Non sei niente

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Le ore passarono lentamente. Sara pensava molto. O poco, dipende dai punti di vista. In effetti pensava solo a quello che aveva detto Andrea. Alice le parlava e lei ascoltava, davvero. O almeno ci provava. Provò anche a seguire la lezione, per non pensare. E per un po' ci riuscì. Dopo quattro ore la campana suonò. Lei raccolse le sue cose e uscì dalla classe. Come d'abitudine era fra gli ultimi. Mentre scendeva le scale sentì qualcuno affiancarsi a lei. << Hei! >>. Riconobbe la voce. Sperava che non rispondendo se ne sarebbe andato. Lo ignorò, totalmente, come aveva fatto lui. Non se ne andò.
Continuava a nevicare e piccoli fiocchi bianchi si posarono sulla sua giacca. << Parlami. >>. Sara continuò a camminare. << No. >> sputò fuori le parole duramente. << Oh ma lo hai appena fatto. >>. Lei si fermò e lo guardò per pochi secondi, poi senza dire niente riprese a camminare. Lui continuava a seguirla, e ad un certo punto accelerò e si mise davanti a lei. Si guardavano, << Perché mi stai ignorando? >> chiese Andrea, con voce ferma. << Perché hai detto che non sapevi chi ero? >>. Lui si portò una mano alla fronte e la fece passare nei capelli. << Io. >> Lo sapeva il perché, ma non voleva dirglielo, non voleva rivelarle chi fosse realmente. << Io non volevo che Carola lo sapesse. Che i miei amici credessero che fossi una delle tante. Perché non lo sei. >>
<< Infatti. Non sono niente. Io non sono niente per te. E non me la prendo. Tu probabilmente hai tutte le "tante", e noi ci siamo conosciuti questa mattina Andrea. >>
<< Non è vero. Tu non sei niente. >>
<< Come posso essere di più se ti vergogni di me. >>
<< Non mi vergogno di te, ma di me. Non voglio che pensino che sei una di quelle ragazze. >>
Mentre si parlano erano fermi, uno di fronte all'altra, e si guardavano. Lei riprese a camminare senza dire niente, e lui riprese a seguirla. << Cosa stai facendo? >> chiese lei. << Ti accompagno fino a casa. >> ribatté lui, con voce ovvia. Sara sorrise e tornò a percorrere la strada di casa. Non presero il tredici. Lei preferiva godersi la neve. Arrivarono davanti alla porta di casa e lei si mise in punta di piedi per abbracciarlo. Uno di quegli abbracci veloci. << Ciao. >> esordì lei, e lui ricambiò con un " a domani " . Poi il ragazzo si girò per tornare sulla strada dalla quale erano venuti.
<< Aspetta! >>. Lui si fermò sentendo la sua voce. << Mi aiuti a cercare le chiavi? >> chiese la ragazza con occhi dolci. Svuotarono lo zaino da tutti i libri ma delle chiavi non c'era traccia. Lui si alzò da chinato com'era. << Dai, andiamo. Sto iniziando a congelare. >> Lei era confusa, << Dove? Dove andiamo? >>. Andrea si incamminò, << A casa mia. >> disse mentre camminava. << No. Non posso venire a casa tua. Ti ho conosciuto questa mattina. >>. Lui le sventolò le chiavi di casa davanti agli occhi. << Allora rimani qui, da sola, a congelarti per tutto il pomeriggio. >>. Sara sbuffò e seguì il ragazzo fino alla fermata del pullman più vicina. << Dove abiti? >> chiese lei una volta bus. << Non molto lontano. >> rispose lui indifferente. << Allora perché non siamo andati a piedi? >>. Lui si girò verso di lei con un sorriso sbilenco sul volto. << Così abbiamo più tempo. >>

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