Alzai gli occhi al cielo. "Non puoi ritorcermi contro le mie stesse parole." scrissi ridacchiando. Una fossetta che non gli avevo ancora visto spuntò sulla sua guancia destra.
- L'ho appena fatto. - affermò. - Ora rispondi alla mia domanda di prima. -
Mi morsi il labbro nervosamente. Non ero pronta per rispondere a lui a quella domanda.
"Non me la ricordo." mentii per prendere tempo. Luke rimase imperturbabile, anche se la fossetta sparì.
- Io sono muto per te? - chiese pacatamente, distogliendo lo sguardo da me per poi rivolgerlo a terra. Seguii i suoi occhi e mi ritrovai a fissare una manciata di erba che veniva sradicata dalle dita lunghe e nodose di Luke.
Giocherellai con il blocca schermo prima di decidermi a scrivergli. "Tu sei molte cose, Hemmings. Ma devo ancora capire se le tue parole sono davvero ciò che vuoi realmente dire alle persone o... sono una vana richiesta d'aiuto."
Lucas lesse tutto nel silenzio più assoluto e continuò a rimanere in silenzio per altri interminabili minuti.
- Se... - mormorò insicuro guardando l'acqua in basso. - ... se ti dicessi che... - Ma il rumore di una suoneria lo fermò prima che potesse terminare la frase. Rispose alla chiamata e tutta la sua freddezza ed il suo malumore tornarono tutto d'un colpo. Rimase in ascolto per alcuni istanti. Poi si alzò ed iniziò a borbottare parole quasi incomprensibili al cellulare allontanandosi di qualche passo da me. Sospirai debolmente. Avrei mentito se avessi detto che non dispiaceva molto che Lucas non avesse finito di dire ciò che aveva iniziato.
Mi alzai dirigendomi lentamente verso di lui e mi misi davanti. Chiuse la chiamata di scatto e si scompigliò i capelli nervosamente. Imprecò un'altra decina di volte e chiuse gli occhi per un istante nascondendomi alla vista il suo sguardo in tempesta. Quando li riaprì l'oceano nei suoi occhi si era calmato un po', ma rimase comunque agitato.
"Cos'è successo?" chiesi preoccupata. Luke non mi rispose. Immerse il viso tra le mani e si sfregò il volto. Era furioso. Gli posai una mano sul suo braccio.
- Devo chiamare i ragazzi. Devo trovare un altro locale. - borbottò più rivolto a se stesso che a me. Mi accigliai.
"No. Ora tu devi calmarti." scrissi. Luke mi guardò quasi infastidito e mi tolse la mano dal suo braccio. La rabbia montò nel mio petto. Una semplice telefonata ed il sottile filo si era spezzato. "Non credo di aver mai incontrato in tutta la mia vita una persona fredda ed egoista come te."
- Lieto di deluderti. - ribatté lui incurante. Rimasi spiazzata dalla sua risposta. Gli occhi pizzicavano, ma mi costrinsi a ricacciare le lacrime indietro. La madre di Lucas aveva sbagliato persona qualificandomi come la presunta cotta di suo figlio. Mi diedi una veloce occhiata alle spalle per godermi un'ultima volta quello splendido spettacolo, ma con la vista offuscata con riuscii a distinguere niente. Mi diressi verso la boscaglia. Mi asciugai le lacrime arrabbiata con me stessa. Mi ero ripromessa così tante volte di non farmi prendere dalle emozioni ed ecco un semplice ragazzo che butta giù tutte le mie difese con un solo sguardo. Un solo fottutissimo sguardo. Poco dopo sentii i suoi passi seguirmi frettolosamente. Sbucai finalmente davanti alla sua macchina. Come avevo potuto rischiare la sospensione per seguire un ragazzo del genere? Luke mi raggiunse, ma non disse niente. Se avessi saputo dove mi trovavo sarei tornata anche a casa a piedi, anche se ci fossero stati dieci chilometri da fare. Presi un lungo respiro calmandomi totalmente. Fanculo le emozioni.
"Domani abbiamo il test di inglese." mentii. "Puoi riportarmi a scuola?". Tanto non l'avrebbe saputo. Quello era stato sicuramente l'unico e solo giorno di permanenza in quella scuola, senza contare il primo in cui mi aveva trascinata al loro concerto per Michael. Volevo rifugiarmi in un mondo di parole e perdermi per ore, per non ascoltare più tutte le crudeltà che mi circondavano.
- Non ho tempo di fare tutto il giro di Sydney, dovrai venire con me. - replicò lui. Mi limitai a fissarlo, senza riuscire a mettere insieme un solo pensiero razionale. Mi morsi forte il labbro, mentre Luke accendeva il motore. Quasi non mi accorsi quando arrivammo a destinazione. Si era fermato davanti ad un locale che non avevo mai visto. Fissai assente l'insegna.
- Tu rimani qua. - disse il ragazzo a fianco slacciandosi la cintura. Aprì lo sportello e mi chiuse in macchina, per poi sparire all'interno del locale. Sbattei le palpebre. L'unico modo per dominare le emozioni era non pensare a niente. Liberare la mente. Stare da soli. Rimanere in disparte ed aspettare che il piacere dovuto al far male alle persone svanisca nel nulla. Presi un lungo respiro e tirai la maniglia. Il cielo aveva appena cominciato a piangere.
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Words. || Luke Hemmings
FanfictionSydney poteva essere definita come una ragazza strana a prima vista. Capelli lilla, vestiti consunti, il rossetto nero... la lista poteva essere infinita. Ma quello che l'aveva marchiata era il suo silenzio innaturale. Aveva smesso di parlare da tre...
