XXII. Livido

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Emily sta per guardare il tester, le ho chiesto di farlo prima di me, perché non ce l'avrei mai fatta. Sembra come un livido impresso sulla mia pelle.
L'ansia è davvero insopportabile, ma preferisco rimanere in ansia che ricevere una risposta positiva da quel coso.
Getto il tester per terra che si rompe, ho usato una forza tale che neanche potevo immaginare ed Emily è rimasta basita e sconcertata per come gliel'ho tolto di mano così malamente. Non riesco a commentare, Emily si alza e se ne va, prima di uscire si blocca davanti alla porta e si volta a guardarmi per un'ultima volta, un'occhiata che vorrei dimenticare; sta per dirmi qualcosa, ma non ce la fa e prosegue ad andarsene, strascicando i piedi.
Sul suo volto c'era dipinta tanta di quella delusione, che mi ha fatto veramente trasformare la giornata, le giornate.
Devo andare da lei, devo spiegarle tutto e devo chiederle scusa.

Entro in camera sua chiedendo il permesso.
"Adesso mi chiedi pure il permesso?" dice a malincuore, non sapevo che altro dire, di solito è diverso, c'è qualcosa di rotto fra noi.
"Volevo dirti una cosa..." proseguo determinata.
"Non c'è niente da dire, mi sembra che tu abbia fatto già abbastanza." e con queste parole cala il silenzio mio e suo. Mi viene da vomitare, ha sentito i conati e lei mi aiuta ad andare nel suo bagno, mi pulisce per bene e mi aiuta come sempre, facendo così non mi fa sentire la mancanza dei miei cari, e l'adoro per questo. Finito però torna ad essere scorbutica
"Proprio io che ti voglio un bene immenso, proprio io che sono sempre al tuo fianco, proprio io che qualunque risultato avremmo letto ti avrei supportata, proprio io che ho fatto di tutto per te, proprio io. Se non volevi potevi dirmelo prima, evitavamo tutto questo casino!" mi sorprende, non sta gridando o sbraitando, sta dicendo tutto con un tono di voce normale, ed è questo che fa più paura.
Vedo che le vengono continuamente le lacrime agli occhi, ma si ostina a ritrarle immediatamente.
La abbraccio, perché non so che altro fare, lei subito non ricambia ma poi mi abbraccia.
"Non va bene così!" mi sottolinea. La guardo con una faccia che cerca di capire a che si sta riferendo adesso.
"Non vale che con un abbraccio mi passa tutto!" aggiunge con dolcezza. Le lacrime adesso non fanno che cadergli dalla sorgente verde, non se le può più trattenere, ed io non posso trattenermi nell'asciugargliele.

Le fate mi dicono di vestirmi in modo speciale, è un grande giorno oggi, è il giorno delle fate,
"Il giorno in cui si festeggia la nascita delle fate, dei nostri antenati che hanno permesso la nostra vita qui, in questo spazio ed in questo giorno nasceva la primogenita, ed ora noi festeggiamo la nostra grande madre." Dice la saggia Terry davanti a tutte le fate, di tutte le età, di tutti i poteri e di tutte le varie bellezze. Il suo discorso è stato breve, ma che colpisce nel segno.
Vedo Shelly che vola in alto insieme a bambine-fate come lei, probabilmente sue compagne, stanno facendo una danza, e riconosco che è la stessa che ho visto sul suo quaderno al parco, non posso credere a come si volteggia aggraziatamente. È un balletto magico, un rito.
Giro il volto, tutti invece sono con gli occhi appiccicati a guardare attentamente il balletto, intanto anche un ragazzo da lontano mi sta guardando, sento un richiamo, il suo, credo.
Finite le giravolte, scintille e magie tutti iniziano a divertirsi: c'è chi balla, chi canta, chi suona ed addirittura i più esibizionisti mostrano le loro doti, i loro poteri. Rimango imbambolata per un po', ma poi mi nascondo ove non c'è nessuno e mi teletrasporto da lui, ha un potere su di me che nemmeno io posso controllare.
Ovviamente non mi faccio vedere da lui, non voglio dirglielo, non voglio che dopo che sappia che io sono la ragazza con gli occhi di ghiaccio se ne approfitti, al tempo stesso mi fa male vederlo così innocente e così ingenuo.

Proprio lui, è di fronte a me, mi butta per terra e mi bacia. Mi ha detto che non si controlla quando ci sono io nei paraggi, la neve fa sempre da cornice di questa immagine. Siamo trasportati dalla passione sempre di più finché non suona il mio telefonino, vedo solo l'emittente e mi blocco all'istante, Adam mi toglie il telefono che ho appena preso dalla tasca e lo appoggia poco più in la, dicendo
"Tutto può aspettare" con un sorriso furbo, malizioso e seducente come sempre.
Nota che ho la testa altrove, smette di sbaciucchiarmi scocciato. Sbuffa, e non mi guarda in faccia. "S...scusa..." accenno io dispiaciuta.
"Scusa cosa!" con tono di voce alto mi rimprovera lui.
Ha negli occhi una cattiveria tale che non ho mai visto e mai mi sarei sognata di vedere in lui. Mi guarda con disapprovazione mi fa più male di adesso che mi sta stritolando il braccio, credo che voglia dire "tu sei mia" o "non andartene" ma io non so proprio stare in situazioni del genere. Intanto a dolermi ancora di più è l'atmosfera che c'è tra di noi, non ha mai regito così... certo ha anche tentato di uccidermi ma i suoi occhi comunicano tanto a suo discapito.

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