XVII. Fate

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Mi sento bene finalmente, il mio umore sbalza da un opposto all'altro perché sono vulnerabile.

Cathy mi accompagna su una casetta sull'albero, la sua, e mi porta nella camera degli ospiti.
Dopo aver sorpassato la soglia di casa, abbiamo salito delle scale a chiocciola, c'è un lungo corridoio con numerosissime stanze, arriviamo all'ultima.
Entrando mi dice "Dopo tutto questo stress credo che sia giusto che ti meriti un po' di riposo".

Di solito non riesco ad addormentarmi il pomeriggio, ma sono stanca, stanca di tutto questo, stanca di vivere.
Allora decido di stendermi su questo letto a baldacchino, fatto di legno con delle rifiniture e rivestito da una coperta bianco latte con i bordi in merletto.

Mi sveglio. Riposata mi stiracchio un po' dato che ho deciso di alzarmi, nonostante adesso conosco bene il piacere di raggomitolarsi nelle coperte al calduccio.
Le mie gambe ciondolano giù dal materasso e puntando lo sguardo ai miei piedi noto l'accuratezza di Cathy nell'aver pensato a me, mi ha messo delle pantofole.
Mi siedo sullo sgabellino lilla del tavolino da maquillage,  controllo che io abbia la stessa brutta faccia di sempre, soprattutto quella di quando sono appena sveglia.
Sento i vestiti come se fossero appiccicati alla mia pelle, talmente li indosso da tanto.

Sento anche delle voci, ma non so se sono io o se ci sono veramente.
Apro la porta e mi ritrovo proprio davanti una bambina pimpante, piena di stupendi boccoli biondi e di graziosi fiori in testa.
"Finalmente hai finito di dormire, ti stavo aspettando!" Mi rimprovera scherzosamente e si perde in una grassa risata.
"Scusami piccoletta, mi aspettavi da tanto?" Le rispondo dolcemente, dato che non voglio spaventarla, anche se sembra che la paura non l'abbia mai incontrata e che nemmeno sappia che cosa sia.
"Ahahah no, in realtà sono venuta proprio adesso a disturbarti" mi rassicura ridendo di essersi presa gioco di me nel farmi lo scherzo.

Ho proprio a qualche centimetro da me una bambina bellissima, tutti i bambini lo sono, vivace e con un sorriso sulla faccia che al solo vederlo si può svenire. Non è molto alta, ed è piuttosto piccola. Ha ancora il viso paffuto e la voce bianca di una bimba. Indossa un top bianco e dei pantaloncini che le arrivano alle ginocchia di color pesca.
Mi rimanda subito al ricordo di Megan, anche se non so perché; ma in un istante lo faccio svanire.

La guardo sorridendo e lei ne accenna uno, decisamente furbetto. Corre sul letto e la seguo, quando ci buttiamo sul letto le faccio il solletico, ride ma poi mi fermo. L'unica a non fermarsi è lei, che desidera vendetta e cerca in tutti i modi di scoprire dove patisco il solletico. Poi si passa alla guerra di cuscini ed addio letto fatto.
Lo rifaccio di nuovo e lei con le sue manine mi aiuta a sistemare la coperta, ora sto constatando che è  fatto anche meglio di prima.
Si mette a pancia in giù sul letto, fa altalenare le gambe ma ad un certo punto le incrocia, appoggia il viso sulle mani e curiosa mi chiede " Come ti chiami?"  Ed io, felice che me l'abbia chiesto rispondo "Il mio nome è Ally, il tuo?"
"Mi chiamo Milly" e subito dopo averlo detto sorride.

Di nuovo che penso a Megan. É passato così tanto tempo da quando non la vedo, e mi manca, mi mancano. Per i miei genitori sono in vacanza-studio in Inghilterra,  per i miei compagni sono dispersa, per Jase non ci sono più.
Vorrei piangere e sfogarmi, ma non posso e non voglio farlo.
Milly mi prende le mani e le accarezza, poi mi da un bacino sulla guancia sinistra.
Il bacio è uno di quello tipico dei bambini, piccolo e che lascia il segno.
Sorrido.
"Ecco, ti voglio sempre vedere così".
Una persona chiama Milly..
"É Cathy?"
"No, é Terry, vieni che te la presento".

Scendiamo le scale, non ci sono ancora abituata.
Una ragazza dai capelli verdi mi dice "Ciao, tu sei... tu conosci Cathy!" Inzia lei la conversazione.
" Sono Ally e sono molto contenta di conoscerti."
"Aspetta di conoscere anche tutte le altre" Interviene Milly. Terry prende un campanellino e dice " Vuoi farlo tu?"  Rivolgendosi a Milly.
Milly suona il campanellino.  Poi mi dice di mettermi comoda sul divano e godermi lo spettacolo.
Il salotto si riempie di scintille.
Compaiono altre due ragazze, Cathy e un'altra bambina.

Ci sediamo in cerchio.
"Adesso passiamo alle prestazioni" propone Cathy "Lei è Ally".
"Io sono Emily" sfoderando un bellissimo sorriso. "Dai piccola, non essere timida!" Emily incita la bambina.
"Io mi chiamo Shelly" subito dopo averlo detto Emily le da un bacio e diventa tutta rossa. Poi passiamo all'ultima presentazione, credo che sia la ragazza più grande e dice
"Adesso mi presento io, sono Melody e sono la più grande. Adesso conosci tutte le sorelle al completo" conclude Melody al che mi viene una domanda spontanea "E i vostri genitori dove sono? Arrivano?"
Solo dopo averla fatta, mi rendo conto che forse è una domanda che non dovevo fare.

Melody se ne va e sbatte la porta.
"I nostri genitori se ne sono andati tanto tempo fa"
Quanto imbarazzo, cavolo.
"S..s..scusatemi" ed intanto mi esce una lacrima.
"Non preoccuparti, devi sapere tutto su di noi, compreso questo"
Che figura di merda, ma come mio solito non potevo far di meglio! E poi son loro che dovrebbero piangere ed invece mi faccio pure consolare.

Il cerchio ora ha uno spazio vuoto, tutta colpa mia.
Con dolcezza Emily dice per cambiare discorso "Tutte noi siamo fate. Melody della musica, Terry della flora e fauna, Cathy della giustizia, Shelly della bellezza e Milly della felicità".
"E tu?" Ed eccomi che continuo con le domande inopportune.
"Io,ancora non lo so..." mi spiega ferita.
"Ti starai chiedendo perché ti abbiamo portata qua, spiegalo tu Shelly" dice Terry.
"Noi fate rappresentiamo una componente del mondo, buona o cattiva. Siamo neutrali ed è per questo che ti abbiamo portato qua, è da una vita che le fate si preparano ad accogliere le persone con gli occhi di ghiaccio. E noi non possiamo condizionarti, così sarai libera di fare la tua scelta" dice Cathy vedendo Shelly in difficoltà.
"Esattamente così" Afferma Shelly.
"E così, voi siete fate".

Ecco cosa mancavano: le fate.

#Spazio autrice: sono sempre più contenta che vi piaccia e dei vostri commenti. Questo capitolo è più lungo del solito, ci ho messo tanto impegno, scusate il ritardo.
Al prossimo capitolo!

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