come se lo sapessi già.

#Spazio autrice: in questo capitolo ho voluto, spero che voi l'abbiate colte, introdurci emozioni forti. Spero sempre che vi piaccia e che vogliate che posti il prossimo capitolo. Beso :*

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