Capitolo XVII *Quando un ragazzo ti offre da bere*

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CHEPTER XVII- Quando un ragazzo ti offre da bere

Portavo tre amuleti al collo e ballavo come un pazza su un tavolo, ubriaca da far schifo. Oh sì, questa era vita. Fortunatamente il giorno dopo saremmo stati liberi dalle lezioni, altrimenti avrei rischiato di addormentarmi sul banco ovvero di vomitare sugli stivali di un professore, e questo, A ME, davvero non poteva succedere. Ma quella sera, non volevo pensare a niente, se non al fatto che avessi dimostrato al mondo, e a Scorpius, di essere all'altezza del Torneo TreMaghi.

-Un brindisi alla Campionessa!- strillò John per l'ennesima volta, alzando la bottiglia che teneva saldamente in mano, quasi temendo che qualcuno gliela sottraesse. Emisi un urletto eccitato e buttai giù una sorsata generosa dalla mia. Lysander era un mostro negli incantesimi di insonorizzazione. Con tutto il casino che stavamo facendo, i professori avrebbero dovuto non smettere un secondo di bussare alla porta della Sala Comune. Invece, da fuori, sembrava che dormissimo tutti come bambini. Niente di più falso.

-Rose!- mi voltai, più che per la voce, per il fatto che mi sentii tirare per il braccio.

-Che c'è Rox?- chiesi guardando infastidita mia cugina, che mi guardava con un'espressione preoccupata. Se adesso si fosse messa a farmi la predica l'avrei cruciata. Che aveva da guardarmi così? Era la mia festa, miseriaccia.

-Dobbiamo parlare-

-Siamo nel bel mezzo di una festa- le feci notare. Non avevo voglia di preoccuparmi di niente, e a giudicare dal modo in cui mi stava guardando, non portava buone notizie. Perché non potevo godermi la serata senza uccellacci del malaugurio intorno?

-DOBBIAMO PARLARE- sillabò nuovamente le stesse parole.

-POSSIAMO FARLO DOPO- ribattei utilizzando il suo stesso tono.

-No, adesso- insistette tirandomi giù. Sbuffando sonoramente mi lasciai trascinare in un angolo dove sembrava che potessimo stare tranquille.

Quando si fermò, si guardò intorno, controllò che nessuno fosse a portata di orecchio. Poi si voltò a guardarmi, gli occhi erano accesi e l'espressione urgente. Non mi piaceva quell'espressione, era esattamente quella che assumeva ogni volta che trovava una missione alla quale dedicarsi, e non finiva mai bene quando Rox decideva di avere una missione.

-Cosa devi dirmi, Rox?- le chiesi impaziente di tornare a divertirmi cercando di ignorare il campanello d'allarme che trillava nella mia testa.

-Quella Kàtia ... non mi piace, non mi piace per niente!- decretò accompagnando le parole con un gesto della mano. Io roteai gli occhi –Non piace a nessuno- mi balenò in mente l'idea di lasciarla lì, ma evidentemente quel pensiero mi passò negli occhi perché lei mi afferrò la mano.

-Tu non capisci. Non hai visto la sua prova!-

-L'ho vista evocare delle ombre e parlare di mezzosangue morti- ribattei ed in un attimo la mia voce si incrinò. Come potevo essere stata così sciocca.

-Marina- sussurrai, e Rox annuì seria, evidentemente d'accordo con me.

-Esatto!- annuì –Dicevi che solamente Daniel poteva aver preso la pluffa, no?- parlava concitata.

-Non li abbiamo mai visti insieme- le feci notare –Non abbiamo prove per sostenere che siano d'accordo-

-In effetti no- ammise lei scuotendo la testa –Ma mentre gareggiava l'ho guardato. Era teso e preoccupato-

-Stavamo affrontando dei mostri, era normale che lo fosse-

-Non era molto preoccupato mentre incitava il vampiro a dissanguarti!- corrugai la fronte indispettita, tremando appena al ricordo del mostro.

A piccoli passi verso il destinoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora