Capitolo XXIX

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CHAPTER XXIX- La seconda Prova

PoV Rose

Era tardi e continuavo a rigirarmi nel letto. Era passata qualche settimana dal ritorno a scuola, ed io ero stanca per la gran mole di studio, per il corso avanzato, per la situazione con Scorpius. Dovevo ammettere che, però, dopo la festa nella Sala Comune di Serpeverde ero stata piuttosto brava. Lentamente avevo cominciato a riprendere il controllo di me stessa e della mia vita. Malfoy continuava a fare il donnaiolo, a lanciare battute al vetriolo ogni volta che ero nei paraggi, ma ormai riuscivo ad ignorarlo, o al massimo mi limitavo a minacciarlo. Nel frattempo le uscite con John si erano intensificate. Giusto quel fine settimana eravamo andati ancora una volta ad Hogsmeade insieme, ed avevo passato un pomeriggio fantastico. Sebbene ci limitassimo a tenerci per mano e a scambiarci qualche sporadico bacio, sentivo qualcosa dentro di me crescere: l'affetto che provavo per lui. Inoltre, adoravo lo sguardo pulito con il quale mi guardava. Quella notte, però, la mia insonnia non era legata a John, o ai compiti, o a Malfoy. Piuttosto era legata a quello che mi aspettava il giorno dopo, una prova alla quale non ero affatto preparata. Spostai le coperte e scesi dal letto per raggiungere la finestra. Il pavimento era gelido, mi fece venire i brividi il contatto delle mattonelle con i piedi nudi. Mi sedetti sul davanzale guardando fuori, mentre in mano stringevo i medaglioni che avevo faticosamente conquistato durante la prova precedente. Questa volta non c'erano stati aiuti o soffiate. Ed io, da vera stupida qual'ero diventata, non avevo trascorso tempo a preoccuparmene. O meglio, qualcosa avevo letto. Generalmente la seconda prova del torneo era un salvataggio. Mi aspettavo di dover affrontare qualcosa di pericoloso, e sapevo che i medaglioni mi avrebbero aiutata. Per il resto non sapevo nulla. E non c'era nulla che avessi potuto trovare nei libri.

-Rose?- mi voltai verso la stanza, da dove mi aveva raggiunto la voce di Domi –Dovresti dormire..-

-è una parola- sospirai tornando a perdermi nel panorama buio.

-Sono sicura che ce la farai-

-Vorrei avere il tuo stesso ottimismo-

Lei si avvicinò e mise una mano sulla mia spalla attirando nuovamente la mia attenzione.

-Anche questa volta ci renderai fieri di te. Sei sempre stata la migliore, e lo sai...-

-Smettila Domi!- dissi, pentendomi quasi subito della durezza con cui avevo pronunciato quelle due parole.

-Stavolta è diverso, non capisci? Da quando siamo tornate a scuola, da quando ho iniziato questa assurda cosa con Scorpius, non sono più me stessa. Sono diventata esattamente quello che non avrei mai voluto essere, una ragazzina preda dei suoi ormoni e del suo animo romantico! Non ho pensato alla prova fino alla scorsa settimana! Ero troppo presa a preoccuparmi dei miei inutili ed insulsi drammi sentimentali, e la tua fiducia in me non fa che farmi sentire peggio. Non sono quella che credi, Domi. Non lo sono più o non lo sono mai stata, adesso non lo so. Io non mi conosco..- parlai tutto d'un fiato e mi stupii quando al vidi sorridere.

-Tu sei una persona stupenda, Rosie. E sei coraggiosa, e decisamente troppo severa con te stessa. E' vero, probabilmente hai perso la testa e sei stata distratta. Ma sei umana e accade a chiunque. Ce la farai. Io ho fede in te, e tutti ce l'hanno. Puoi farcela, devi farcela. Non hai scelta- le sue parole, inaspettatamente, mi fecero sentire meglio. Le sorrisi debolmente, senza però riuscire a scacciare l'ansia che ormai si era impadronita di me.

-Ho bisogno di stare un po' sola- parlai a bassa voce, sperando che non interpretasse le mie parole come un volerla allontanare. Lei non disse niente, sentii solo i suoi passi allontanarsi da me, e poi il fruscio delle lenzuola, segno che fosse tornata a letto. Chiusi gli occhi, la testa appoggiata al muro, restando rannicchiata sul davanzale. Nonostante mi facesse paura, non vedevo l'ora che arrivasse il giorno dopo. La resa dei conti. C'era una cosa che dovevo fare, e non c'entrava con il vincere il Torneo Tremaghi. Dovevo dimostrare a me stessa che la persona che mi piaceva, quella che avevo creduto di essere per anni, fosse ancora dentro di me.

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