XI. Capire

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Mi alzo dalla panchina ove ero sdraiata. Vedo una chioma rossa e m'incammino un po' più in la.

Jase fa per fermarmi, ma quando riesce a capire, ferma il suo modo di essere protettivo.

Mi avvicino allo sconosciuto, Kevin, che sta guardando concentrato il paesaggio in lontananza innevato. Sente i rumori dei miei passi e distoglie lo sguardo dai monti per puntarlo fisso su di me, ha come un'espressione perplessa ma poi continua ad osservare tutto ciò che ci circonda, nei minimi dettagli.
"É bellissima la neve, non credi?" Dico per prima io per attaccar bottone.
"Non porta niente di buono" risponde secco lui.
"Davvero? Fammi capire il motivo..."
"Non lo sai? Jase non ti ha ormai detto tutto, quel tutto che in realtà non dovresti neanche sapere? La neve crediamo che sia perenne e significa una rivoluzione" Risponde arricciando la faccia e con le pupille puntate verso la neve.

Non mi guarda neanche in viso ed io non so cosa dirgli per compiacerlo.

Resto ferma li ad aspettare che l'aria si faccia meno pesante, ma l'aria non fa che farsi fredda ed inizio a tremare e battere i denti.

Kevin mi vede e sente, e non esita un attimo a mettermi sulle spalle la sua giacca per riscaldarmi.
"Forse è meglio se entriamo adesso" premuroso come Jase.
"No. Devi spiegarmi perché stai facendo tutto questo"
" Non potresti mai capire..."

Per la prima volta mi guarda negl'occhi e rimane a bocca aperta. Mi guarda impallidito.
"Io forse non posso capire, ma voglio capire".
"Ti avviso che non è nulla di buono, non è una favola e in realtà si potrebbe dire tutto il contrario" mi inizia a svelare con gli occhi che guardano di qua e di la.

"Dimmi un motivo perché dovrei dirti tutto" riprende lui la sua arroganza.
"Dimmi un motivo perché non dovresti dirmi tutto"  rispondo a tono io.
"Perché tu sei identica a lei" e subito che gli vengono gli occhi lucidi.
"Lei chi?"
"Una lei che non voglio più ricordare" dicendolo noto che sta per esplodere, ma si trattiene le lacrime.
"...ma io invece non faccio altro che oppormi al tuo volere..." replico dispiaciuta e con i sensi di colpa per essere causa del suo dolore.
"Lei era stupenda, davvero, ed è per questo che ora sono così. Perché lei lo era"
"Ma lei chi?!"
"M...Miriam"

Gli prendo le mani e lo guardo meglio dritto negli occhi, anche lui mi guarda cercando qualcosa dentro le mie iridi.
"Tu mi odi ed io..."

...non riesco a finire la frase che soffoca le mie parole con un bacio, un lungo ed affettuoso bacio.

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