CHAPTER XIV- Fidanzata è una parola grossa
PoV Kàtia
-Perdonami Kàtia!- la voce contrita di Daniel mi infastidiva terribilmente. Gli avevo assegnato un compito semplice, che anche un bambino avrebbe saputo portare a termine, e lui aveva fallito. Non lo guardai e continuai a camminare avanti ed indietro, lungo le sponde del lago. Il freddo era pungente, ma non me ne curavo. Ero abituata al Nord. Daniel invece batteva i denti.
-Ti prego Kàtia, parlami- mi implorò lui muovendosi come fosse la mia ombra. Socchiusi gli occhi, cercando di ricordarmi che mi serviva, che in quella scuola avevo bisogno di alleati. Ero più propensa a credere che la sua fosse una fedeltà da idiota, non ero ancora persuasa che credesse davvero nella causa, ma ormai c'era dentro, non avrebbe potuto tirarsene fuori, senza finire nei guai. E poi non poteva. La sua famiglia non glielo avrebbe permesso. Il suo marchio non glielo avrebbe permesso.
-Mi hai molto deluso- dissi voltandomi verso di lui. Era più alto di me, ma in quel momento sembrò farsi più piccolo, più basso, tanto era remissivo. Guardò a terra. Si era giustificato un milione di volte, non aveva altro da dire. Secondo il mio piano, quella sciocca mezzosangue sarebbe dovuta finire ad Azkaban. Era pericolosa, e distraeva il designato. Invece eravamo giunti a rischiare che fosse lui ad essere portato via. Non volevo neanche soffermarmi a pensare al disastro che ne sarebbe venuto fuori.
-A volte ho la sensazione che tu non capisca l'importanza della nostra missione Daniel, che non ti importi veramente- mi forzai a tramutare la furia in dispiacere.
-No, mia signora!- mi interruppe alzando gli occhi nei miei, erano brillanti –Te lo giuro. Sono stato uno sciocco, ma dammi un'altra occasione!- lo guardai malevola. Avevo bisogno di lui, ma non potevo fidarmi completamente. Sospirai dandogli le spalle.
-Dimmi cosa posso fare Kàtia- insistette, continuando a muoversi come fosse il mio specchio.
-Adesso non possiamo fare niente-
-Voglio dimostrarti che puoi fidarti di me. Farò tutto, ogni cosa- mi sforzai di sorridergli, e gli accarezzai la guancia rosea. Mi era stato insegnato che era necessario farsi amare e temere dai sottoposti. Il bastone e la carota.
-Avrai modo di rifarti Daniel- lo rassicurai –Ma per ora dobbiamo attendere. C'è tempo per agire, e non è questo il momento- ancora una volta gli voltai le spalle e mi allontanai da lui di qualche passo. Della mezzosangue rossa mi sarei occupata personalmente. Di lì a pochi giorni ci sarebbe stata la prima prova, avrei avuto modo di studiarla meglio, e forse non sarebbe sopravvissuta, magari non mi sarei nemmeno dovuta prendere la briga di eliminarla, ci avrebbe pensato lei da sola. Nonostante avesse una parte nel mio piano, avrei trovato il modo di sostituirla.
-Tienimi aggiornata su Scorpius Malfoy- gli chiesi –Voglio sapere tutto quello che fa, non deludermi ancora Daniel!- lui annuì, raddrizzò le spalle, fiero di aver ottenuto il mio perdono. Lo lasciai lì senza dirgli altro e mi congedai. Guardarlo troppo a lungo mi dava il voltastomaco.
PoV Rose
Eravamo tutti seduti sotto la grande quercia, nel parco di Hogwarts. Il freddo di inizio novembre era pungente, infatti eravamo imbacuccati tutti quanti: Io, Lily, Domi, Rox, Alice e Francois.
Nervosamente sfogliavo il Gazzettino di Hogwarts. Numero speciale. Formalmente era dedicato a Marina, in pratica era la solita raccolta di pettegolezzi. Passiflora non aveva il minimo scrupolo.
-Povera ragazza- commentò Francois, ancora una volta, riferendosi a Marina. Tutte quante annuimmo. Non mi era simpatica, ma comunque non riuscivo a soffocare la pena.
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A piccoli passi verso il destino
FanfictionSalve :) Ho cambiato il titolo di questa storia, comunque si tratta del seguito di una vacanza movimentata. I nostri eroi tornano ad Hogwarts regalandoci un viaggio nei loro sentimenti. Nuovi e vecchi personaggi. Nuovi e vecchi intrecci. Molte dinam...
