XV. Mistero

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Imbarazzato dal rivelare se stesso elegantemente cambia discorso.
"Ti piace?" Riferendosi al fiore appena raccolto.
"E me lo chiedi pure?" Sorridendo con guancie calorose ed arrossite.

Non ho mai ricevuto una rosa, nessuno me l'ha mai regalata, ma questa è davvero bella, è unica, è magica.

Innaspettatamente corre ed allontanandosi urla " Vediamo se riesci a starmi dietro!" Con tono sfidante.

Io non rispondo, passo subito all'azione.

Non mi sono mai sentita così bene, così libera, così leggera, così spensierata, così voluta, così felice.

Lo inseguo per tutto il giardino, intorno all'albero, attraverso il lago passando sul ponte, scavalco la recinzione due volte per uscire e poi per rientrare, salgo le scale.

Le salgo così in fretta che mi inciampo in un hradino. Mi si è riaperta la ferita che si rimette a sanguinare. Il sangue cola scendendo le scale.

Essendo una rampa più in alto ed avendo un costante sguardo verso di me per sfuggirmi, corre poi in senso opposto per soccorrermi.

"Mi dispiace...mi sento in colpa, che idea stupida che ho avuto" con tono desolato.
"Nulla di grave... mi aiuti ad alzarmi?"
"Scusami" Dice tirandomi su con le sue possenti braccia.

Togliamo il sangue e in un momento in cui è distratto lo lascio lì, fregato.
" Vediamo se riesci a starmi dietro!" Gli dico stavolta io imitando la sua bella voce di prima.

Mi scontro contro qualcuno e non faccio che ripetergli umilmente scusa. Egli non risponde ma guarda Adam che ci sta raggiungendo.

Adam dice "Sì".

Loro si sono capiti anche senza parlare, io non ho capito proprio nulla.

Finito tutto il tipo scende le scale frettolosamente.

Sono ancora sconvolta, non so come scusarmi, non ne faccio una giusta, non sono buona a nulla.

Adam procede verso di me "non fare quel muso, mi aspetti in camera? É solo uno dei due miei fratelli che era ignaro della tua presenza... Mentre aspetti, per non sentirti sola, tieni la rosa con te ".

Mi abbandona con un'espressione demoralizzata, come se dovesse andare in contro a qualcosa che non gli piace affatto. Ma comunque è stato tenero a dirmi così, e per non causargli altro dolore faccio quello che mi ha detto.

Arrivata a destinazione, avvicino quell'aggregato di petali meraviglioso al mio naso, l'annuso e devo dire che ha un odore strano, un misto... agrodolce.

Prendo il cellulare e trovo tantissime chiamate e messaggi, mi ero completamente dimenticata del mondo intero.

Ci sono 24 chiamate dai miei, una ad ogni ora. Ci sono due messaggi uno di una mia compagna di classe che ha pensato di passarmi i compiti dato che non ero a scuola ed un altro da Kevin tramite il cellulare di Jase:

-Jase non sa che ti ho scritto perché non vorrebbe. Gli manchi, Kevin.-

Questo messaggio è molto breve, ma coinciso.

Anche a me manca Jase, nonostante sono ancora arrabbiata con lui, delusa, più che altro.

È passato troppo tempi ed Adam non è ancora tornato. Apro istintivamente la porta in caso abbia bisogno.
"Chi è quella?!" Alza la voce uno.
"Smettetela" Supplica Adam, probabilmente ai suoi fratelli.
"Ho sentito la puzza di sangue da così lontano che nemmeno ti immagini" disgustato la stessa voce di prima.
"Non è strano?" Interviene una voce più giovanile.
"Raul... di che colore era??" Come se fosse una cosa davvero essenziale e necessaria.
"Non l'ho notato..." risponde il ragazzo di cui ora so il nome: Raul.
"DI CHE COLORE ERA HO DETTO!" Urla più forte che mai.
"Rosso" confessa intimorito Raul.
"Non la toccate!" Minaccia Adam gli altri due.
"Altrimenti?" Il tono irritante e più maturo.
"Non può sapere di noi..." dice Raul e mi batte il cuore a mille.
"Ma lei non ti ha mai visto, vero?" Il tono maturo ora stuzzica.
"Una volta, ma niente di sicuro..." dice Adam con voce tremolante.
"Non mi guardare così Esteban, sono staco di fare da vostro schiavo" detto ciò da Raul rabbrividisco, Esteban è il demone che mi voleva uccidere.
"Fermo, lo farò io." Dice a mia sorpresa Adam.

Sento ogni passo dei suoi piedi che appoggiano gradino su gradino, sento ogni sbuffo di una mente frastornata, sento della camera aprirsi.

Il mio cervello sta andando in tilte, d'istinto gli vado in contro e gli guardo l'avambraccio, le vene sono nere dovute al sangue che contengono.

Mi guarda, lo guardo. Lui che deve fare il duro, io con gli occhi pieni di lacrime. Lui con il sangue nero, io con il sangue rosso. Probabilmente ne vorrà vedere dell'altro adesso e mi chiedo come io abbia potuto credere che si fosse affezionato a me.

Mi cade la rosa di mano, sono io la ragazza che vuole, che vuole uccidere. Questo mi è chiaro, il resto è tutto un mistero.

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