V. Il silenzio

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Continuavamo a camminare senza dire niente, e non come nostro solito, il silenzio era frustrante fra di noi.

Non sapevo cosa fare ne che cosa dire.

Vedevo solo uno sguardo fisso a terra, alla mia domanda ha reagito così, e la sua non risposta è già una risposta.

Ad un certo punto tutto cessa, il suono dei fiocchi che si posano qua e la, il canto degli uccellini migratori, il rumore delle scarpe che affondano nella neve.

Jase si ferma e come reazione a catena anch'io, finalmente mostra un segno di vita tendendomi la mano.

La afferro e sento che sta tremando, i brividi mi percorrono tutto il corpo, partono dalle punta delle dita ed arrivano alla mia mente confusa.

Che cosa deve ancora succedere?

Davanti a noi, una casa, apparentemente abbandonata... ma poi si accende una luce e la finestra rigata e piena di ragnatele diventa di un giallo intenso.

Non faccio domande a Jase stavolta, rimangono solo nella mia mente e nella fiducia che ho in lui.

I signori Mayors escono dalla porta d'ingresso e tiro un sospiro di sollievo, li saluto e ricambiano con un sorriso.
"Entriamo" dice con pesantezza e dolce accuratezza nel non far intendere niente, né allegria e né dolore.

Il silenzio si è spezzato ed entro, cerco gli occhi del mio migliore amico perché sono in ansia.
"Dove siamo?" Chiedo per mettere un po' in ordine le idee e per cambiare discorso dall'ultima volta che ho aperto bocca.

Jase apre la porta e mi invita ad entrare, il rumore dei nostri passi vagheggia nell'aria.

Scendono dalle scale una fanciulla insieme ad una piccola bambina, lei ci osserva e dopo un cenno col capo da parte di Jase, ella mi chiede la giacca e la va a posare.

Niente domande, aveva detto il ragazzo. Però quella bimba dal viso dolce mi fissa da testa a piedi e mi viene voglia di parlarle.
"Salve!" Incomincia lei con voce bianca a salutarmi educatamente.
"Ciao bella bambina" rispondo io inchinandomi alla sua altezza.
"Come ti chiami?"  Pone la domanda tutta curiosa.

Non faccio in tempo a rispondere che piomba giù un altro ragazzo, scattante guarda la scena, guarda la ragazza, poi la bambina, poi subito Jase ed infine un'occhiataccia la rivolge verso di me.

Uno sconosciuto mi guarda disgustato al primo incontro, non riuscivo proprio a capirne il motivo.

Perplessa faccio un sorriso per salutare, egli fa finta come se non esistessi e porta via Jase dal mio fianco.

Di nuovo silenzio, sto iniziando ad odiarlo.

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