Eri Così Bella

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Quella sera Andrea arrivò a prenderla verso le sette proprio sotto casa sua. A dire la verità quella sera non ci sarebbe stato nulla di diverso: Sara sarebbe andata a casa sua e avrebbero mangiato qualcosa, avrebbero guardato un film e poi si sarebbero scambiati qualche bacio, oppure tanti. Lei sperava in tanti, ed era strano che anche dopo un mese, lei si sentisse agitata e nervosa all'idea di posare le sue labbra su quelle di Andrea. All'idea di sbagliare nel salutarlo, o di dove mettere le mani quanto si baciavano prima di salutarsi, Andrea era fatto così, la faceva sentire al sicuro e costantemente in pericolo. E a Sara piaceva da morire, aggiungeva a tutto qualcosa di indescrivibile, come nessun'altro era stato in grado di fare prima. In poco tempo il campanello suonò, la ragazza si guardò allo specchio: i jeans in tessuto consumato, la camicetta bianca in lino col taglio quadrato, i capelli castani e mossi lasciati sciolti erano tirati su una spalla, sugli occhi una leggera linea di eye-liner e un po' di mascara rendeva le ciglia più lunghe e folte. Prese la sciarpa e il suo cappotto nero, strategicamente rubato a sua madre, poi dalla camera sentì suo padre dire ad Andrea di salire pure in casa. Si avvicinò con passo rassegnato a suo padre. «Papà!» esclamò.
«Amore, stai tranquilla. Io e tuo padre vogliamo solo scambiare due chiacchiere.» la voce di sua madre rimbombava dalla cucina. Sara la raggiunse e si appoggiò al ripiano della cucina. «Stai attenta, okay?» le disse passandole una mano sopra i capelli. «Mamma, siamo a casa sua.» in quel momento il campanello suonò e sua madre, andando verso il salotto, fece in tempo ad aggiungere: «Appunto per questo.»

Entrato in casa Andrea salutò cordialmente i genitori di Sara e le lanciò uno sguardo. Poi mentre i suoi genitori andavano a sedersi sul divano la raggiunse e le mise il naso tra i capelli. «Smettila di guardarmi in quel modo.» sussurrò lei.
«In che modo?» domandò lui con il viso ancora vicino al suo. «Come se fossi nuda.» poi aggiunse, «Non qui, non ora.»
Parlarono un po' con la famiglia di lei e poi uscirono dalla porta calmi.
Una volta che l'ascensore fu arrivato, appena furono entrati Andrea la baciò, lei si appoggiò alla parete che aveva dietro di sé. Gli mise una mano dietro il collo e una vicino alla spalla, lui aveva appoggiato le sue mani sui suoi fianchi e le muoveva su e giù sulle curve del suo bacino, si tiravano l'uno verso l'altra. Aveva sempre odiato il fatto che quell'ascensore ci mettesse anni a scendere, ma in quel momento era abbastanza sicura che fosse un piacere.

«Te l'ho detto tipo cento volte che non mi piace fare i fidanzatini davanti ai miei.» lo rimproverò Sara una volta in macchina. «Sei bellissima stasera sai?» disse Andrea allungandosi verso di lei, che si scostò bruscamente. «Non cambiare discorso.» Lui le posò un bacio leggero sulle labbra. «Non sto cambiando discorso, è che eri così bella che non riuscivo a starti lontano.» Lei gli diede uno schiaffo scherzoso sulla testa. «Guida che ho fame.» Poi gli diede un bacio a stampo veloce e lui sorrise.

Una volta arrivati Andrea le prese il cappotto e la sciarpa e la accompagnò in salotto. Il tavolino era apparecchiato per due, un grande piatto piano, un bicchiere e una candela. Niente petali in giro, niente candele oltre quella sul tavolo. Sara ne era felice, oltre che per la sicurezza di evitare un incendio, non aveva mai amato quelle cose. Quando tutto era troppo esagerato e ostentato le sembrava che fosse finto, solo di facciata. Se c'è veramente l'amore non serve nulla per renderlo speciale. Subito le tornò in mente un discorso fatto con Alice qualche giorno prima. «Sara, sinceramente, per me accade. A San Valentino.»
«Ali. Stiamo insieme solo da un mese.»
«Andrea ha diciotto anni, per lui un mese è un'eternità.»
A scostarla dai suoi pensieri fu Andrea che entrava nella stanza con due pizze in mano. «Ragazzo, stai guadagnando punti.» lui sorrise, poi tirò fuori dal divano un telecomando e lo puntò verso la televisione. « E poi, su Sky c'è 9 Songs, un pseudoporno fantastico.» disse con voce entusiasta. «Mmh, il mio film preferito proprio.» ribatté lei con voce ironica. «Certo che sei stronza, eh.» disse sorridendo. «Ci provo. Dammi quella pizza.»

Alla fine scelsero di vedere un film a caso, a cui diedero poca importanza, passarono io tempo a lanciarsi pop-corn e a stare abbracciati. Sara era sulla sinistra del divano, nella parte senza penisola. Dal camino acceso si potevano intravedere i fiocchi di neve dietro il vetro. Nevicava, come il giorno in cui si erano conosciuti. Lui la baciò all'inizio delicatamente, poi ci mise sempre più passione, sempre più sentimento. La spinse giù fino a farla coricare del tutto. Lui era sopra di lei, le braccia appoggiate ai lati della sua testa, le faceva sentire tutto il suo corpo possente, ricoprendo ogni centimetro della sua pelle, ma senza schiacciarla, come circondata da una specie di prigione. Le infilò una mano sotto la camicia e le accarezzò la pancia nuda. Poi la tirò fuori e, posando degli umidi baci che andavano dalla piega del suo collo fino alla clavicola, iniziò a trafficare con i bottoni. Slacciò i primi due e mentre proseguiva col terzo Sara gli prese la mano. «Ehi, direi che per oggi basta così.» Lui la guardò negli occhi, l'unica fonte di luce erano le fievoli fiamme provenienti dal camino dietro di loro. «E dai Sara. Ci sto provando.» Lei si mise a sedere e lui la imitò. «Lo so, ma non sono pronta.» Andrea la squadrò, «Ma con Stefano lo eri, eri pronta con lui.» la sua voce era dura. «È questo che pensi? Oddio! Non sono pronta perché non l'ho mai fatto, sarebbe la prima volta per me. Pensavo fosse chiaro.» Andrea era spaesato, stupito. «Scappi sempre dalle nostre prime volte, quando ho provato a baciarti sei scappata, ora stai scappando. Sarà bello, fidati.» Sara che si era alzata in piedi, ora era tornata seduta vicino a lui e aveva appoggiato una mano sul suo ginocchio. «Lo so che sarà bello, ma voglio sentirmi davvero pronta, non obbligata. Ora devo andare, mi riaccompagni?» Lui la baciò ancora, non ne aveva mai abbastanza. «Resta a dormire, magari ci riproviamo, tranquilli, nel mio letto.» Lei non ci poteva credere, scattò di nuovo in piedi e anche la sua voce ebbe un balzo verso l'alto. «Scusa ma è così importante il sesso per te? Sembra che tu non pensi ad altro.» Andrea la imitò e si ritrovarono ad urlarsi addosso. «Sì Sara! Cazzo! In una relazione è importante per me.» Poi lei prese la via della porta e si fermò solo per infilarsi le sue cose.

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