Come Te

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Quei due percorsero Via Po a salire, verso Piazza Castello. Al lato dei portici c'era un bar molto carino, con le pareti di vetro. « Non c'è la musica in questo bar. » Il ragazzo sorrise. « È vero. » E fece per andare ad ordinare. « Cosa vuoi? » Sara ci penso un po' su. « Una cioccolata calda. » Lui si diresse al bancone, diede le ordinazioni e andò a sedersi al tavolo che lei aveva scelto. « Comunque io sono Andrea. » Lei si era già dimenticata di non sapere il suo nome. « Sara. » disse allora porgendogli una mano sopra il tavolino. Andrea la strinse. Aveva mani calde, e le sue erano fredde come il ghiaccio.«Tu, Sara che classe fai? » La domanda la spiazzò per un secondo e si domandò se per quel ragazzo l'età fosse così importante. « Quinta ginnasio. Quinta alfa. Tu, Andrea? » Disse usando lo stesso suo tono. « Seconda. »Pochi secondi dopo arrivò un cameriere molto elegante che appoggiò delicatamente le tazze sul tavolo. Sara si precipitò subito a bere la sua cioccolata. « Tu hai la Franceschini? Un mio amico ha detto che insegna nella seconda... In che sezione hai detto di essere? » Andrea sorrise. « Non l'ho detto. Seconda F. E si, purtroppo ho la Franceschini. Ma non parliamo di lei. Piuttosto parliamo di questo tuo "amico". » Si era sorpreso a provare gelosia per una ragazza che nemmeno conosceva. Sara invece si era sorpresa ad arrossire. Ormai era una storia passata. «Non è nessuno. Un amico. E basta. » Lui non ne era convinto. « Allora se è un amico, cos'era »Lei venne invasa da un'ondata di tristezza e Andrea si rese subito conto della sua indelicatezza. « Scusami io, io non intendevo offenderti. Volevo solo scambiare due parole. » La ragazza riprese il controllo di sé stessa in poco tempo. « No, scusami tu. Lui è stato il mio ragazzo per qualche mese e poi basta. Tutto qui. » Andrea sorrise e non chiese altro a proposito di questo ragazzo. « Hai i baffi della cioccolata. » Sara rise, prese un tovagliolo e si pulì. « Da quanto tempo fumi? » Lui non se l'aspettava quella domanda. « Credo due anni, o tre. » Nessuna lo aveva mai chiesto. « Non dovresti. » Lo rimproverò lei. Lui rise. Gli faceva piacere che una ragazza che non conosceva si preoccupasse per lui. « Forse non dovrei. » La guardò negli occhi. « O forse sì. » Lei osservò cosa accadeva fuori dal vetro, la neve cadeva lenta e delicata sulla città. << Perchè fai così? >> chiese lei sorridendo. << Così come? >> Andrea era confuso, non capiva cosa intendeva. << Così che rispondi in modo vago.>> Lei si girò verso di lui. << Molto vago. >> Lui si sporse oltre al tavolo e le sussurrò all'orecchio. << Perchè sono misterioso. Ed essere misteriosi è sexy. No? >> Lei arrossì, si sentiva stranamente sia a suo agio che estremamente controllata. << E io dovrei sapere se è sexy? >> Si accorse che in quella mezzora trascorsa aveva sorriso tantissimo. Andrea rise. << Allora tu sei dall'altra sponda? >> Sara scoppiò a ridere e si portò entrambe le mani sopra la bocca. << Ma va. No. No! >> Rise anche lui. << Guarda che non ci sarebbe nulla di male. >> Lei non smetteva di ridere e il ragazzo pensò che era proprio bella mentre rideva. << Sì ma... No. >> Lui la guardava, era bello sentirla parlare, aveva una bella voce, e aveva un bel sorriso. Lei era bella. Lo aveva pensato subito, appena l'aveva vista. << Sto sorridendo un sacco oggi. >> Disse Andrea. << Come te. >>

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